Alla ricerca delle radici ebraiche della nostra cultura

CATANIA – Si è svolta anche a Catania la Giornata Europea della Cultura Ebraica, la manifestazione che invita la cittadinanza a scoprire luoghi, storia e tradizioni degli ebrei in trentacinque Paesi d’Europa.
L’appuntamento, giunto alla diciottesima edizione, coordinato e promosso in Italia dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è in continua crescita: sono state ben ottantuno quest’anno le località che hanno aderito nel nostro Paese, sette in più dello scorso anno. A comporre, da nord a sud, dalle grandi città ai piccoli centri, il mosaico di una giornata a porte aperte, che intende favorire la scoperta del patrimonio culturale ebraico, con visite guidate a Sinagoghe, musei e antichi quartieri ebraici, e con centinaia di iniziative tra concerti, spettacoli, conferenze, visite archeologiche, mostre e assaggi di cucina kasher.

Grande rilevanza ha avuto quest’anno la Sicilia, regione prescelta quale centro delle iniziative, dove si sono svolti eventi in cinque diverse località, con un fitto calendario di appuntamenti in particolare a Catania e Palermo.
Una occasione dal grande valore simbolico, visti i lunghi secoli di assenza della minoranza ebraica dalla regione, un tempo sede di numerose e fiorenti comunità ebraiche: una presenza bruscamente interrottasi sul finire del XV secolo, con l’espulsione degli ebrei dalla Spagna e dai domini spagnoli, Sicilia e buona parte del meridione inclusi. Oggi, dopo molti secoli, l’ebraismo in Sicilia torna a fiorire, con tante occasioni di incontro che stimolano la curiosità della società siciliana, entusiasta di scoprire una parte del proprio passato e delle proprie radici. Porre la Sicilia al centro della Giornata Europea della Cultura Ebraica è dunque un omaggio a questi germogli di rinascita.

Il tema, che ha unito idealmente tutti gli eventi, è stato quest’anno “La Diaspora. Identità e dialogo”. Uno spunto per scoprire la storia dell’esilio del Popolo ebraico, durato quasi due millenni, a seguito delle due Diaspore dalla terra d’Israele occorse nell’antichità, e poi ulteriormente disperso a causa di altre vicissitudini storiche. Un fenomeno la cui dolorosa complessità ha dato vita, al contempo, a importanti espressioni identitarie all’interno dell’ebraismo, contribuendo in modo sostanziale alla creazione del melting pot culturale che lo caratterizza oggi.

Da diciotto anni, la Giornata Europea della Cultura Ebraica è un momento di condivisione e di incontro, nel segno della fraternità tra i popoli e della volontà di sfatare qualche pregiudizio che ancora oggi sussiste, favorendo la conoscenza di una cultura antica e al contempo vivissima, parte integrante della storia d’Italia e d’Europa.
E’ ancora possibile consuLtare il programma completo dell’iniziativa al sito :
www.ucei.it/giornatadellacultura/programmi

