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8 Marzo, Parliamo di Donne: Viviana Toscano, il mestiere di attrice e la sua vita altruista e coraggiosa.

Viviana Toscano, grandi occhi neri che riescono ad esprimere ciascun pensiero attraversi la sua mente, ogni sentimento alberghi nel suo cuore. Nel nome, la parola “Vivi”, forse predestinata per la vitalità che la contraddistingue, per l’impeto e lo slancio più forti di ogni dolore e fatica. Una espressività potente che solo attraverso il mestiere di attrice poteva moltiplicare in innumerevoli riflessi, per ogni ruolo abbia interpretato. Se ne accorge Nicola Costa quando la osserva durante i corsi di recitazione all’Accademia d’arte drammatica Giovanni Grasso (oggi “Centro Studi Teatro e Legalità – Laboratorio Teatrale Accademico Permanente”), nel 2013; e da lì il suo percorso di attrice svelata diventa magnifico. Oltre al talento che la rende magica sul palcoscenico: indimenticabile la sua interpretazione “da ubriaca” durante la festa di San Silvestro nel secondo atto del lavoro “Attrazioni cosmiche” alla Sala Chaplin!

Come per tutte le persone speciali che la vita mette alla prova, la sua strada ogni tanto le ha presentato bivi inattesi, fondi scalcinati e lei ogni volta si è risollevata, trovando con grande fede spiegazione laddove spesso è impossibile spingere la ragione. Ammalata di sclerosi multipla, ha trascurato subito il rischio di chiudersi in se stessa e si è attivata per diffondere la cultura della non-paura, dell’importanza dell’indagine clinica, della cura che esiste e che può migliorare la qualità della vita. E’ un’attivista preziosa per l’Associazione AISM, anche grazie al suo grande senso dell’altruismo.

  

<<Mi  presento: Viviana Toscano, classe 1994, testarda come un toro, amante della mia splendida famiglia, ventisette anni anagrafici ma molti di più nel cuore, all’incirca trentacinque, dovuto al fatto che i miei genitori si sono presi una pausa durata nove anni dalla nascita di mio fratello. Dai miei primi giorni, ho avuto l’esigenza di dover comunicare qualcosa, sembravo una “cazzuta”; ma poi all’improvviso la invincibile voglia di spaccare il mondo si è trasformata in un grande vuoto incolmabile con i tratti ed il nome di mio fratello Angelo, scomparso prematuramente all’età di 26 anni nel 2005, in “un batter di ciglia”. E la Viviana che voleva procedere con esuberanza ha dovuto rallentare il passo, essendosi ormai mutata in un’anima fragile con le ali spezzate.>>

  

<<Il lutto inevitabilmente ti stravolge i piani rendendoti diversa dalla massa, soprattutto se lo si affronta all’età di undici anni, quando ancora non sai cosa ne sarà della tua vita, perché passi dalla pubertà ad una fase adolescenziale, ti viene sradicato un pezzo di te e le prospettive mutano definitivamente. Ma ecco che nel mio vocabolario entra una parola a me del tutto sconosciuta: Teatro!>>

<<Nel 2013, durante l’ ultimo anno del liceo linguistico, la mia insegnante di inglese, la mitica Prof Celi, mi da l’opportunità di fare la Poncia della Casa di Bernarda Alba in lingua spagnola, facendo riaccendere una piccola fiammella dentro al mio cuore. Così, sostenuta dalla famiglia, che per me è il fulcro della mia vita, inizio un percorso di studi con Nicola Costa nella sua Accademia D’Arte Drammatica Giovanni Grasso, dove ho avuto l’opportunità di conoscere attori del calibro di Egle Doria e Silvio Laviano. È proprio grazie a loro e allo stesso Nicola, se quella fiammella poco alla volta è diventata più forte fino a farmi esplodere nelle vene una passione chiamata appunto Teatro!>>

 

