Brutti, deboli e cattivi. Breve ricordo di Paolo Villaggio

C’era una volta Paolo Villaggio. C’era una volta l’autore di Fantozzi ed altre piacevolezze per collezionisti. Brevissimo ricordo di un “ribelle” nel gesto e nella parola. Ma Fracchia e Fantozzi (meno il professor Kranz personaggio annodato alla televisione che fu) resteranno negli anni. Quello siamo stati, piccolo-borghesi arrivisti e arrendevoli, padroni scortesi in cerca di gloria. Donne da disegno (dis)animato. Sfortunati anzi sfortunatissimi figli di un paese ricco ma minore. Le maschere televisive e cinematografiche si sono mangiate il resto. Fellini, Monicelli, Avati, Olmi (e Buzzati). Certo sinistrismo giovò alla sua immagine ma lo rese inviso ai “duri e puri” (certi “duri e puri”). Villaggio era tra i geni inclassificabili dello spettacolo, un “autore” di antieroi nazionali che ha introdotto nel nostro immaginario l’italiano per debolezza. Il nostro mondo pullula di (inutili) eroi dalla biografia oscura, protagonisti in positivo di vicende dalle scaturigini occulte, distanti nella loro ridondante artificialità. Eroi da medaglione, da festa di popolo, da epica “occidentalista”. Gli italiani di Villaggio erano un’altra cosa. Non avrebbero mai fatto la rivoluzione, forse solo sognata, non avrebbero sposato la più bella, forse neppure sognata, non avrebbero donato alla Patria bimbi belli, sani e forti. Non avrebbero mai salvato il mondo, se non nel fantastico regno del “mostruosamente proibito”. Non avrebbero mai fondato un fascistico “Stato nazionale del lavoro”.
Nel ripetitivo fraseggio dei film di Villaggio era assente l’ironia sempliciotta dell’“abbiamo scherzato”. Ci credeva. Contemporaneamente alla messa in scena delle maschere mandava avanti un realismo tragico da “si sa dove andrà a parare”. Si rideva per non piangere. Quello siamo stati: fedeli per scelta a una “religione” spenta e disadorna. Brutti, deboli e cattivi. Altro che tipi da lieto fine. E saperlo ci costa.

guestauthor Autore
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