A Trapani è andato in scena “Melograni”: atto unico per voce e corpo

In Sicilia la coltivazione del melograno negli ultimi anni ha avuto un boom nella provincia di Trapani, dove questo albero fruttifica nelle cave di tufo abbandonate, rivelatesi particolarmente adatte alla maturazione di questo frutto mitico.
Proprio a Trapani è andata in scena una rappresentazione teatrale intitolata “Melograni”: atto unico per voce e corpo. Pubblichiamo di seguito la recensione che ha scritto Francesca Cannavò.

Una rockstar diventa stella.
Nell’attimo perfetto dove tutti diviene nulla, in cui lo specchio si unisce all’immagine, in cui la volontà diviene consapevolezza, ecco che accade.
L’urlo più potente lo hanno visto tutti, sul palco: lei, nella vita.
Smesse le parole, deposte nel sarcofago le corde del canto, la voce diviene danza: totale.
E’ quello che abbiamo visto accadere a Officina Teatro LMC, a Trapani, nella scuola dell’Arte “underground di fatto”, dove prendono luce già da anni manifestazioni d’Essere potenti e indomabili, dove ogni furibondo combattimento coi fatti dell’anima diviene creazione energetica materializzata nello spazio scenico in forma di suono, movimento e luce.
La splendida splendente forma questa volta è data dalla straordinaria Lucia Poma che in Melograni offre una performance da protagonista assoluta, recitando un monologo impegnativo, scritto da Alma Passarelli Pula, compiendo “l’estrema operazione d’esser cieca di parola”, sostenuto da un danzato che sfida molteplici forze sia fisiche che emotive.
La voce di Lucia commuove, commuove nell’esserci raccontando, commuove ancor di più di quando non c’è, quando l’urlo muto si materializza in sostanza scenica investendo gli spettatori in forza d’urto stupefacente, che inchioda. (Sarebbe a tal proposito tentare l’esperimento di immortalare i volti degli spettatori nel momento della visione).
E allora par di ritrovarsi nel momento terribile e magnifico dell’attimo iniziale, dell’assoluto fermo istante prima che esploda la materia; in perfetta imperfezione, proprio come melograna, simbolo di creazione, che aderisce alle immagini ideali dell’inizio dell’universo sia del follicolo appena fecondato.
E allora i ricordi che intervengono a colmare la mancanza suggeriscono il percorso, l’espansione della creazione fino al momento critico, quello della consapevolezza del cammino, della direzione della marcia e dell’aggiustamento della rotta.
Le musiche accurata,mente scelte quasi fungono da palcoscenico alternando i ritmi del rock in crescendo fino al culmine della voce più graffiata, più viva: quella di Kurt Cobain.
Alla fine dello spettacolo il pubblico: muto, fermo, atterrato, scroscia l’applauso, infinito, dopo sette minuti.

Officina Teatro inc.

La cantante
Lucia Poma

I ricordi
Matilde Sofia Fazio, Alessia Riccio
Alma Passarelli Pula, Rosalba Santoro

Regia
Enzo Caputo

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