<<E da allora che, tra i vari corsi e i laboratori, inizio a lavorare con la grande Paola Abruzzo, figlia d’arte, con la famiglia Saitta poi, fino ad approdare nel 2018 alla realtà di Elisa Franco, anima buona ed affine alla mia. È proprio grazie a lei e al suo primo spettacolo di cartellone, “Nella città l’inferno” tratto dalla pellicola che vede protagonista la mitica Anna Magnani, che un piccolo incidente di percorso mi porta a prendermi una pausa forzata da tutto ciò che per me era diventato un riparo, una seconda casa. Scopro di essere malata di Sclerosi Multipla, e mi devo rialzare nuovamente e dire ad alta voce che IO SONO SUPERIORE ALLA MALATTIA, e che se la morte di mio fratello mi aveva solo trasformata, la malattia di certo non mi avrebbe uccisa. Ebbi accanto le persone giusta, come Elisa Franco che mi fu di grande aiuto dicendo una frase che porterò sempre marchiata sul cuore: “Abbiamo iniziato insieme questo spettacolo e lo porteremo insieme in scena”. La speranza, l’amicizia, la solidarietà di chi mi voleva bene e lavorava con me, durante il mio soggiorno a “cinque stelle” al Policlinico, l’aiuto costante di mio padre a farmi studiare il copione, erano linfa vitale per me, per dimostrare a lei e al pubblico che io ero capace nonostante dentro di me avessi una bestia che si ciba delle paure e delle ansie, rendendomi per l’appunto “sclerata”. Io sono più forte della patologia. E io non sono la mia malattia ma posso essere ciò che voglio.>>

 

<<Da quel primo spettacolo insieme, si è formato un sodalizio artistico con Elisa Franco e la sua compagnia “La Carrozza degli Artisti”, con numerosi spettacoli, da “Bernarda Alba” ad “Orchidea Nera”, (tratto da uno scritto di Mario Bruno, sulla vicenda dei Marchesi Stampa di Soncino); “Una lunga attesa” con la regia di Nicola Costa, dove in scena eravamo  Alice Sgroi, Carmela Sanfilippo, la stessa Elisa Franco ed io, quattro donne totalmente diverse, quattro personalità che si incontrano e si raccontano, sfiorando storie di vita privata attorno ad un tavolo da gioco in un carcere femminile. Segue la “Rosa Tatuata”, dove impersono il ruolo della figlia Rosa delle Rose, una ragazzina innamorata di un giovane marinaio (Alberto Abbadessa), fino ad arrivare ad “Attrazioni Cosmiche” con Laura Giordani e Alice Ferlito.>>

  

<< La Pandemia ha poi generato una rivoluzione enorme e come si sa, l’ordine meticolosamente aggiustato è stato stravolto da una quiete assordante, durante la quale sono saltati teatri, compagnie e lavori. Grande rammarico è stato non poter portare in scena “Anna dei miracoli”, tratto dal film in bianco e nero con Anne Bancroft e Patty Smith, progetto per il quale con Elisa Franco avevamo speso tanta energia ed entusiasmo. Ad una settimana esatta dal debutto che mi avrebbe vista impegnata nel ruolo della ragazzina sordo-cieca. Mi auguro solo, che ora che si conosce questo “uomo nero” chiamato Corona Virus, la società possa iniziare a riprendersi poco alla volta anche grazie ai vaccini, e che i settori più colpiti e martoriati della cultura possano tornare a risplendere e portare l’anima nuovamente fra le persone appassionate>>

 

<< Non è stato facile, anzi… Ma in questo anno e mezzo di assenza dalle scene ho raccolto le forze per non cadere in depressione e la scrittura è arrivata prepotente da me: ho elaborato uno scritto, un romanzo, il primo per inciso che spero a breve prenda la strada della carta stampata; mi sono dedicata anche ad una raccolta di poesie, che spero di pubblicare entro la fine dell’anno. Non trascurando la speranza di poter poter continuare a crescere artisticamente.>>

<<I miei cassetti trasbordano di sogni e forse dovrei tenerli per me, segreti… Uno in particolare credo che sia condivisibile con tutti voi: essere felici, perché quando conosci questo benessere ne vieni talmente pervaso fino a dentro le ossa da sentirti pieno, un momento magico che purtroppo dura solo pochi attimi e poi chissà quando si ripresenta, che vorresti durasse in eterno…! Ecco, io non sogno chissà che cosa o di lavorare chissà con chi: sogno di poter stare finalmente bene e di vedere felici le persone che amo, di potermele godere il più a lungo possibile, perché gli affetti familiari ci sembrano sempre eterni, però poi… >>

<<Beh, poi indubbiamente di poter ritornare a respirare l’odore del palco che mi manca come l’aria.>>

Foto di Dino Stornello

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