La Giornata Europea della Cultura Ebraica gode del Patrocinio del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. E’ inoltre riconosciuta dal Consiglio d’Europa.” (note di redazione)
L’inaugurazione della Giornata a Catania si è tenuta alle ore 17.00, nella Sala Bellini di Palazzo degli Elefanti (Piazza Duomo), alla presenza di autorità nazionali e locali, con gli interventi del Sindaco Enzo Bianco, del Ministro Consigliere dell’Ambasciata d’Israele Rafael Erdreich e della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
A seguire, alle 17.30, in Sala Bellini, ha preso vita il convegno sulla presenza ebraica in Sicilia, con interventi dello studioso Nicolò Bucaria, su “La presenza degli ebrei mitteleuropei a Catania negli anni ‘20 e ‘30 e il loro contributo alla vita economica e culturale della città”, di Nadia Zeldes dell’Università Ben Gurion di Israele, su “Il mondo culturale degli ebrei Siciliani: fra identità ebraica e identità locale”, e di Myriam Silvera, dell’Università Tor Vergata e coordinatrice del Diploma Universitario e del Master in cultura ebraica dell’UCEI, su “Le espulsioni del 1492 dalla Spagna a Catania”.
Dal 10 al 23 settembre 2017, inoltre, è visitabile la mostra, presso le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero, “Gli Ebrei in Sicilia”, riproduzione a cura dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane e Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia della mostra “Sicilia Judaica – 2000 anni di presenza ebraica in Sicilia”, realizzata dalla Regione Sicilia-Assessorato Regionale dei Beni Culturali e della Pubblica Istruzione. Arricchita da due pezzi rari della Biblioteca Ursino Recupero. L’inaugurazione della mostra si è tenuta la mattina di domenica 10 settembre, alle ore 10.30.
Essa rimarrà aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.30, il sabato dalle 09.00 alle 11.30.
Imperdibili gli interventi degli studiosi che hanno riferito sulle localizzazioni e sviluppi delle comunità e sulle tormentate vicende di un popolo che non trova ancor oggi pace. Le presenze degli Ebrei sono assai maggiori rispetto a ciò che si conosce: dopo la diaspora del ’70 d.C. erano numerosissimi: sino al 1492, nessuna regione aveva registrato tante presenze, sebbene le percentuali non fossero esatte, si pensa che la forbice fosse fra il 5 ed il 50 %. Indiscutibili commercianti e grandi banchieri, avevano finanziato nello stesso anno sia la guerra di liberazione dallo straniero musulmano che gli arabi stessi. Il 31 marzo del 1492, viene proclamato l’Editto di Granata in Spagna ed il 18 Giugno successivo, un editto di pari contenuto in Sicilia. Ma i presupposti sono o sembrerebbero assai diversi. In spagna, dopo la cacciata degli arabi si vuole evitare la reintroduzione dei Musulmani e viene assottigliata la credibilità verso il “conversus”, il nuovo cristiano, perché sempre di origine ebrea, comunque impura. In Sicilia, in verità, si voleva frenare la politica di proselitismo da parte degli ebrei; anche se coesistenti nello stesso nucleo familiare scelte religiose diverse, non si erano mai registrati incidenti fra Cristiani ed Ebrei. Dunque, l’editto del 18 Giugno 1492, non sembra avere una spinta endogena, ma piuttosto mutuata dalla Spagna che temeva la superiorità finanziaria dei “Marrani”. In via Gisira a Catania, si riscuoteva al tempo una tassa a carico degli Ebrei che già gli Arabi avevano imposto e che prendeva il nome di “gezia o jizia”.

Il Sindaco Bianco, alla fine della conferenza, ha dichiarato: «Di straordinario interesse ciò che ho ascoltato e che conferma la validità di talune iniziative intraprese nell’ambito del settantesimo anniversario della Festa della Liberazione del 2015, quando venne intitolata una strada di Catania a Géza Kertész ungherese, allenatore del Catania, giocatore in Italia per diverse squadre dal 1925 al 1943, quando decise di tornare in patria da nazionalista qual era e combattere col grado di tenente colonnello nell’esercito ungherese. Portò in salvo innumerevoli ebrei chiusi nei campi di concentramento e scoperto, venne fucilato il 6 febbraio 1945, a pochi giorni dalla liberazione. Al suo funerale parteciparono moltissime persone e tantissimi catanesi andarono lì per tributargli stima e l’ultimo saluto. Dopo quasi ottant’anni dalle leggi razziali fasciste, si ripresentano nuove e subdole forme di razzismo. Sono orgoglioso di aver accolto a Catania la delegazione , ricordando che in più occasioni il cittadino catanese non si è tirato indietro, dando ospitalità a uomini, donne, bambini scappati da situazioni di disagio inimmaginabili e qualche volta anche dando l’ultima dimora alle vittime, troppe, del mare».

La Giornata a Catania si è conclusa nella corte del Palazzo degli Elefanti, con il concerto di musiche della diaspora ebraica di Yakir Arbib, talentuoso pianista italo-israeliano, nato da genitori nati in Italia, ma di origine ebrea. Vive a Berlino, ma si sente cittadino del mondo ed ama affermare che imparare l’uno dall’altro accresce il senso di fratellanza…

guestauthor Autore
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One Comment

  • 28 Novembre 2017 @ 8:39 Susanna Valpreda says:

    Interessantissimo incontro! Nel mio piccolo, da appassionata di storia della Sicilia tardoantica e bizantina, mi sto occupando di raccogliere tutto il materiale disponibile sulle comunità ebraiche di quel periodo per il mio prossimo libro. Intanto una piccola anticipazione l’ho fatta nell’articolo su mediterraneoantico: http://www.mediterraneoantico.it/pubblicazioni/magazine/gli-ebrei-nella-sicilia-bizantina/

    Togliere il velo di oblio calato su quel periodo mi sta rivelando moltissime notizie affascinanti che desidero condividere con chiunque se ne interesserà.

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