Corrado D’Elia, ESTETICA E SENTIMENTO

Per la Rassegna Palco-Off, stagione 2018-2019, è andato in scena in due diverse serate, “Iliade da Omero”, ideato, scritto, diretto e recitato da Corrado D’Elia, che Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo hanno ospitato, inanellando l’ennesimo indovinatissimo lavoro, dopo “Sugnu o non sugnu”, “Come un granello di sabbia”, “Come sono diventato stupido”, “Mistero Buffo”.

Ideazione scenica e grafica a cura di Chiara Salvucci; assistente alla regia, Sabrina De Vita; tecnica Francesca Brancaccio; Produzione, “Compagnia Corrado D’Elia”. Comunicazione per Palco Off, Stefania Bonanno.

L’Iliade, poema omerico intramontabile e d’indubbia bellezza, nel cui antefatto sono presenti le più attuali ragioni di imperdonabile ostilità: l’assegnazione di un riconoscimento alla più bella, che fu “pomo della discordia”, dopo essere stato motivo della cacciata dal Paradiso terrestre e prima di essere stata avvelenata per eliminare la bellezza della gioventù. Il genere che attraversa i fatti è il genere femminile, capace di scatenare ire, immani sciagure, delitti.
Corrado D’Elia, sviluppa il racconto dalle alte mura della città di Troia che bruciano nel decimo anno della guerra e lo conclude esattamente sull’episodio ultimo del poema, ovvero la morte di Patroclo e la restituzione a Priamo del corpo del figlio Ettore, aprendo verso l’Eneide e l’Odissea, dal momento che accenna al Cavallo con cui gli Achei riuscirono a beffare i Troiani.

Sviluppare l’angoscia, soffermarsi sui respiri, ingigantire una gioia, ricomporre la rabbia; le braccia percorse dalle parole che attraverso mani da pianista vengono portate in alto e lasciate a pesare giù per terra, dividendosi, come il suo corpo per metà proiettato verso l’alto e per l’altra metà fermo, su uno sgabello fermo sulle assi. La parola ha un peso, ma anche la leggerezza che la fa volare portandola verso livelli più alti dove possa liberarsi nei suoi significati più spirituali. Mani come farfalle…che si seguono esattamente come si segue il volo di una farfalla. Emoziona una voce che sa farne tante altre; emoziona una gestualità che traccia immagini; e si torna indietro, quando da un libro di fiabe venivano fuori le storie che ci leggevano da bambini, che abbiamo letto ai bambini, cercando di interpretare qualsiasi cosa in esso venisse narrata. Immaginavamo, eccome se lo facevamo! Ecco, al Musco è successo proprio questo: Corrado D’Elia è stato capace di far immaginare sino al punto di materializzare i personaggi di Ettore, Achille, Patroclo, Agamennone, Priamo, ed anche Andromaca ed Elena lì, sospesi tutti fra la platea ed il palcoscenico. La musica e le luci ed i suoni perfettamente in accordo con i tempi di voce e gesti. E l’illusione è fatta…ma sarà stata veramente tale?

Corrado D’Elia, attore, regista, drammaturgo, insegnante, con un grande intuito e capacità organizzative: come Strehler, lui nel teatro sa occuparsi di tutto.
Milanese, abita a Milano dove fa teatro abbracciando la formazione anche dei giovani, soffermandosi sulle collaborazioni con le scuole. Inoltre, cura gli allestimenti dei propri lavori, quelli che reinterpreta traendoli da grandi classici, quali Don Chisciotte, Amleto, Io, Ludwig Van Beethoven, Moby Dick, Notti Bianche, Dante, Inferno. Ma anche Poesia, la vita, Io, Van Gogh. La sua compagnia è una esperienza culturale strutturata e puntuale che rivolge la propria attenzione ed il proprio lavoro verso tutte quelle forme di analisi e maturazione e diffusione di una idea culturale, una strutturazione, poi un progetto, infine una messa in scena.

– Corrado D’Elia nasce attore?

Credo proprio di poterle rispondere di si: durante l’estate, ai tempi del liceo (ho fatto studi classici) un anno impiegai parte dei soldi che mio padre mi aveva dato per le lezioni di riparazione del Greco per pagare, invece, lezioni private di recitazione. Non appena diplomato mi iscrissi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Nel 1995 fondai il progetto Teatri Possibili che comprendevano Compagnia, Scuola, Circuito, ed Ente di produzione e organizzazione teatrale. Dall’anno successivo, ebbi il bene di ricoprire il ruolo di direttore artistico in numerosi teatri della Lombardia, Trento e L’Aquila e della Liguria, cercando di dare sempre visibilità. Durante questi anni, mi sono impiegato nell’ organizzazione di stagioni e manifestazioni in numerosi teatri in diverse località delle due regioni; nel 2014, in qualità di Direttore artistico di Teatro Libero, ho organizzato a Milano il Festival Internazionale della Regia. Proprio con “L’Iliade da Omero”, nel luglio del 2016, si concluse dopo diciotto anni, il mio rapporto col Teatro Libero e cominciò la mia attività a MTM Manifatture Teatrali Milanesi.

