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Città Metropolitana: grande risorsa

«Grazie alla pianificazione strategica la città metropolitana del Distretto Sud Est potrà competere con le più grandi città italiane». Lo ha detto il sindaco di Catania Enzo Bianco concludendo, nella sala conferenze del Palazzo della Cultura, il convegno organizzato dal Formez proprio sul tema della pianificazione strategica organizzato in collaborazione con il Comune di Catania, il Fondo sociale dell’Unione europea, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Lo stesso sindaco aveva aperto il convegno parlando di Catania come «perno nel Distretto della Sicilia del Sud Est», dopo l’introduzione di Patrizia Consolo, responsabile del progetto del Formez, che aveva spiegato il senso dell’incontro, finalizzato a condividere le caratteristiche e le conseguenze della Riforma che ha portato anche in Sicilia alla nascita delle Città metropolitane e dei liberi consorzi di Comuni.
I lavori erano proseguiti con un intervento dell’esperto Tonino Collura – che ha descritto le opportunità offerte alle Città metropolitane, nel loro processo di pianificazione strategica, dalla programmazione comunitaria 2014-2020 – e di Antonella Liotta. Il Segretario e Direttore generale del Comune di Catania ha svolto un’articolata relazione analizzando le funzioni della Città metropolitana, le sue potenzialità, le linee guida per fare decollare al meglio questa nuova governance territoriale ancora tutta da scoprire. Ha poi preso la parola Anna Prat, direttrice dell’Associazione Torino internazionale e dirigente del Servizio Grandi progetti urbani del Comune di Torino, che ha parlato dell’esperienza del Piano Strategico di Torino illustrando alcune best practices. Alle relazioni è seguito un interessante dibattito, coordinato dal giornalista del quotidiano “La Sicilia” Mario Barresi, al quale sono intervenuti i sindaci di Gela Domenico Messinese, di Paternò Mauro Mangano e di Tremestieri Etneo Santi Rando. Nel corso del confronto sono state messe in evidenza criticità e opportunità della pianificazione per area vasta. Al convegno erano presenti gli amministratori di quasi tutti i Comuni della Città Metropolitana – dalla zona ionica a quella etnea, dal calatino fino a Piazza Armerina e le altre città che si accingono a entrare nel nuovo ente – tra sindaci, presidenti dei Consigli comunali, ma anche assessori, consiglieri comunali e di Municipalità e dirigenti e funzionari.
Citando il modello Torino, nelle sue conclusioni Bianco ha parlato di come quel Comune, che negli Anni Ottanta si reggeva sotto il profilo economico sulla Fiat, in vent’anni abbia saputo voltar pagina: «Ha reinventato se stessa – diventando una città di terziario avanzato, di servizio, di turismo, di musei – attraverso lo strumento della pianificazione strategica, perfettamente definita nella relazione di Antonella Liotta e che ci consentirà di portare a compimento questo progetto meraviglioso della Città metropolitana, che deriverà dai contenuti che sapremo dargli».
Tra questi, secondo Bianco, la possibilità che i Comuni all’interno della stessa Città metropolitana si organizzino anche, territorialmente, in “comprensori”, delle aree omogenee che servano condividere e gestire in maniera ancor più capillare ed efficiente i servizi per i cittadini.
Bianco ha sottolineato l’importanza di far squadra tra amministratori di tutti i Comuni per ottenere fondi europei e attenzione da Roma e Palermo e ha affermato che la pianificazione strategica però non sarà sufficiente se la Città metropolitana di Catania – che dovrà competere con Milano, Torino, Firenze, Genova, Bari -, non sarà messa in condizioni di farlo. La Regione dovrà fare una grande cura dimagrante trasferendo alle città metropolitane non solo competenze e risorse ma anche capacità, professionalità.
«Cosa ce ne facciamo – si è chiesto Bianco – di ventimila dipendenti e di duemila dirigenti a Palermo quando le nostre città hanno gravi carenze di dirigenti? A Catania abbiamo solo tredici dirigenti e un Comune come Bologna ne ha ottanta. E mi spiegate per quale motivo quel che decideremo a livello urbanistico nella Città metropolitana, che riguardi Paternò, o Gela, o Fiumefreddo, deve passare al vaglio della Regione fermandosi per uno o due anni? A parte i controlli di legittimità, le scelte di merito spettano ai territori, alla Città metropolitana».
Bianco ha parlato della creazione della città metropolitana della Valle dell’Etna come di un matrimonio in cui ciascuno mette a disposizione le proprie eccellenze, le proprie vocazioni, le proprie caratteristiche. E che consentirà di pianificare i trasporti o la dislocazione delle scuole, degli impianti sportivi o degli uffici di pubblica sicurezza.

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