Come l’intolleranza risolve tutti i problemi dell’Italia!

Il bene ed il male sono trasversali: ho qualche difficoltà a capire come lo si possa ripartire in quantità differenti in base al colore della pelle, dell’orientamento religioso, di quello di genere.
Il Decreto Salvini nasce col preciso e bonario intento di voler mettere ordine, far cessare lo sfruttamento sulla pelle dei migranti, classificare le necessità ed il grado di pericolo dal quale essi fuggono, impedire che si organizzino spedizioni irregolari verso le nostre coste, coinvolgere in ogni caso tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: lo si legge e sembra tutto a posto ed animato da buone intenzioni. Soltanto che a giudicare dalle misure intraprese credo manchi il cosiddetto periodo di transizione necessario in ogni sistema per risolvere l’esistente e condizionare il futuro. Se è vero che sino a questo momento è stato fatto il lavoro della casalinga pigra, ovvero quello di nascondere la polvere sotto al tappeto, è pur vero che forse prima di trattare come rifiuto il bisogno di un richiedente asilo (catalogato in modo generico e lasciato all’arbitrio di chi, non si è ancora inteso), occorrerebbe risolvere l’esistente, avviando e completando il processo verso l’ integrazione di coloro che sono in Italia. Capita però che, laddove il processo è stato avviato con successo, si tiri il freno a mano e si chiuda un centro (il C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto e toccherà anche a quello di Mineo, il più grande d’Europa e che ospita 1200 persone) del quale fanno parte bambini già iscritti ed integrati a scuola; donne che seguono percorsi di riabilitazione psicologica; uomini che già lavorano. Sono dati non chiacchiere. Struttura irregolare? Ma in ché senso? L’irregolarità è strutturale oppure umana? E perché in tutto questo gran fare, andare a bussare alle porte della Francia per chiedere collaborazione, bloccare i naufraghi sulle navi, lasciarli allo sbando, non si prevede innanzitutto il perfezionamento di un imponente aiuto a casa loro? Strade, acquedotti, ospedali, scuole, istruzione, formazione, mestieri a 360°! Insegniamo loro a valutare quanta ricchezza posseggono; cominciamo a perseguire come crimine contro l’umanità lo sfruttamento della manodopera, spesso infantile? Lo sfruttamento delle loro risorse? la penalizzazione del loro patrimonio naturale? Sarebbe facile e meno dispendioso. Invece questi aiuti che dovrebbero avere impronta politica e pubblica vengono lasciati nella solitudine delle associazioni di volontariato, per la stragrande maggioranza animate da onesti propositi, ma anche in balia delle truffe e del malcostume. L’Africa è solo un grande affare per tutto il resto del mondo, così come sostiene da anni Giobbe Covatta, volontario attivo di AMREF (African Medical and Research Foundation) nel senso che si sporca le mani perché gli aiuti li va a cercare e a dare di persona, senza demandare. Però, come quando si toglie la casa ad un poveraccio tutti sono pronti a manifestare contro un’ingiustizia ai danni di un debole, ecco che se il senza tetto bussa alle nostre porte, cominciamo ad accampare difficoltà per riconoscere ospitalità; così come quando gli sfruttati che noi sfruttiamo, e di cui ci piace parlare davanti ad un aperitivo, chiedono di essere accolti, cominciamo a fare il punto su quanto essi meritino di essere accolti.
Passi che si rischi di accogliere anche persone che al loro paese sono scampati a condanne per reati magari anche parecchio gravi, ma stiamo attenti a non scatenare la caccia agli untori, aumentando vertiginosamente e comodamente le percentuali d’incidenza della delinquenza straniera! Insomma, non mi pare che i nostri ci facciano mancare niente. I reati in un paese civile, sarebbe bene sanzionarli severamente e comunque. E’ indispensabile valutare le condizioni di salute delle persone che richiedono ospitalità, ma anche in ordine al rischio che essi stessi corrono di contrarre malattie che li possano mettere in pericolo.
In un paese civile il “meltin pot” è ricchezza (Romani docent e anche il Sindaco di Londra, Sadiq Aman Khan, britannico di origini pakistane). Perché facciamo accordi con la Cina e non possiamo farli con il Sudan, il Mali, il Ghana, l’Egitto, la Guinea? Beh, tutti insieme questi Stati non fanno la ricchezza prodotta dalla Cina! Ovvio! Va bene fare scoppiare il conflitto in Iraq ed Iran perché lì c’è il petrolio, ma non va bene fare subito fronte alla strage dei Curdi perché sono poveri in canna.
Le strutture che accolgono gli stranieri richiedenti asilo sono edifici affittati che dunque rendono un guadagno al proprietario che magari sino a quel momento non lo aveva; gli educatori sono giovani laureati che svolgono il proprio lavoro con dedizione, vengono pagati non troppo, ma almeno possono dirsi occupati. Io ne conosco parecchi e dunque so quello che dico. I soldi stanziati dallo Stato (Bonus gratitudine), servono a questo. Ed anche a promuovere servizi utili e formazione. Agli immigrati vanno poco più di due euro al giorno. E non 35,00!
Ma si grida allo scandalo! Ecco anche qui la costante “male” probabile: in qualsiasi iniziativa a fin di bene, compare sempre lo spettro della regola “ci faccio uscire qualcosa per me”. Regola di ogni iniziativa finanziaria ed economica. E non posso pensare che si risponda che non è così perché se ne potrebbero elencare a decine di occasioni di ricavare la truffa da uno stanziamento pubblico, senza passare dallo scopo umanitario; ma non è di questo che stiamo parlando.
Stiamo parlando di un momento storico di immensa confusione che sta generando errori su un errore già commesso da tempo. E a pagarne i costi più alti sono sempre i “minus habens” e nel mezzo voglio metterci anche gli affitti, i servizi e gli stipendi per italiani che verrebbero a mancare. O no?
La chiusura delle strutture di accoglienza, che siano esse CARA, SPRAR, CIE, la chiusura dei porti, non è la soluzione. E’ un autogol! Il fenomeno degli sbarchi incondizionati SOLO a largo dell’isola di Lampedusa, SOLO a carico delle strutture italiane, SOLO di pertinenza delle nostre coste perché siamo bellamente adagiati su questo nostro bel mare (lo stato cuscinetto nel 90% negli episodi di conclamata fregatura della storia del mondo) è un problema; ma lo è tanto per noi che dobbiamo accogliere pur avendo difficoltà a farlo quanto per coloro che chiedono di essere accolti. Io presto ascolto, ho valutato il decreto Salvini, sono vicina alla Comunità di Sant’Egidio, alla Locanda del Samaritano di Padre Mario, insegno Informatica agli extra-comunitari, cerco di valutare la questione ascoltando tutti, ma ciò che mi è chiaro, purtroppo è che si sta tornando indietro e di parecchio e mi fa paura pensare verso cosa…
Quello in cui ci agitiamo, è un clima di esasperazione nel quale le energie vengono disperse e abbiamo bisogno del capro espiatorio…il popolo italiano ne ha sempre avuto bisogno.

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