Angelo D’Agosta, così giovane, così bravo!

Sono certa di ripetermi, affermando il mio stupore ma anche la mia soddisfazione nel constatare, come ho fatto in interviste trascorse, quanti giovani talenti gratificano la cultura e gli spettacoli siciliani! Angelo D’Agosta è uno di questi, senza alcuna esitazione. Conosciuto come aiuto regista di “Un momento difficile” di Furio Bordon – della cui drammaturgia e regia si occupò Giovanni Anfuso – lo rividi qualche mese più tardi, ne “L’ombra di Euridice” di Mario Giorgio La Rosa, lavoro anch’esso prodotto dal Teatro Stabile di Catania. Nel doppio ruolo di Orfeo giovane e del regista, la storia delicatissima e ricca di espressioni declinate sulla durezza dell’evento luttuoso, venne trasferita da Angelo D’Agosta con garbo rendendo allo stesso tempo ciascun personaggio lieve, incorniciato in un primo piano costante. Scelta registica audace ed interessante, che lo premiò in ordine al gradimento del pubblico e della critica.

 

foto di Debora Leone /SEF                   foto di Luca Guarneri /SEF

Bello indubbiamente, ha soprattutto profondi occhi neri che celano l’ attento lavorio che la sua mente compie in modo perpetuo; la sua dedizione al teatro è dichiarata ma non esclusiva, occupandosi della famiglia e della squadra dei pulcini della Briganti Rugby Librino.

Da ciascuna esperienza reale arricchita dalle continue letture, Angelo D’Agosta trae la conoscenza propedeutica alle sue numerose attività, nel senso che niente di ciò su cui opera – famiglia, teatro, sport – rimane slegato rispetto al tutto. Le sue risorse verso il teatro sono sempre disponibili, lo studio è vigile, le scelte ponderate: il risultato è una recitazione pulita, una regia cristallina, priva di orpelli fantascientifici, che porta in sé il pregio della semplicità e dunque dell’attenzione costante e della comprensione.

Angelo D’Agosta dunque, è attore, regista e autore teatrale. Considerato tra i talenti emergenti del teatro, nasce a Catania nel 1985. Nel 2008 si laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, nel luglio del 2011, consegue il diploma d’attore presso la Scuola d’Arte Drammatica “U. Spadaro” del Teatro Stabile di Catania. È il più giovane artista scritturato dallo Stabile etneo ad aver sostenuto, nel medesimo spettacolo, i ruoli di regista e protagonista (L’Ombra di Euridice, 2018), nonché il più giovane docente esterno della prestigiosa Scuola d’Arte Drammatica dello Stabile. Ha un rapporto di collaborazione più che decennale con la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania che ha patrocinato diversi suoi spettacoli. Come attore ha sostenuto ruoli importanti come Ippolito, Orfeo, Dante, sui palcoscenici di importanti teatri pubblici e grandi anfiteatri greco-romani.

foto di Luca Guarneri /SEF

Angelo D’Agosta ha sempre voluto fare l’attore?

“Sì, da che ho memoria, dopo aver accantonato l’idea di diventare una Tartaruga Ninja. Avevo 8 anni.”

Quali studi ha fatto? 

Sono laureato in Scienze della Comunicazione e ho conseguito il diploma d’attore presso la Scuola d’arte drammatica dello Stabile di Catania.”

Chi sono stati i suoi maestri?

“Da anni collaboro con Giovanni Anfuso che considero amico, maestro e sodale. A molti mi ispiro: da Ungaretti, a Pratt, da Leonardo a Vecchioni e De André (sono sempre stato molto affascinato dal genio degli uomini)… e a mio padre; è stata la persona più onesta che io abbia mai conosciuto, se n’è andato meno di un anno fa, e se c’è qualcosa che mi manca davvero è lui.”

Foto di Antonio Parrinello

Qual è l’attore di teatro per lei di maggiore ispirazione?

Osservo tanti Attori con la A maiuscola, cercando di studiare e seguire il loro percorso. Assieme ai grandi del passato, mi piacciono molto Fabrizio Gifuni e Marco Paolini. Attori molto differenti tra loro per storia e percorso, ma che reputo entrambi strepitosi.” 

Condivido la sua opinione. Cosa si aspetta da questo lavoro? Nutriva delle aspettative che poi sono state soddisfatte?

Studio, fatica, sudore, impegno. Solo così sono felice. Non ho aspettative, io ragiono per obiettivi. Cerco di alzare sempre più l’asticella; questo mi permette di essere in continua rivoluzione, nel senso più astronomico del termine.” 

ll teatro è il suo unico amore, la sua unica passione?

