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Catania a Colori. Un nuovo progetto per lo sviluppo sostenibile

Ri-progettare e co-progettare l’avvenire significa tenere conto delle future generazioni: bisogna lasciare loro un pianeta più integro, contrastando lo spreco di risorse, il suolo in primo luogo, i cambiamenti climatici e il deterioramento dell’ecosistema.

Facile a dirsi, ma difficile a farsi in una città come Catania che, con la sua area metropolitana – nonostante gli sforzi di invertire la rotta compiuti dalle più recenti amministrazioni -, è il fanalino di coda nelle classifiche italiane. L’ultimo rapporto Legambiente la colloca agli ultimi posti per verde pubblico (quasi assente), mobilità sostenibile (il trasporto pubblico è insufficiente, nonostante la metropolitana FCE), inquinamento di polveri sottili (presenti), rete idrica obsoleta (e persino contaminata).

Proprio per contrastare questa situazione è stato avviato il progetto “Catania a Colori”, che in modo strategico e lungimirante mira a far convivere armonicamente i tre vertici di un immaginario triangolo equilatero: lo sviluppo sostenibile, il benessere economico e il rispetto dell’ambiente.

Il progetto è stato presentato stamane alla stampa e ai pubblici amministratori, anche in modalità remoto. I vari relatori hanno concordato nel dire che la questione non è più differibile. Il 2030 è alle porte ed entro quell’anno bisogna ottemperare all’Agenda approvata nel 2015 dall’ONU.

La prima questione che dovrà essere affrontata è quella dello sviluppo sostenibile, un concetto che viene da lontano. Gli inizi rimontano al celeberrimo Club di Roma, riunione internazionale che si tenne nel 1968 nella sede dell’Accademia dei Lincei. In quel lontano incontro fu posto il problema dei limiti dello sviluppo. Il tema fu poi più ampiamente dibattuto nel 1972, con il coinvolgimento degli scienziati del MIT. La strada era già aperta per individuare in maniera precisa e lungimirante il problema: le risorse del pianeta sono limitate, l’uomo deve rispettare la Terra. Questi concetti, fatti propri dalla filosofa tedesca Hannah Aredt, sono stati ribaditi più recentemente da papa Francesco.

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