Con lo spettacolo “La Classe diGerente”, Elio Crifò è spregiudicatamente entro le righe!

Solitamente, nell’introduzione ad una intervista, mi soffermo sugli elementi caratteriali e professionali in genere, caratterizzanti la persona per giungere al personaggio; dopo aver chiacchierato con Elio Crifò ho percepito una cristallina verità, ovvero che qui persona e personaggio sono la medesima cosa, si scindono generando l’attore, il regista, l’autore, il vignettista, l’assistente alla produzione e al casting. Anche nelle sue radici che lo classificano “romano con origini siciliane” c’è da valutare un meltin pot interessante che ne fa una persona schietta con riservatezza. Vorace lettore, studente attento, diplomato all’Accademia “Silvio D’Amico”, Elio Crifò non si è risparmiato quanto a studio e lavoro, sgobbando ogni giorno, frequentando stages e salendo sul palcoscenico ogni volta era possibile; e se l’occasione non si presentava, era lui stesso a crearla. Sui riconoscimenti, l’artista ha glissato, ma sono numerosi i premi che ha ricevuto.
Alcuni appuntamenti siciliani (segnati in calce all’articolo) ci permetteranno di poter sedare la curiosità nata attorno al suo modo di fare teatro: un modo dotto (“Esotericarte”), ironicamente documentato e documentabile (“La Classe diGerente”).
La sua espressività è un compendio di fattori che scaturiscono da una sorgente ricca, sgorgante a sua volta da un terreno fertile e stratificato, dunque inevitabilmente opulento e quasi inesauribile: il Mito, la storia, gli intrecci con l’esoterismo; l’attività nei tentativi fallimentari di generazioni via via sempre più spente all’apparenza ma striscianti e mistificate che si sono agitate sottotraccia e che proseguono addobbate come santi in processione, di quei santi “che non sudano”, a cui rivolgere una preghiera è inutile e vano.
Quello di Elio Crifò è un docu-teatro che cerca momenti di confronto con il pubblico che sa essere composto di persone a cui ridere non basta; e lui questo sa farlo bene senza appesantire il messaggio, senza annoiare sa proporre facendo riflettere, facendo sorridere ed alcuni passaggi de “La Classe diGerente” arrivano dritti al cervello come una scossa elettrica…
     
Se dovesse cominciare a raccontare la sua vita con “c’era una volta…”, come proseguirebbe?

C’era una volta… un giovane appassionato di Teatro, diranno subito i lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta uno studente di Veterinaria, che iniziò con il gruppo universitario teatrale di Messina…

 Il Teatro deve essere imposto o proposto?

Imporre il Teatro è impossibile, il Teatro è una relazione carnale tra attori e spettatori, è rapporto d’amore, è relazione erotica che non può nascere dall’imposizione ma dalla seduzione e dall’attrazione reciproca.

Chi cambia il linguaggio? Gli addetti ai lavori o gli spettatori?

Il linguaggio viene cambiato da tutti, intellettuali e popolo. Sul linguaggio, in Italia, ma non solo, si svolge dal dopoguerra una lotta accanita. Il linguaggio è l’identità inconscia di un popolo, è la famosa Arca biblica che salva un popolo dall’annientamento da parte di un altro popolo; non esiste una civiltà se non esiste il linguaggio di quella civiltà. Negli ultimi 50 anni abbiamo perso migliaia di parole italiane, quindi migliaia di concetti, e inoltre l’uso di anglismi (che aumentano a ritmo impressionante) devasta, come un virus, la nostra identità linguistica e quindi l’identità psichica di ogni italiano. Per Pasolini e Buttitta era un’emergenza già ai loro tempi, lo era anche per il grande linguista Tullio De Mauro. Avete mai sentito un giornalista, in Inghilterra o negli Stati Uniti, che chiude il più importante telegiornale nazionale dicendo: Good fine settimana? No, non accade, e invece da 20 anni noi veniamo salutati con: Buon week end! Si chiama Imperialismo linguistico, l’imperialismo teorizzato da Churchill, che prevede l’annientamento degli altri popoli, non depredandoli e schiavizzandoli, ma privandoli della loro identità, della loro Arca di salvezza, perché è un metodo che da molti più risultati. E sull’Italia c’è un accanimento anglo-americano molto particolare, in quanto abbiamo l’identità e la stratificazione culturale più imponente nella Storia del mondo occidentale. In questa situazione storica, il popolo subisce, tramite i mass media, il linguaggio, soprattutto al nord; il sud, grazie ai dialetti che sopravvivono, ha ancora qualche briciolo d’identità.

