Barbara Gallo: la donna e l’attrice si raccontano…

Fra i volti di cui le conseguenze di questa situazione di emergenza sanitaria ci sta privando, di cui si avverte la mancanza, uno dei più versatili ed espressivi è quello di Barbara Gallo, attrice nota in teatro, come in tv ed al cinema, amata dal pubblico, in grado di restituire la dimensione umana del personaggio che interpreta, ogni volta che lo interpreta.
Di recente, è stata una spumeggiante principessa nel monologo Principesse senza corona” recitando a pochi passi dal pubblico allo Spazio Al-Kantara; una storia da lei stessa scritta sulle principesse raccontate nelle favole a cui le donne erroneamente (forse) s’ispirano andando alla ricerca di un compagno di vita con caratteristiche da principe azzurro (n/s articolo del 4 febbraio 2019). In questo lavoro, un’unica parabola narrativa delicata ed articolata, in cui l’attrice si adopera per adattarsi ora vivacemente ora sommessamente ai personaggi che recitano, cantano e ballano. Poi, Kristen Linde, in “Casa di Bambola” di Ibsen al MUST, con Valeria Contadino, per la regia di Sebastiano Tringali: l’attrice e la persona avevano dismesso quella vivacità per trasformarsi in una composta ed elegante contabile amica della protagonista. Infine, nei panni della suora in “Agata, la Santa fanciulla”, personaggio scaturito dalla fantasia di Giovanni Anfuso col preciso compito di creare movimento all’interno della vicenda di Sant’Agata. La suora di Barbara Gallo, energica e coraggiosa, riesce a traghettare la storia attuale attraverso un déjà vu che le sue narrazioni, rievocate nel rimbombo quieto dell’abside della chiesa della Badia, portano ad un tempo lontano.
   
Barbara Gallo, tenendo fede ai suoi modi riservati, si è poco palesata durante la chiusura forzata, soffrendo comunque la precarietà del momento e nutrendo rammarico per ciò che sta accadendo: “Agitarsi confusamente non serve: è necessario spiegarsi, chiedere a gran voce unanime, tutti determinati per affermare la dignità del mestiere dell’attore, operaio coraggioso, consapevole di dover nascondere debolezze e dolori per presentarsi al pubblico sempre col preciso compito di allietarlo.” 
La chiusura dei palcoscenici è l’interdizione purtroppo dell’arte stessa, il rinvio della bellezza, l’attesa di un ripristinarsi di nuove serate, di nuovi edificanti appuntamenti che possano portare lo spettatore, amante del teatro, nuovamente verso uno dei modi più lieti di trascorrere il tempo libero. Credo sia parere comune che il pubblico siciliano (parlando limitatamente alla realtà locale) sia piuttosto “viziato” perché davvero circondato da bravi attori, bravi registi, poco considerati autori; accade così, che in debito di odore di legno e velluto, nel corso delle scarsamente popolate riunioni amichevoli concesse dalle ristrettezze, ci si sia abbandonati a valutazioni ed analisi, riscoprendo e riconsiderando la professionalità e la preparazione dei nostri lavoratori del mondo dello spettacolo che tanto ci stanno mancando!
 
Barbara Gallo è stata suora e diavolo provocatore, vecchia signora e principessa senza corona, professoressa (insegna dizione e fonetica), il suo curriculum è lunghissimo e pieno di produzioni eccellenti, di nomi altisonanti; nella sua notevole carriera, è riuscita a marcare ogni identità replicata conferendo al personaggio una nuova consapevolezza. Quando un attore riesce in questo, praticamente risale la china ascrivendosi fra i migliori. E Barbara Gallo lo è, fra i migliori.
<<Si chiede sempre ad un’ attrice, quando ha cominciato a recitare, quando ha sentito il sacro fuoco….
…Non saprei dire con esattezza. Ricordo che sin dalle elementari, in collegio, ero considerata l’ attrice della scuola. Orgogliosa di dover dire le poesie alla madre superiora, di leggere davanti alla classe i brani di antologia e persino la letteratura greca. Ma questa era la parte seriosa che veniva fuori in obbedienza ad un ruolo che mi ero creata: timida, cattolica integralista, come si aspettavano da me le suore domenicane del Sacro Cuore e la mia famiglia, finivo per recitare anche nella vita un personaggio che appariva perfetto, quello della studentessa modello, della ragazza per bene che mai avrebbe potuto allontanarsi dalla retta via. Crescendo, grazie ad alcune care amiche, al mio spirito di osservazione, riuscii a capire che la
vita è meravigliosamente imperfetta e piena di sfumature e che le parole e i comportamenti umani nascondono misteri, fantasie che si muovono dentro di noi: i famosi sottotesti. Cominciai ad imitare i professori, a ridere dei loro difetti, proiettata verso un’ autoironia che mi salvò dalla desolazione. A 18 anni decisi che sarei diventata un’ attrice. Ma come? Mio padre era severissimo. La mia timidezza mi impediva di reagire: mi venne in aiuto la Scuola del Teatro Stabile Di Catania, diretta da Giuseppe Di Martino. Feci il provino di nascosto e per mesi frequentai la scuola senza che nessuno ne sapesse niente. Nel 1982, il mio primo spettacolo ”La favola del figlio Cambiato” di Pirandello: ormai l’ amore era scoppiato.
Per me l’amore, è soprattutto affidarsi e lui. il teatro, questa fiducia non l’ha mai tradita. Ho avuto tanti momenti di crisi, illusa a volte da ruoli sperati e  soffiati via, da aspettative forse superiori alla realtà. Ma ho anche vissuto la vita che ho scelto e il teatro mi ha sempre accolta e sostenuta.
Ho vissuto d’ amore e continuo a crederci….>>
 
