Angelo D’Arrigo, sempre nel cuore di ciascuno di noi

Se è vero che chi va via lascia un’impronta di sé, oggi in occasione del compleanno di Angelo D’Arrigo (3 Aprile 1961), mi piacerebbe parlarne attraverso il grande vuoto, poi parzialmente colmato e trasformato, lasciato nella sorella Giusy, scultrice e pittrice di fama internazionale, con la quale Angelo, di nove anni più grande, aveva un rapporto speciale, fatto di complicità ed empatia.

Ho goduto il privilegio d’incontrarla per un té prima dello scorso Natale e dallo specifico argomento che motivava il nostro appuntamento (Progetto CONNESSUS), ci siamo ritrovate in breve a condividere pensieri di donne, battute spiritose e commozione per ciò che è andato…Dunque, è da qui che desidero partire per parlare di Angelo D’Arrigo, oggi che è il suo compleanno. Da questo pomeriggio con Giusy D’Arrigo.

Quella di Angelo e Giusy (ed altri due fratelli) è stata un’infanzia serena nella quale ciascuno è cresciuto esprimendo liberamente se stesso: a Parigi, Angelo studia all’Università dello Sport e Giusy all‘Academie des Beaux Arts. Il primo consegue innumerevoli brevetti (guida alpina, maestro di sci, istruttore di volo in deltaplano e parapendio), partecipa a gare e tornei internazionali ottenendo piazzamenti e vittorie importantissimi. La seconda, prende parte a mostre collettive organizzate presso ateliers e boulevard parigini, affermandosi per uno stile personale ricco di autenticità. In fondo, sebbene in campi diversi, questi due fratelli cercano e trovano la propria affermazione in un modo simile e distaccandosi dalla consueta routine dove tutto è rumore, burocrazia, falsità. Angelo vola: stacca i piedi e si libra con le sue ali studiate e perfezionate esaminando con certosina pazienza voli di condor, aquile ed albatros. Giusy stacca le mani dai comuni oggetti e ne forgia altri che contengono le vibrazioni del sogno, che sono immagine e forma di un’ispirazione.

<<Spingendo quotidianamente i nostri limiti, riusciamo a piccoli passi a superare le paure che ci vietano il possesso della nostra esistenza>> – lo pensa Angelo – <<Le opere d’Arte così come le persone vivono dal concepimento in poi, fuoriuscendo da un’emozione dell’artista: una loro vita, un loro percorso ed un loro spazio temporale…si differenziano dall’esistenza umana soltanto in una prerogativa chiamata “Eternità”>> – lo pensa Giusy. Due espressioni complementari, frutto di un sentire profondo verso forme di vita che devono essere sperimentate al di là del semplice tentativo superficiale di vivere, di dire, di esprimersi. E quanto sono uguali e semplici queste due creature belle come il sole, talentuose che lasciano il segno, ovunque siano e continuano a passare!

<<Mio fratello era il mio migliore amico, e lo dico escludendo a priori dalla mia affermazione qualsiasi luogo comune: lui era sempre pronto ad ascoltare, ovunque si librasse con le sue ali, mio fratello me lo sentivo sempre accanto>>.

Il dolore crudele diventa dignitoso e forte per prestare aiuto ai genitori, ma taglia in due il cuore della sorella. Per qualche tempo, non avrà più nulla da dire, ma da soffocare e trasformare; poi, un giorno le sue creature artistiche diventano prevalentemente sculture ed assumono aspetti non particolarmente considerati prima: ali e spirali. E Giusy ricomincia a girare il mondo, allestendo mostre a  Buenos Aires, New York, Los Angeles, Milano, Roma. Ad ogni occasione, padrini e madrine d’eccellenza, tributi, premi e riconoscimenti. Chiamerà questa mostra itinerante “Metamorfosi” perché è della sua trasformazione, della sua rinascita che si tratta. E anche di quella di Angelo…Io azzardo: “credo che alcune anime belle siano angeli per sempre che per certo tempo diventano visibili in sembianze umane” e Giusy mi sorride dicendomi che è vero, che oggi lo pensa anche lei.

