Bernardo Casertano: “se vi è un destino personale… l’uomo sa essere il padrone dei propri giorni”

Ci sono attori che di per sé incarnano un’idea culturale, pur rimanendo umili e scanzonati; attori che abbiamo visto in ruoli diversi e ci hanno lasciato un segno: Bernardo Casertano è uno di questi.

Il suo curriculum è lungo e variegato: parte dal teatro ma attraversa anche la televisione ed il cinema. Resta comunque il teatro il posto maggiormente somigliante alla propria natura di attore. Al Cinema, lo abbiamo visto nei film: “Sulla mia pelle “
regia di Alessio Cremonini; in tv, nel ruolo di Paolo Borsellino invece al fianco di Sergio Castellitto in “ Rocco Chinnici è così lieve il tuo bacio sulla fronte”. In Teatro nel suo ultimo lavoro Caligola – assolo.1.

 

DI Caserta, poco più che ventenne si trasferisce a Roma dove svolgerà la sua vita e i propri studi, diplomandosi presso l’Accademia dei Cocci, guidato da Isabella Del Bianco e Cristiano Censi. I suoi studi si avviano come classici ma si perfezionano scegliendo il teatro contemporaneo.

Colpisce di lui la composta disciplina dell’espressione: che sia cinema, teatro, fiction, film tv, pubblicità, Bernardo Casertano dà il senso attraverso il corpo tutto, non adoperando mai vezzi o gesticolazione impazzita, ma capace di rendersi mutevole ed eloquente, di vibrare significando il ruolo. Qualche volta, si spoglia letteralmente di abiti, pesi ed orpelli e benché sia evidentemente bello, l’attenzione rimane concentrata soprattutto sulla sua bravura di artista. E’ persona che non si risparmia, lavorando e studiando; è un attore che indaga sperimentando il teatro, che si adopera nel qui ed ora portando in scena con coraggio i sentimenti dell’assurdo, trascendenti personaggi spirituali, storici profili che porgono il fianco a moderne speculazioni esistenziali e sociali. Il suo modo di porgere i contenuti di quelle che sono state le proprie curiosità in una ricerca verso l’essenziale ed il concreto suscitano a loro volta curiosità. Bernardo Casertano, insomma è l’altro teatro che vorremmo vedere; attore rigoroso e preparato, cosciente del valore delle pause per valutare scelte più idonee. “Dino” e “Caligola, Assolo.1″ (da lui stesso progettati, diretti ed interpretati per il teatro) hanno convinto anche i critici più esigenti.

 

Chi sceglie di diventare attore, lo fa oggi per amore: che valore dà lei alla fatica e all’impegno che occorrono per intraprendere questa carriera?

<<io credo che il valore della fatica è fondamentale per avere il polso di quanto sia effettivamente articolato, complesso e allo stesso tempo magnifico questo mestiere. Un artista che stimo tanto ultimamente ha detto che oramai il pubblico è abituato ad avere dall’artista già tutte le risposte, non deve sforzarsi granché per immaginare. È  compito quindi di noi attori dover stimolare questa suggestione, fomentare l’immaginario; cercare di creare qualcosa che lasci adito ad interpretazioni, che possono diversificarsi da uno spettatore all’altro; a qualcosa di complesso che per quanto mi riguarda mi piace di più che tracciare una linea una storia già descritta; è una scelta artistica, che io preferisco . Credo che quando si inizia un lavoro bisogna essere molto rispettosi del testo che si affronta e del pubblico al quale verrà proposto. La fatica credo sia il polso di cosa serve realmente per fare questo mestiere, per affrontarlo per come andrebbe affrontato con il giusto riguardo. Io non ho mai smesso di studiarne le modalità. Il bello è proprio questo: lo sforzo che mi fa scoprire ogni volta nuove strade per fare sempre il tanto che ci sarà da fare: questo vuol dire che siamo ancora impegnati>>.

L’attore è il personaggio o sente il personaggio? Quello con “la parte” potrebbe definirsi un’amicizia duratura o una passione bruciante che poi viene dimenticata?

<<La questione è importante e delicata infatti su di essa sono stati scritti fiumi di testi; io lavorando sul Caligola ho deciso di lavorare su una condizione esistenziale che potrebbe/può appartenere a chiunque. Non c’è dunque un personaggio ma ce ne sono tanti possibili. Fino ad ora quello che io provo a fare è un lavoro che permette al personaggio di abusare profondamente di Bernardo.Ed è questo quello che cerco di fare: l’attore credo che venga un po’ ogni volta abusato dai suoi personaggi , gli attori che affascinano sono quelli che si scoprono, che fanno vedere realmente chi sono e riempiono con se stessi qualcos’altro, tanto di ciò che sono per far vedere chi è l’attore attraverso il personaggio. La mia ambizione è questa. Uno degli attori che ho amato di più per questo motivo è stato Philip Seymour Hoffman. Questi attori qui vengono un po’ consumati dai personaggi che affrontano. A teatro, per gli ultimi due lavori, quello che viene fuori è Bernardo, non mi nascondo.>>.