<<Negli anni ’80, incontrai un altro amore e lo sposai dopo dieci anni. Per venticinque anni, tra alti e bassi, ho vissuto la favola più bella della mia vita, poiché la mia vita privata, dopo tanti incontri sbagliati e tanta solitudine, aveva preso il volo. Quando poi nel 1997 nacque mio figlio Tommaso, credo di aver conosciuto per la prima volta la vera felicità; essere madre mi ha dato una forza sovrumana che credevo di non avere, ha spostato il mio asse verso la proiezione di me stessa. Ho avuto la possibiltà di conoscermi veramente, senza reticenze attraverso un bambino che ho cresciuto ma che mi ha fatto crescere e che ringrazio ogni giorno per la sua audacia, la sua affettività, la sua sete di sapere, il suo soffio vitale.>>
                                                                                 
<<Il matrimonio non ha retto alle asperità della vita, ma mio figlio Tommaso è la mia roccia, il mio personal trainer. Grazie a lui ho riacquistato la mia creatività: ho cominciato a scrivere, mettendo in scena spettacoli che parlano della mia vita, come “Le vedove Allegre”, ”Principesse senza corona”, ad esempio, che raccontano il sentire di una vita fatta di giorni e di fatti in cui le persone si riconoscono, trovando nei personaggi che ho creato somiglianze ed affinità. Perché pescano tutti nella realtà della vita; e come nella vita, i sentimenti che il pubblico prova sono ora di divertimento, ora di commozione e di poesia. Queste risposte mi piacciono, mi danno la chiarezza di ciò che il pubblico cerchi nel teatro e voglia da esso e mi piace molto lavorare in questo senso.
Vorrei scrivere uno spettacolo che parli di maternità in senso universale, di rapporti tra genitori e figli; ma è davvero difficile trovare una chiave priva di retorica, sviluppare un punto di vista univoco. Ultimamente ho riscoperto il Cinema: confesso di sentirmi più pronta a raccontarmi attraverso l’ obiettivo della macchina da presa.  L’ ultima esperienza l’ho vissuta nei panni della Professoressa Riccobono  nel film “Tuttapposto” di Gianni Costantino di cui Roberto Lipari (l’ attore protagonista) ha curato la sceneggiatura. Girato fra Catania ed Acireale, mi ha dato nuova linfa facendomi sentire a mio agio, caricandomi di gioia ad ogni ciak, ad ogni ripresa. Mi sono molto divertita ed il personaggio mi ha dato tante soddisfazioni, permettendomi di suggerire ad esso il modo di essere espresso. Ho ancora tanti sogni: ricoprire un ruolo tragico, al Teatro Greco di Siracusa… in tutti questi anni, per motivi avversi, non è mai accaduto. Mai dire mai……>>
  
<<Mi preme prestare attenzione a quanto sta accadendo, che non è affatto una bufala e neppure un’esagerazione: questo è un periodo difficile!
Ritengo che la quarantena a causa del CoVid abbia obbligato noi lavoratori dello spettacolo a riflettere sulla nostra categoria, soprattutto sull’assenza del rispetto che in questi anni ci ha costretto a sottoscrivere falsi contratti, accettare ingaggi in nero, attendere e sopperire a lunghissimi ritardi nei pagamenti. Lo Stato e forse il pubblico insieme non hanno ancora compreso che anche se noi attori facciamo un lavoro che ci diverte perché lo abbiamo scelto, perché ci rende sempre diversi facendoci vivere storie al di fuori di quelle ordinarie, non per tutto ciò detto esso non è privo di impegno, fatica, privazioni: tutto quello che si vorrebbe urlare, spesso si trattiene e nessuno se ne accorge e sarebbe opportuno invece che venissero riconosciute la serietà e la professionalità di questo mestiere. Finalmente abbiamo reso forte il sindacato e combatteremo fino a quando non verrà  rispettato da tutti il Contratto Nazionale di Lavoro perché è soprattutto da qui che si deve ripartire; in bocca al lupo a tutti noi!>>

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