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A ciascuno il suo: il sesso dei Santi

In Iran le proteste vengono represse con il sangue e quello che sta accadendo alle donne di quel Paese, a causa di un regime teocratico che pretende di annientare in nome di Dio la capacità di agire e pensare, non può lasciarci indifferenti. Ma non deve lasciarci indifferenti neanche l’atteggiamento che il cattolicesimo ha avuto, pure in anni recenti, nei confronti delle donne, considerate dalla Chiesa esseri imperfetti e incapaci dunque di attingere alla trascendenza e alle più alte vette dello spirito.
Ne è una prova l’episodio che stiamo per narrare e che abbiamo letto in una autorevole pubblicazione: la “Storia del Cristianesimo”, in più tomi, scritta dall’abate de Berault-Bercastel ed epigoni, pubblicata a Napoli nel 1842.

In quell’eminente libro si apprende che a Roma domenica 24 maggio 1807, festa della Trinità, il sommo pontefice Pio VII, seduto in trono e circondato da prelati, arcivescovi e vescovi, cardinali ed abati mitrati, tenne nella basilica vaticana addobbata magnificamente una solenne cerimonia di canonizzazione, in virtù della quale iscrisse nel “catalogo dei santi” i nomi di cinque beati, “autori” di comprovati miracoli.

Una gran calca di fedeli, accorsa da tutte le parti d’Italia e perfino dall’Ungheria e da quella regione storica che si chiamava Boemia, ascoltò il sovrano pontefice intonare il Te Deum ed acclamare i nuovi santi: Francesco Caracciolo, Benedetto di San Filadelfo, Angelo Merici, Coletto Boilet e Giacinto Marescotti.

Tutti maschi? Ma neanche per sogno! In realtà tre erano donne – Angela Merici, Colette Boilet e Giacinta Marescotti – ma i loro nomi furono trascritti al maschile, quasi che una donna (ad esclusione di Maria, delle martiri e di poche altre) non possa essere santa ma, al massimo, una bizzocca bacchettona.
Eppure le donne assurte alla gloria degli altari nel 1807 non erano certo delle sconosciute nel mondo ecclesiastico: Angela Merici (1474-1540) fu la fondatrice delle Orsoline, una congregazione che si sviluppò massicciamente in Francia e nei Paesi Bassi nei secoli XXVII e XVIII. Anche la francese Colette Boilet (1381-1447), da parte sua, fu fondatrice di un ordine monastico abbastanza diffuso. Meno famosa era invece l’italiana Giacinta Marescotti (1585-1640) una monellina di buona famiglia, scavezzacollo prima di avere la crisi mistica.

Stupisce che l’estensore della Storia del Cristianesimo abbia preso fischi per fiaschi. Non solo mascolinizza i nomi delle sante, ma fa di più: nega individualità anche al primo santo nero della cristianità. Razzismo contro chi era di colore? Non so. Certamente però il Benedetto di San Filadelfo, erroneamente citato tra i beati fatti santi nel 1807, altri non era che il “nostro” San Benedetto da San Fratello, il messinese detto anche San Benito o San Benedetto il Moro perché figlio di “immigrati”, o meglio di schiavi, provenienti dall’Africa: ma questa è un’altra storia.

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