Catania, la città dove i comitati d’affari non esistono (o almeno così pare)

Catania, la città dove i comitati d’affari non esistono (o almeno così pare)

Di fronte alle numerose inchieste che negli anni hanno interessato il mondo delle aste giudiziarie in varie parti d’Italia, viene spontaneo pensare che il fenomeno sia complesso, articolato e degno della massima attenzione.

In diverse Procure italiane si sono registrate indagini che hanno coinvolto soggetti appartenenti ai più diversi ambiti professionali. Vicende finite sui giornali, processi, arresti, accertamenti e dibattiti pubblici hanno alimentato il sospetto che attorno alle aste giudiziarie possano talvolta svilupparsi interessi non sempre trasparenti.

Ma a Catania, evidentemente, tutto questo non accade.

Qui sembra regnare una sorta di perfezione istituzionale che meriterebbe probabilmente studi universitari dedicati.

Nessun comitato d’affari.

Nessun sistema opaco.

Nessuna anomalia degna di approfondimento.

Nessun intreccio da verificare.

Tutto lineare, tutto regolare, tutto perfetto.

O almeno questa è l’impressione che potrebbe trarre un cittadino osservando il numero di denunce, esposti e segnalazioni che finiscono spesso nel grande archivio delle questioni considerate non meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Tra coloro che da anni sollevano interrogativi vi è anche Alessio Ossino, coordinatore nazionale di Consitalia, associazione impegnata nella tutela dei consumatori e degli utenti.

Secondo Ossino, il problema non sarebbe soltanto ciò che emerge dalle denunce, ma soprattutto ciò che non emerge mai.

Una differenza non da poco.

Perché quando una vicenda viene approfondita, si può essere d’accordo o meno con le conclusioni raggiunte.

Quando invece una vicenda non supera nemmeno la soglia dell’approfondimento, il dibattito si ferma prima ancora di iniziare.

Da qui la decisione annunciata di promuovere iniziative pubbliche e forme di protesta civile, compresa l’ipotesi di uno sciopero della fame davanti al Tribunale di Catania.

Non per contestare sentenze.

Non per sostituirsi ai magistrati.

Ma per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una domanda apparentemente semplice:

possibile che in una realtà complessa come quella delle aste giudiziarie non vi sia quasi mai nulla da approfondire?

La questione assume particolare rilevanza per chi, come Ossino e altri cittadini, afferma di aver perso immobili venduti all’asta e di aver successivamente presentato esposti, segnalazioni e richieste di verifica rimaste, a loro dire, prive di risposte ritenute soddisfacenti.

Naturalmente ogni richiesta di archiviazione deve essere valutata caso per caso e ogni magistrato opera nell’ambito della propria autonomia e indipendenza.

Ma proprio per questo motivo molti cittadini chiedono motivazioni sempre più dettagliate, comprensibili e verificabili.

Perché una democrazia moderna non si misura soltanto dalla correttezza delle decisioni.

Si misura anche dalla capacità delle istituzioni di spiegare ai cittadini il perché di quelle decisioni.

Nel frattempo, tra un’esposizione, una denuncia e una proposta di archiviazione, resta una curiosità.

Se davvero non esistono comitati d’affari, sistemi opachi o anomalie da approfondire, allora Catania potrebbe candidarsi a diventare un caso di studio internazionale.

La prima città al mondo dove, nel settore più discusso e controverso del diritto dell’esecuzione forzata, tutto funziona così bene da non richiedere quasi mai ulteriori verifiche.

E se invece qualche domanda meritasse ancora una risposta?

Forse è proprio questo che molti cittadini continuano a chiedere

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