– Come si riesce a fare tanti personaggi con brevissimi attimi di respiro nell’arco di un solo lavoro che occupa lo spazio di 75′? Quale tipo di studio sottende ad un risultato del genere?

Come le dicevo, ho studiato alla Paolo Grassi, fondata nel 1951 da quest’ultimo e da Giorgio Strehler. Gli obiettivi di formazione dell’attore prevedevano un percorso di studi completo dove si studiavano anche tutte le discipline che poi, in un secondo tempo si sarebbero scelte come specializzazione. Poi, il lavoro lo si perfeziona salendo sul palcoscenico di fronte al pubblico col quale sono sempre alla ricerca di un’assonanza emotiva.

– Lei ha scelto di essere autore, attore ed anche regista prestando attenzione ad argomenti ridotti tristemente ad uno stereotipo scolastico che spesso ne sviliscono il senso. Oggi parlare degli eroi del passato, dei Miti concreti del classicismo cosa vuol dire? Significa ad ogni modo tornare alle radici necessarie per sviluppare la propria conoscenza?

Per il mio modo di lavorare, non c’è differenza fra ideare una stagione, fare il regista, farlo di se stesso: fare una regia significa avere una visione critica, fare delle scelte proponendo il vecchio con un nuovo linguaggio che scegliamo di avere. Una compagnia è dunque un luogo di cultura dove si fa teatro lavorando alla proposta del bello. Come un pasticcere che curerà un dolce non soltanto nell’estetica ma anche nel sapore; entrambi i sensi, se perfezionati, solleciteranno i sensi corrispondenti di chi di quel dolce si ciberà.
Mi piace lavorare con le parole che pesano per ritornare alle parole che danno valore e corposità al pensiero, soprattutto oggi che troppo facilmente se ne dispensano senza dire niente alla fine. Dunque, parlare di noi, riscoprirci comunità per sapere di condividere valori comuni. Estetica significa percepire attraverso il sentimento per creare appunto un mood fra l’idea e la sua rappresentazione. E per raggiungere questo risultato è necessario che le parole non siano vane, ma abbiano un peso per essere logos ed una ispirazione, un’origine per essere epos.

– Perché i Miti? Perché l’Iliade?

E l’amore e l’odio che Omero cantava, le gesta dei grandi uomini, le loro passioni, sono i medesimi di oggi con la stessa potenza dirompente e il loro essere sentimenti assoluti. L’umanità del mito dunque, di cui ancora oggi ognuno di noi è intriso fino al midollo. Da lì infatti veniamo tutti…

– Lei dichiara spesso che essere artista significa dare riconoscibilità, come Van Gogh con il suo tratto, ad esempio; la sua riconoscibilità, oltre nella scelta dei testi, ricade anche nel modus operandi che lei attua con la modulazione della voce e lo studio della gestualità…

Questo risultato che per me non è mai compiuto – perfettibile sempre – è frutto di una certosina ricerca nel teatro dell’arte. E’ come fare l’aceto balsamico: per ottenere una qualità più pura, è necessaria una lunga macerazione che avrà in sé la consapevolezza del tempo. Ho adoperato questa metafora per intendere che il gesto che accompagna la voce durante la narrazione porta in sé un accompagnamento spontaneo ma non casuale. La voce deve avere una qualità che deve riuscire ad esprimere, al di là del suono stesso, una qualità di pensiero; ciò è più difficile che cantare una parola che deve veicolare sentimento. Non c’è niente di prezioso che sia facile.
La voce ed il corpo vanno esercitati: io mi reco ogni giorno in sala prove, scrivo, leggo a voce alta, faccio a mia volta lezioni private. L’arte non è né facile e neppure subitanea.

– A proposito del suo modo di muovere le mani, lei ha studiato qualche strumento musicale?
Si, ho studiato la chitarra classica e basi di pianoforte.

– Dal momento che lei non osserva che brevi pause, fra un impegno e l’altro, sono certa stia lavorando ad un progetto: potrebbe dire quale?
E’ vero: sto lavorando a Van Gogh e Pinocchio.

– Dunque, spero di rivederla presto a Catania…Cosa fa nel suo tempo libero?
Amo leggere, ma ho bisogno di dedicarmi a letture fortificanti come saggi, saggistica in genere, qualcosa che possa arricchirmi. Poi, mi piace molto correre, spesso senza musica, ascoltando solo il battito ed il respiro.

– Cane o Gatto?
Cavallo perché è un’animale nobile e resistente e poi, il cavallo è più consono a proposito dell’Iliade!

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