Buttanissima c’è to’ soru

Buttafuoco superstar alla convention “Questa terra sarà Bellissima”, frase attribuita a Paolo Borsellino e cucinata adesso a fini elettorali da Nello Musumeci e la sua band.

Butta-fuoco e fiamme lo scrittore sulfureo, come ama definirsi, si è lanciato contro la “mappazza” della classe politica regionale. Poi, rispondendo ai giornalisti reggi-microfono che, garruli, sottolineavano come, in sala, un manipolo d’imbecilli gli avesse offerto nientemeno che la Presidenza della Sicilia, il Sulfureo ha prima rifiutato graziosamente, poi, elegante come un toreador, ha accettato e subito abdicato per incoronare il neomelodico Musumeci in accoppiata con FF, al secolo Ferrandelli Fabrizio da Pd, opportunamente dimessosi dall’Ars.

Il fatto è che lo sbianchettato Crocetta non gli piace, a Buttafuoco.

Il bruno Lombardo, invece, saraceno dall’occhio ceruleo e il ciuffo ingannatore, assai gli piaceva. All’inizio.

Raffaeluccio lo chiamava, in pubblico, quando scoppiò la passione – qualcuno sostiene che nell’intimità si chiamassero Pietrà e Fefé e il primo arruffasse al secondo il riportino – e il grammichelese gli consegnò le chiavi del Teatro Stabile di Catania. In cambio Buttafuoco scrisse la sulfurea presentazione di un libro che osannava il Movimento per l’Autonomia.

Poi però il Teatro sfumò per via di vicende agostane di D’Agostino e ragioni di Ferro, e il Movimento (di stomaco?) cominciò a causare a Buttafuoco dei solennissimi mal di pancia con effetti, anche in questo caso, sulfurei.Raffaeluccio divenne di botto un malamente, una chiavica, e il paradiso della sua Sicilia autonomistica prima osannata, si perdette.

L’infelice isola divenne così buttana, anzi, buttanissima. E noi che ci viviamo, automaticamente, diventammo tutti figli di buttanissima.

Tutti tranne lui che, sdegnato, abbandonò con clamore la naturale madre (isola) per tornare tra le braccia di quella adottiva, una Roma descritta – nello scompiscio di chiunque l’abbia appena praticata – come illibata, operosa, onesta e specchio di preclare virtù.

Mò è tornato.

Ora voi direte che cambiare idea è lecito, ma il libromoschettiere Buttafuoco in realtà non l’ha mai fatto. Era solo cambiato il vento, e lui, da buon marinaio aveva orientato le vele.

Ma non si era mai mosso: destra estrema era quella da cui proviene, destra era quella autonomista di Raffaeluccio, destra è stata, soprattutto, la manovra che gli ha consentito di rimettersi in gioco tirando un colpo di bianchetto – eh sì, ciascuno ha i propri sbianchettamenti – sulla storia dell’insana passione per Lombardo.

Gli è bastato poco, al Sulfureo: ha preso le distanze, si è chiamato fuori, ha rinnegato ben più volte di Pietro che lo fecero pure santo.

Ma che volete di più?

Ad aiutarlo, certo, sono stati i suoi vecchi riferimenti, come quel tal Giuseppe Sottile del Basto, direttore di LiveSicilia – ma già vicedirettore dei berlusconiani Italia Uno e Il Foglio – che ha messo in scena la “Buttanissima Sicilia” in Teatro.

guestauthor Autore
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