 

Angelo D’Arrigo ha vissuto una breve esistenza ricolma di esperienze: alcuni nemmeno in dieci vite. Ha personalmente arricchito il patrimonio delle conoscenze scientifiche, gli studi sul volo, la gravità rispetto a superfici diverse; è andato a cacciare il naso nuovamente in quello studio sul librarsi della piuma a cui tanto si era dedicato Leonardo. Giusy mi spiega che suo fratello non percepiva il tempo come per consuetudine siamo portati a fare un po’ tutti. A Letojanni, una volta, durante uno dei suoi voli, gli dissero che c’era un adempimento, un cavillo, un’ottemperanza a cui fare fronte, una cosa che da lassù era solo una perdita di tempo, solo uno stupido impiccio che non meritava l’importanza che quaggiù gli riconoscevano…lui si volta verso Giusy e le dice “chè assurdità! Quante chiacchiere per niente. Voglio tornare lassù, dove tutto e semplice, dove tutto è essenziale, dove tutto è silenzio….”

Angelo ha amato la Natura e l’ha sperimentata senza mancarle di rispetto, ma chiedendo il permesso di fare parte di certi meccanismi essenziali. Ha cresciuto e volato con i condor, i suoi condor: ha tutelato un uovo di albatros  (specie in via di estinzione) e seguito il suo schiudersi. Si è fatto egli stesso materia da adattare a quella vita fatta di equilibri, di sospensione, senza pretendere il contrario ed io ritengo sia la cosa più bella che ci abbia lasciato a tutti: uomini comuni, conterranei che lo hanno amato, studiosi e sportivi di tutto il mondo che lo continuano a studiare ed emulare.

Connessus, dunque. Di cosa si tratta? Io lo definisco un omaggio che Giusy negli ultimi anni ha formulato di rendere alla memoria “etica” di suo fratello. Così nasce l’International Connessus Program, pensato con lo scopo di connettere tutti gli uomini e le donne di buona volontà dei cinque continenti, per generare una rete globale umanitaria a salvaguardia dei “germogli” del pianeta, i bambini e i giovani, attraverso una grande opera di sensibilizzazione e di risveglio delle coscienze.

Connessus, un luogo dedicato alla grande bellezza delle arti, per il “benessere” intellettuale delle persone che lo visiteranno. E’ un aggregatore economico continuo in grado di raccogliere i fondi necessari al raggiungimento degli obiettivi umanitari prefissati. Il Programma prevede che le Neth vengano erette nei cinque continenti: Europa, Africa, Asia, America e Australia. In modi e forme diverse, adattandosi alle esigenze locali, senza limitazione di spazi e luoghi. La Neth, ovvero la scultura (la prima è stata scolpita dalla stessa D’Arrigo e sarà collocata a Catania, al Parco del Tondo Gioieni che sappiamo essere stato dedicato ad Angelo, appunto) è verticale e misura dodici metri d’altezza totali, per tre di base. In ogni Neth verrà creato un apposito vano in cui potranno essere inseriti tutti quegli elementi preziosi per lo spirito e l’intelletto, affinché vengano protetti e conservati per i posteri. Una sorta di “messaggio nella bottiglia” da abbandonare alle correnti del tempo. Il Progetto, oltre che dalla D’Arrigo, è stato fortemente voluto anche dall‘artista Giuseppe Rugolino e dall’Amm.glio Gaetano Paolo Russotto

<<Ho impiegato del tempo, ma poi ho capito perché mio fratello sia morto in un incidente così banale, quando era addirittura ospite a bordo di un piccolo aereo leggero; ha partecipato ad imprese rischiose e complicate: l’Everest, innumerevoli volte sopra il mare, sopra il deserto, su e giù per i fianchi delle montagne. E sono giunta alla conclusione che se avesse perduto la vita prima, tutti avrebbero solo additato la pericolosità del mestiere che aveva scelto di fare. Così, no…è stato il caso, una disgrazia certamente non dovuta ad un suo errore.>>

Anche per questo, Angelo D’Arrigo rimarrà imbattuto nella Vita, Il suo ennesimo trofeo.

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