Donne nude nei bagni di Palazzo Madama?

Facebook è la patria d’ogni sorta di sciocchezze, fake news, frasi banali incorniciate come fossero massime kantiane scolpite nella pietra, disinibite posture domestiche, oltre che luogo di incontri, di scambi d’idee e d’amicizie dimenticate e ritrovate. E poi è la patria di annunci d’eventi culturali, di belle fotografie di paesaggi, insomma una giostra felice e disimpegnata.

Come pare siano disimpegnati e beatamente felici i nostri tempi, a dispetto della disoccupazione e della povertà.

Ora, venendo al dunque, quello che voglio dire è che non si finisce mai di stupirsi e, per quanto un certo tipo di gag comica – cioè l’iperbole surreale narrata con semplicità e stimolata da domande provocatorie – non sia per me e per nessuno una novità, all’iniziale spaesamento (neanche tanto) nel leggere la notizia, appunto, prima su Facebook e poi sulla pagina del Fatto Quotidiano, dopo una mezza risatina non sono passato oltre come al solito e, invece, mi sono messo a riflettere.

La notizia è la seguente: “Sesso in Parlamento, Sgarbi: «L’ho fatto 350 volte con varie donne».

Al titolo seguono poi alcuni piccanti dettagli.

Intanto noto, leggendo l’articolo, che lui dice di aver fatto sesso con molte donne ma non è chiaro se quelle molte donne hanno fatto sesso con lui, non ci sono dichiarazioni e prove, ma questo è secondario e, se pure la notizia così sbandierata è un poco sessista, non fa niente, andiamo avanti.

La seconda cosa che ho pensato è che siamo reduci da una strage in una discoteca nella quale molte centinaia di ragazzini andavano ad ascoltare il concerto di un rapper i cui testi, portati all’attenzione del grande pubblico per via del tragico incidente, hanno sollevato accese discussioni. Riporto qualcosa preso da internet: “Hey troia! Vieni in camera con la tua amica porca / quale? quella dell’altra volta” eccetera.

Puro Giovanni Pascoli.

Che c’entra? Ma Buon Dio, c’entra eccome: se si fornica negli uffici del Parlamento, uffici ed aule apparentemente adibiti a responsabili discussioni su che tipo di filosofia dell’insegnamento è bene adottare per i “nostri ragazzi” il cerchio si chiude ed ecco che i testi di Sfera Ebbasta testimoniano la perfetta e coerente sintesi tra potere legislativo e vita sociale e comunitaria.

Poi ho pensato alla teoria scientifica, che devo aver letto da qualche parte, della dinamica non lineare di alcuni sistemi e le sue drammatiche conseguenze. Cioè: dove e quando è iniziato quello che è iniziato per determinare lo sbandieramento disinvolto da parte di un Deputato della Repubblica Italiana del sesso che fa all’interno delle massime sedi istituzionali?

Da questa riflessione ne è sgorgata ancora un’altra, complice l’oziosa giornata di ferie della quale disponevo: l’Universo è in accelerazione! (il fatto è stato scoperto da alcuni fisici statunitensi e australiani, tutti premi Nobel). Ciò comporterebbe, in scenari estremi, il disgregamento di tutta la materia. Insomma, la fine dell’Universo. Si chiama “teoria del Big Rip, che vuol dire Grande Strappo. E ne ho dedotto che, forse, è proprio per questo evento cosmico che tutto, volgendo alla fine, si manifesta in un caotico tourbillon di disastri ambientali, o di bambini che vanno ad osannare Sfera Ebbasta suggestionati dai suoi messaggi etici, o di orge nelle aule parlamentari, fatti che scorrono nel dolore di pochi e nell’indifferenza di molti, come in una fiction fanta-horror.

Esaurita codesta riflessione, ne è subentrata un’altra, l’ultima, prepotente ed iraconda, che riassumo così: “E io che mi arrabbio tanto perché nei nostri Conservatori di Musica non c’è il pianista accompagnatore per tutte le classi di strumento, sì che ogni studente, dal primo all’ultimo anno di corso, possa goderne e formarsi musicalmente al meglio! Che idiota che sono!”

Per concludere: invito l’onorevole Sgarbi (non lo perdono neanche se scherzava) anzi invito tutti gli onorevoli deputati e senatori a studiare uno strumento musicale, perché lo studio della musica costringe ad un impegno fisico e mentale, allo sviluppo di un senso d’autocritica, di moralità, di autocensura. Educa l’individuo ad una sana sofferenza

per i propri errori, al non affrontare lo spartito con sufficienza, al non sparare in pubblico note a caso, e gli insegna anche ad essere coraggioso. Coraggioso nel senso che proporre Beethoven ad un pubblico costringe l’Esecutore ad essere sì, sé stesso, ma senza porre sé stesso al centro del mondo bensì l’Autore, di fronte al quale l’Esecutore deve chinare il capo e mettersi al Suo servizio. Così come l’Onorevole Deputato deve chinare il capo davanti all’Istituzione, della quale è servitore e non padrone ed è quindi privato del diritto d’eiacularci sopra, o del diritto di dire che vi ha eiaculato sopra, come pure il musicista è privato del diritto di ingannare il pubblico.

di Luca Signorini ( Musicista e Scrittore )

signoriniluca11@gmail.com     

Claudio Samuele Schillaci
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