– Quali sono i suoi impegni attuali?

<<Ancora in giro con Caligola, Assolo.1, in teatro. A breve, comincerò a lavorare ad “Affabulazione” di P.P. Pasolini che costituisce l’ultima di una trilogia che è cominciata con “Dino” di Jan Fabre seguito appunto da “Caligola .1” di Camus. Per la televisione, sto girando la terza serie di “Bastardi di Pizzo Falcone” e “Mina Settembre”, sul genere commedia di cui sono molto contento per il colore un po’ diverso. E girerò a Napoli, cosa che mi fa immenso piacere.>>

– Lei è presente, in Tv, al Cinema, ed in teatro: in quale fra questi ambienti Bernardo Casertano riesce ad esprimere veramente la sua vocazione?

<<Teatro, assolutamente! Teatro e Teatro, Teatro. Quello con cui ho iniziato e spero sarà sempre la mia attività principale.. E’ quello in cui riesco, che spero e che voglio. Sempre.>>

 

– Purtroppo, a Catania non abbiamo ancora potuto vedere “Dino”, da lei scritto ed interpretato: storia fra chiaroscuri di un angelo bellissimo ed ingenuo che cade sulla Terra…

In realtà non sono mai stato in Sicilia, fatta eccezione qualche anno fa al Garibaldi occupato di Palermo con un lavoro su Edipo.Mi piacerebbe: la storia di questo Angelo vorrei portarla giù che è in realtà è una questione più complessa della storia di un angelo che trova spunto da un monologo di Jan Fabre, “Il Re del plagio”, dove un angelo sarcastico ed ironico delinea qual è l’atteggiamento dell’umanità, dell’uomo. io ho preso spunto da lì da una domanda “cosa è perfetto, cosa non è perfetto e chi decide cosa e chi lo sia”…..Nel testo dell’autore Dino è un angelo come ce lo immaginiamo, un essere superiore, bello e perfetto; e io ho provato a lavorare su un angelo che avesse caratteristiche più umane, abbinando a questa storia quella di un bambino e di una madre partenopei. Da queste tre figure, trae spunto la questione se vale la pena essere perfetti in eterno o non esserlo e vivere meno a lungo. Io non ho la risposta: è una domanda che pongo e che mi pongo, che mi sono fatta attraverso questo spettacolo alla quale non ho saputo dare una risposta. Questo è Dino.>> 

 

– In tournèe, dicevamo, adesso sta portando “Caligola” di Camus che riceve i consensi anche della critica più severa ed ampia accoglienza da parte del pubblico…

<<E’ un lavoro sul pensiero di Camus un po’ più esteso, all’interno sono presenti concetti che vengono espressi anche nel mito di Sisifo. E’ più una riflessione sulla condizione umana, che prende vita attraverso questo lavoro…una mia riflessione sulla condizione umana e sul pensiero di Camus. Sono contento dei consensi perchè Caligola è un testo complesso  al quale mi sono avvicinato con molta paura e soggezione. E il lavoro rispecchia  il mio pensiero sull’esistenzialismo che Camus non ha mai rivendicato, benché tutti lo considerassero tale. Spero di portarlo in Sicilia; e in giro in altri posti>>

– Quali sono i valori di Bernardo Casertano che è persona riservata ed estranea alle facili lusinghe?

<<I miei valori sono i miei, …è una domanda molto intima alla quale ho difficoltà a rispondere. Non esterno sui social, nè apertamente quelli che sono miei affetti. Ciò che posso dire è che la mia famiglia quella attuale e quella che non c’è più, ovvero i miei genitori sono sicuramente gran parte dei valori a cui tengo mi hanno aiutato a crescere e a riconoscere  gli altri valori che fanno parte della mia dimensione intima che considero importante tutelare.>> 

– E le altre passioni?

<<Ne ho diverse, magari non così viscerali come il mio lavoro; mi piace comprare libri che a volte non leggo; la mia moto è una passione enorme; sono veramente molto legato. Un po’ l’arte in generale; a volte l’arte che non comprendo diventa una passione forse perché non la comprendo.>>

“La ringrazio per l’intervista, sperando di vederla presto a Catania…”

 

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