Con la HJO Orchestra la musica classica si veste di swing

Tre concerti in tre giorni con il tutto esaurito. Al Teatro Massimo Bellini, al Teatro Verga e al Castello dei conti di Modica. Questo è il bottino di fine anno rastrellato dalla HJO Orchestra diretta da maestro Sebastiano Benvenuto Ramaci.
“Quali sono le ragioni di tale feeling con il pubblico?” chiedono al maestro Ramaci, che risponde con battuta di spirito: “I biglietti li compriamo noi e poi li distribuiamo ai fan”. In realtà il motivo del crescente successo del HJO Orchestra è ben altro: la bravura degli esecutori, innanzi tutto; il repertorio swing scelto da un rigoglioso filone con canzoni che meglio di altre marcano lo spirito di un tempo; un progetto musicale costruito e mirato; l’eleganza old fashion della “big band” che suona in smoking impeccabili e lucidissime calzature; un pizzico di follia, contagiosa, dei musicisti e l’entusiasmo che sanno trasfondere a chi li ascolta.
Affollati tutti concerti di fine anno, dicevamo, a cominciare da quello al Teatro Massimo Bellini per il Galà di Natale organizzato dal club Lions distretto 108 Yb Sicilia. Con il titolo “Mi ritorni in mente” è stato messo in scena uno spettacolo stuzzicante, con il notevole contributo dell’affermata cantante jazz Rosalba Bentivoglio e delle coreografie di Manola Turi per la MT Ballet Company.
Il luogo scelto per lo spettacolo – il teatro d’opera catanese- era quello delle affinità elettive, giacché compositori dell’Ottocento (Bizet,Verdi, Brahms e Chaikovsky), abitualmente qui di repertorio, hanno indossato un abito swing. L’arrangiamento in chiave swing di brani classici ha raccontato con allegria quanto possa esser divertente l’attrazione tra generi musicali opposti: alchimia che funziona soprattutto quando suona una big band (4 trombe, 4 tromboni, 5 sax, pianoforte, contrabbasso e batteria) qual è la HJO. Il ritmo trascinante dello swing suscita una incontenibile gioia di vivere in chi suona e in chi ascolta. E’ una musicoterapia che cura depressioni e stati d’ansia. Insegna (soprattutto a chi se ne sta rinserrato nella dimensione virtuale dei social) che la vera esistenza sta nel godere le emozioni suscitate da un rito collettivo, qual è un concerto ben riuscito, in cui il corso crono-biologico scorre accelerato e si perde persino consapevolezza del trascorrere del tempo.
I brani proposti nello spettacolo “Mi ritorni in mente” costituiscono il “prodotto di punta” della HJO Orchestra. Uno per tutti: “Sing Sang Sung” di Gordon Goodwin – un brano che è forse l’esempio più travolgete di swing datato anni Trenta e Quaranta del Novecento – che con altri superclassici e musiche da film, già eseguiti altre volte dall’orchestra di Ramaci, si riascolta sempre con piacere e crea affezione nel pubblico. Un itinerario, dunque, nel repertorio consolidato. A cui si sono aggiunte nuove proposte sonore (ad esempio canzoni di Mina agli esordi) e pezzi non prevedibili ed egualmente esaltanti.

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