“No, ci sono Alessandra e i nostri figli: Federico e Giuliana.” 

Foto di Debora Leone /SEF

A cosa si dedica durante il tempo libero?

“Il teatro, come lo faccio io,  è qualcosa di piuttosto totalizzante. Nel poco tempo che ho a disposizione alleno la squadra under 10 dei Briganti Rugby Librino, dove ho giocato io e dove adesso gioca mio figlio Federico. Però lui è forte.”

foto di Rachele Tosto

Ci parlerebbe delle rappresentazioni classiche alle Gole dell’Alcantara?

Sono una gran bella avventura. Tutto nasce dall’intuizione della Produzione (“Buongiorno Sicilia”) che ha affidato ad Anfuso, lo scorso anno, il progetto di mettere in scena, in un posto unico al mondo, il capolavoro di Dante. Il pubblico ci ha dato ragione, e Inferno alle Gole è diventato l’evento dell’estate scorsa. Un successo tanto grande quanto inaspettato che ha spinto nuovamente la produzione ad investire quest’anno sul titolo (anche con una tournée fuori dalle Gole nell’inverno – primavera scorsi) fissando altre cinque settimane di repliche e anche stavolta con un risultato di pubblico incredibile. E il 9 agosto si debutta con “l’Odissea”, un altro grande capolavoro della letteratura mondiale. Siamo in prova da diverse settimane e vi consiglio di andare a vederlo. Quindi svestirò i panni del Sommo Poeta, per vestire quelli del giovane Odisseo. Sarà il mio primo Re. Dopo diversi principi, devo farmene una ragione: sto invecchiando! Scherzi a parte, è una bella occasione poter interpretare uno degli eroi per eccellenza, e mi sto impegnando davvero tanto.

Secondo lei, i classici sono sempre di attualità? Vanno rivisti, bisogna leggerli in chiave moderna? 

“La grandezza dei classici sta proprio nell’affrontare i temi universali. Sono sempre grandi punti di riferimento per l’uomo di ogni tempo. Un mito ti concede di poter trovare sempre nuove chiavi di lettura, ma credo che bisogna sempre approcciarsi con  rispetto e devozione. Il grande “slancio creativo”, volto solo a scandalizzare il pubblico, privo però di alcuna motivazione profonda e meditata, porta solo ad un grande disastro.”

Può un classico essere considerato obsoleto?

“Il teatrante deve destinare il proprio lavoro al pubblico suo contemporaneo, e quindi deve utilizzare un linguaggio agile e comprensibile per il pubblico che poi, volente o nolente, gli paga da vivere. La forma del testo alle volte può, negli anni, diventare obsoleta ma non i temi universali della storia dell’uomo. Mi viene in mente proprio una battuta dell’Odissea :-“Un naufrago va accolto sempre. Per legge umana e divina “. Cosa c’ è di più attuale?”

foto di Antonio Parrinello

Nutre maggiore predilezione per i ruoli classici? Le piacerebbe assumere le vesti di un personaggio comico?

“Mi piace molto interpretare i grandi personaggi classici (credo di aver detto un’ovvietà), ma sono anche un lettore molto attento alla drammaturgia contemporanea, sia italiana che estera, e cerco sempre testi nuovi da affrontare. Qualche amico caro mi prende in giro dicendo che sono un “attore specializzato in disgrazie e catastrofi” (vedi che amici!). In effetti, non ho fatto moltissimi ruoli comici, specialmente negli ultimi anni, da quando cioé, ho iniziato a studiare per “primo attore” (che è un mestiere diverso dall’attore, implica molto più impegno e fatica). Certo che mi piacerebbe: credo che far ridere sia molto più complicato che  far piangere.”

Differenze o elementi in comune fra l’attore, l’uomo e il padre?

“Sono entità indissolubili quello che faccio in scena è frutto di quello  che sono nella vita. Anche quando il personaggio che interpreto è diametralmente opposto a me.”

Se dovesse portare tre elementi su di un isola, cosa sceglierebbe?

“Dipende dall’isola: se fosse un’isola deserta, acqua, un acciarino e un coltello. Se fosse la Sicilia, porterei un po’ di Amore per la nostra terra, Rispetto per la nostra storia e Lungimiranza per il nostro futuro.”

foto di Salvo Nicolosi /SEF

 

La foto di copertina è di Emanuela Castorina /SEF

 

 

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