 

Una esperienza negativa ed una brillante che ama ricordare e che vorrebbe raccontare?

Non ho un’esperienza negativa specifica ma una serie di esperienze negative: mi riferisco agli anni trascorsi nelle compagnie di giro, dove le regole naziste del Mercato uccidono qualunque possibile forma d’Arte e i mediocri vengono esaltati come eccellenze. L’importante è vendere, non creare qualcosa di significativo. L’esperienza brillante è quando un mio amico ha finanziato l’inizio della mia carriera da solista, ha incoraggiato questo salto nel buio; quando ho debuttato con la prima de “La classe diGerente”, al Golden di Roma, è stato come scrollarsi di dosso una relazione amorosa sbagliata e cominciare un nuovo amore d’intensità abbagliante, che dona gioia quotidiana, che ti fa rinascere a nuova vita e ti fa guardare il tuo passato come qualcosa di estraneo.

Esiste un Teatro ideale, oggi che alcune persone non hanno idea del Teatro?

Nel teatro, come in qualsiasi altra forma d’espressione artistica contemporanea, non esiste più né una linea-guida, né una tradizione-guida, né un antitradizione-guida, si vive alla giornata, privi di alcuna direzione. E’ la situazione che abbiamo ereditato dalle generazioni precedenti, generazioni che non sono state all’altezza della situazione storica e che hanno generato quest’informe Babele attuale. Secondo me, non esiste una forma ideale di Teatro ma un modo ideale di crearlo, sì. Il narcisista, che imperversa sulle scene e sui set, non crea, esegue qualcosa per l’adorazione di sé, l’artista, invece, fa dono di sé agli altri, non recita per la sua glorificazione ma per cercare di comunicare ogni virgola, ogni sospensione, ogni intimo respiro di ciò che ha creato.

 
Le sue performance si possono definire “sopra le righe”, “singolari”, “spregiudicatamente classiche”: come si formula un lavoro non tenendo conto dei consueti registri di sviluppo?

I miei spettacoli li definirei… “spregiudicatamente entro le righe”, in quanto da una parte ho quello che voglio comunicare e dall’altra ho gli spettatori. Vivo nella tensione tra questi due poli e cerco di essere un ponte tra i due elementi. Per questo tanto più tratto temi definiti colti tanto più uso forme brillanti, ironiche, a volte comiche, perché mi rivolgo allo spettatore attuale, devastato dalla tv, da internet, dall’inglese, incapace di concentrarsi a lungo. Il mio lavoro è la dimostrazione lampante che il pubblico non vuole solo ridere o distrarsi, anzi, una grande fetta di esso è assetato di altro; è la dimostrazione che si possono affrontare i temi filosofici più ardui ammaliando il pubblico, incantandolo, emozionandolo fino a farlo esplodere in piedi plaudente.

A quali progetti si sta dedicando?

Stiamo trasformando il mio spettacolo “EsotericArte” (uno spettacolo sui simboli nell’Arte) in un format teatral-cinematografico. E’ un’idea innovativa di Distribuzione Indipendente che vuole registrare in Teatro, con il pubblico, diverse versioni di EsotericArte per poi distribuirle nella sale cinematografiche. Non so se riusciremo a settembre a realizzarlo ma il fatto che una distribuzione cinematografica sia stata stimolata da un mio spettacolo sino a questo punto mi riempie di felicità perché, in quest’epoca di Teatro-morto e di attori-cadaveri, mi fa sentire fortemente vivo!

