Barbara Gallo, “principessa” del palcoscenico!

Portare il teatro fra la gente per ripristinarne la vocazione culturale ed evasiva è impresa audace. Orizzonti nei quali si allineano solo frequenze a limite della sopravvivenza del timpano, reality a limite dell’atrofizzazione dei neuroni, prima che essi si comprimano irrimediabilmente è meglio che vengano scomposti e ricomposti con iniziative intelligenti. Negli ultimi anni, la recessione ha sbaragliato innanzitutto i piaceri culturali e concentrato i passatempo sulle opportunità “low-coast”; così è stato necessario adeguarsi. Per tutti. Il processo è stato lento, ma le rassegne, i lavori, le riaperture dei teatri di provincia, la ricerca di altri luoghi in cui istallare espressioni teatrali, dichiarano senza dubbio che la fiammella si sta rianimando. Così capita di assistere ad un lavoro egregio, “un monologo da fiaba”, in un luogo deputato a ben altri scopi, lo spazio Al-Cantàra.

“Principesse senza corona”, scritto ed interpretato da Barbara Gallo (voce fuori campo di Mimmo Mignemi) e prodotto dalla Associazione Cuturale Madè, è la storia di una bimba che nasce sotto una foglia di cavolo e viene portata dalla cicogna alla sua mamma che la cresce con la gentile cantilena del “c’era una volta una principessa che viveva in un castello fatato e che un giorno incontra un principe azzurro in groppa ad un cavallo bianco…” Per lunghi anni, si specchia dentro ad uno specchio che potrebbe essere lo sguardo di un uomo che ad un certo momento non risponderà più “Tu sei la più bella”. Lo specchio adorante diventa sprezzante e restituisce all’incredula donna/principessa un volto segnato da qualche ruga ed un profilo appesantito da qualche cuscinetto; con maligna schiettezza, le spiegherà che da tempo ha cominciato a prestare attenzione ad un viso più giovane. Non più venerata e rassicurata, la donna/principessa reagirà negando il naturale divenire traducendolo nei peggiori incubi, in cui si rincorrono massaggi, lifting, botulino, protesi, palestre, tango. Inutilmente, perchè il principe azzurro, sebbene invecchiato, delle proprie rughe fa un ulteriore elemento di fascino che metterà a disposizione della Biancaneve di turno, disattendendo le promesse del “per sempre vissero felici e contenti”.

Barbara Gallo si è esibita a due passi dalle sedie, portando con sé tutta l’attrezzatura di scena e la sua bravura da performer straordinaria. Senza prendere fiato, ha letteralmente legato a sé il pubblico – recitando, cantando ed accennando a passi di danza – i ruoli di principesse decadute nella quotidianità della vita vera: si trasforma da poppante a strega cattiva, a Biancaneve e Cenerentola; ne assume abiti ed espressioni; cambia la voce e la gestualità; con una matita immaginaria disegna e colora ambienti e fondali delle vicende che ci racconta. E ci racconta le donne che s’innamorano del principe azzurro perché forse troppo se n’è parlato e poi restano sole in un finale inaspettato. Allora, se ci raccontassero gradualmente anche la verità, forse ad essa uomini e donne si saprebbero adattare, costruendo la propria e vera storia, fatta di cavalli che diventano utilitarie, castelli su cui pagare le tasse e principi che mettono la pancia. Quando nella vita reale non si riscontrano le promesse e la fiducia delle fiabe, l’ansia da prestazione prende il posto della serenità, si cominciamo a rincorrere falsi miti e false gioventù. Meno male che c’è sempre il fruttivendolo, lontano dall’essere un principe azzurro, ma dai modi gentili e con gli occhi pieni solo di lei, quella stessa che anni prima, un uomo così non lo avrebbe mai guardato…

In ‘Principesse senza corona’ Barbara Gallo ha raccontato una storia vera ed intelligente, nella quale sfido le donne vicine a “quel periodo lì” della vita a non rintracciare qualcosa della propria delusione, tristezza, rassegnazione. E poi se, anzichè rassegnazione si trattasse di riconoscere la strada giusta da percorrere? se ci si curasse solo per aver piacere di guardarsi e piacersi? se il tango fosse solo la propria musica per la propria gioia?

Egle Doria, presidente dell’Associazione culturale “Madè”, nel salutare il pubblico intervenuto allo Spazio Al-Cantàra in piazza Vicerè ha spiegato le intenzioni che ne guidano l’attività, raccomandando: “soltanto facendo rete si riesce a contribuire alla rinascita del teatro. Favorire ciò è compito che deve riguardare tutti e per farlo è indispensabile, non solo trovare nuove forme di comunicazione, ma anche collaborare con le inziative culturali dei colleghi, sollecitando e permettendo lo scambio: solo facendo rete, si potranno “scambiare” lavori meritevoli che altrimenti rimarrebbero ingiustamente confinati in realtà locali: come Barbara Gallo, autrice ed interprete dello spettacolo “Principesse senza corona”, scelto dall’associazione Madè  per l’esordio della seconda edizione di questa iniziativa che abbiamo chiamato “Incontri di…vino tra cibi e parole”.
Inoltre, si è soffermata sui progetti – prossimi e quelli già realizzati- dell’ Associazione: “Essa nasce nel febbraio del 2018 per volontà di Maria Grazia Pitronaci, Federica Buscemi e mia, con l’obiettivo, appunto, di promuovere la cultura e l’arte nelle sue varie forme ed accogliere sotto un’unica egida i progetti di alcuni artisti, con i quali tanta strada si è fatta insieme e che da anni prediligono il territorio, come Nicola Alberto Orofino, Silvio Laviano, Alessandra Barbagallo, Luana Toscano, lo scenografo Vincenzo La Mendola. Dello staff fa parte anche Stefania Bonanno, che cura la Comunicazione. Nostra grande ambizione, è riuscire a creare una “casa” per i bambini: un progetto interculturale che permetta a tutti di poter usufruire di un luogo dove studiare insieme, un luogo in cui le diversità siano accrescimento culturale e ricchezza, dove si possa avvicinarsi all’arte nelle sue varie forme. L’associazione, al momento, si pregia di rappresentare in coproduzione alcuni degli spettacoli di successo di questi ultimi anni come ‘Io sono Verticale’, ‘Glam City’, ‘La Felicità’ ed è prossima alla produzione dello spettacolo ‘Nove’ che debutterà nella rassegna Palco Off. Sebbene ancora neonata, ha già realizzato la I edizione della Rassegna Teatrale 2018 ‘Teatro in Fortezza’ presso il Castello di Sperlinga alla cui direzione artistica abbiamo lavorato io e Silvio Laviano. La prima e la seconda edizione di “Incontri di …vini fra cibo e parole”, appunto presso lo Spazio Al-Cantàra di Pucci Giuffrida”.

Quest’ultimo, subentrando, si è felicitato per le numerose adesioni alla serata ed ha aggiunto: “Lo spazio Al-Cantàra è un luogo magico dove poter incontrare diversi artisti catanesi: un momento di convivio che possa avvicinare l’Arte al pubblico. Serate fra amici, arricchite da quello che può dare gioia: cibo, vino e cultura: bere, cenare e commentare lo spettacolo appena visto in compagnia degli attori, dei giornalisti, e degli amici”.

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