Com’era da ragazzino, Elio Crifò? Dov’è cresciuto? Con quali ideali? La famiglia quale ruolo ha avuto?

Da bimbo sono cresciuto a Roma ed ero tranquillo e studioso, in terza media mi sono trasferito a Messina e nell’adolescenza sono diventato una peste. Ho sentito una quantità d’energia interiore che non sapevo come incanalare e ne ho combinate di tutti i colori ma la passione per lo sport e lo studio hanno arginato le mie intemperanze. La Sicilia ha svolto un ruolo importantissimo, in quanto venendo da una grande città dove si vive all’interno una vasta società, ho fatto esperienza di una cosa a me sconosciuta: la comunità. Non sentendomi più numero di una massa informe ma essere umano di un ampio gruppo ha rivoluzionato il mio modo di ragionare e soprattutto di percepire me, gli altri e l’ambiente in cui si vive. Anche la famiglia ha avuto un ruolo essenziale: mia madre tollerante per la mia scelta artistica, mio padre assolutamente contrario e preoccupatissimo che ha tentato di osteggiarmi. Questo mi ha permesso di partire per l’Accademia Nazionale ma mi ha anche imposto di diventare qualcuno che sa dire, scrivere e creare qualcosa, e non semplicemente di fare l’attore.

Qualcuno ha scritto che si può togliere un siciliano dalla Sicilia, ma non si può togliere la Sicila da un siciliano: le capita di soffrire di nostalgia, abitando a Roma?

Roma è una città unica al mondo, come lo è la Sicilia. Sopporto di vivere a Roma perché riesco a provare l’emozione di vivere nel cuore di un mito, che è la stessa sensazione che provo in Sicilia. Esistono molti luoghi paradisiaci, come le isole del Venezuela, le Maldive, ecc… ma sono privi di una Storia, di una successione di civiltà strabiliante come in Sicilia. In Sicilia non vivi solo il mare e le spiagge, sei immerso nella poesia del Mito. Sia Roma che la Sicilia, come l’intera penisola, purtroppo sono state devastate, stuprate, e continuano ad essere abusate in nome della speculazione edilizia. Quando passerà questa periodo storico, il giudizio sull’Italia repubblicana sarà terribile, perché non saranno i giornalisti dei tg ad analizzarci, ma gli archeologi che scopriranno tutti i centri commerciali, le periferie, le discariche, le fabbriche, l’urbanizzazione selvaggia e corrotta, insomma tutto l’orrore che, come aveva preannunciato Pasolini, è contenuto in quest’evoluzione del Nazismo, chiamata Capitalismo democratico.

Esperienze da regista (con premi); da attore; da assistente: come dire, “il fuoco sacro dell’arte” espresso con diverse modalità….

Gli unici premi che hanno un valore sono il Gogol (il premio del sorriso) e quelli che ho vinto con i ragazzi del Liceo Visconti, una delle esperienze più belle e formative che abbia avuto. Insegnare e imparare sono due attività che avvengono contemporaneamente, anche se non te ne accorgi.

   
Programmi degli spettacoli a partire da stesera 10 agosto e sino all’1 Settembre:
“Suonando sotto le stelle”, terrazza dell’art hotel Vello d’oro, h. 21,00  con i giovani dell’Orchestra a plettro “Gioviale” di Taormina. Si ascolterà musica, si parlerà di meteoriti e di miti e si guarderà il cielo. Ingresso libero.
La Classe diGerente, Nizza di Sicilia, 11 AGOSTO ore 21.30, Castello D’Alcontres; 1 Settembre al Centro Zo.

Cicerone a Tindari, 18 Agosto, due ingressi a numero chiuso – ore 19.30 e 21.30 – un sorprendente ed emozionante viaggio nel tempo per scoprire la storia e i tesori archeologici dell’antica Tyndaris con tre studiosi che ci sveleranno segreti, misteri e nuove scoperte sulla città cantata dagli antichi poeti . Durante il percorso i visitatori assisteranno a tre performance in tre luoghi simbolo dell’affascinante città greca: Elio Crifò, Agorà e Gymnasium.

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