“Gente di Facili costumi”: Il tour siciliano della commedia di Nino Manfredi diretta dal figlio Luca, con Flavio Insinna e Giulia Fiume

“Gente di Facili costumi”: Il tour siciliano della commedia di Nino Manfredi diretta dal figlio Luca, con Flavio Insinna e Giulia Fiume

Prodotta da La Pirandelliana, la pièce riporta in scena un’opera che, sin dal suo debutto nel 1988 con lo stesso Nino Manfredi e Lia Tanzi, si è imposta come tra le più riuscite degli ultimi decenni del teatro italiano. «Gente di facili costumi” – spiegava il magnifico attore – “è una commedia che sviluppa, in maniera paradossale, un fondamentale problema etico: in una società come la nostra, dove tutto si avvilisce e si corrompe, che valore hanno ancora l’onestà, la dignità, il rispetto dei più profondi valori umani?»...

Dal 12 al 20 Maggio 2026 , il tour siciliano di Gente di facili costumi: Modica (Teatro Garibaldi), Catania (Teatro ABC, inserita nella stagione “Turi Ferro” 2025/2026), Marsala (Teatro Impero) ed infine Ragusa (Teatro Duemila).

Regia di Luca Manfredi che al padre aveva già dedicato un film, «In arte Nino», un documentario, «Uno, nessuno, cento Nino» in occasione dei cento anni dell’attore, nel 2021, in un serata al Teatro Argentina gremito di attori, impresari, addetti al settore. E un libro, «Un friccico ner core», in cui il regista racconta del rapporto col genitore.

Dopo ventisette anni, durante i quali non siamo diventati nè più onesti e neppure più buoni, il tema è un archetipo e la commedia viene riproposta egregiamente interpretata da Flavio Insinna e Giulia Fiume.

Un piano di differenza che annulla le differenze fra persone di opposta personalità ma con identici suggerimenti dell’subconscio: lui, Ugo, sogna di scrivere un soggetto per il cinema, fatto di paradossi intellettuali e riflessioni sociali, un testo che spinga lo spettatore al ragionamento, che lo lasci stupefatto e metta in moto il suo cervello attuando fattori di consapevolezza invece che di supina accettazione.

Lei, Anna, donnina allegra che lavora in una stanza d’albergo col nome professionale di Principessa: a lei davvero piacciono le principesse, e i personaggi favolosi che vengono rappresentati nelle giostre e quello è il suo sogno: averne una tutta per sé. Il suo appartamento, umido ed essenziale contiene cavallini, carillon, e una grande foto di Raffaella Carrà. E al ritmo di una sua canzone che si presenta sulla scena la protagonista: è rientrata dal lavoro in una notte di pioggia portandosi dietro un brutto raffreddore; cerca di trovare sollievo in un bagno caldo, ma la scadente impermealizzazione del pavimento causa un allagamento all’inquilino del piano di sotto che alle tre di notte si precipita sopra a protestare anche per l’alto volume del mangiadischi. Così Anna ed Ugo si conoscono di persona, sebbene in più di un’occasione ciascuno si è chiesto chi fosse l’altro e che lavoro svolgesse. Da qui in poi, un esilarante fitto dialogo fra i due, in un italiano rivisitato quello di lei e rispettando ogni regola grammaticale quello di lui, che appresso cercherà di istruire l’esuberante ragazza.

Sin dal primo momento, così come era nelle intenzioni del suo autore Nino Manfredi, i due protagonisti non si pongono l’una verso l’altro in atteggiamento giudicante, magari si scherniscono reciprocamente con ilarità spontanea lei, più ricercato lui. Apparentemente disillusi dal ribaltamento dei valori di premialità ed onestà, e surclassati dallo standard “geni incompresi ma cretini capiti”, entrambi fanno “marchette” per sopravvivere in una società che non si accorge di loro se non per giudicarli senza conoscerli: Ugo vende il proprio talento e Anna il corpo.

Personaggi spogliati da auree eroiche, ma di presa immediata sul pubblico, rappresentano modelli di semplicità e di istruzione ed infine dell’adattamento perché è innegabile che in ognuno di noi esiste un punto di osservazione forzato, un valore tradito. A quel punto ciascuno ha un piano B per sopravvivere, in disarmonia con se stesso ma con la possibilità di pagare le bollette. Se l’evoluzione narrativa che si sviluppa letteralmente su un solo piano ci fa divertire, l’epilogo ci lascia con la speranza che da lì si può ripartire e anche se da una strada più tortuosa, alla meta si può comunque arrivare.

Nel 1988, ebbi la fortuna di poter assistere alla prima edizione della commedia interpretata dallo stesso Nino Manfredi, nel ruolo di Ugo e da Lia Tanzi nel ruolo di Anna; che il figlio Luca abbia ripreso il soggetto del padre e di Nino Marino e lo abbia portato in scena con Flavio Insinna e Giulia Fiume è stata davvero una intuizione geniale. Innanziatutto, nemmeno per un istante si indugia nel rischio di mettere a confronto le due versioni, ma le interpretazioni furono e sono così eccellenti, che al massimo si potrebbe parlare di altre e alte prove d’attori. Entrambi affrontano i rispettivi ruoli con un impegno fisico costante il cui tono non si esaurisce per due ore e mezza.

Flavio Insinna è camaleontico, nel senso più classico dell’attributo, ovvero riesce a confondersi col personaggio rendendolo denso di senso ed umanità, trasfigurandolo nella sua finzione scenica per l’ottima padronanza della voce, del gesto, del movimento di scuola proiettiana, nozioni amplificate da un talento  naturale che lo rendono capace di adattarsi a qualsiasi ruolo. Che sia il Capitano Anceschi che tutti abbiamo amato in Don Matteo con Terence Hill e Nino Frassica (mai triade fu meglio formata!); oppure il presentatore dei David di Donatello, commentatore a latere degli Eurovision Song Contest; ancora conduttore di edizione di successo di Affari Tuoi e L’Eredità; nell’interpretazione di Don Pietro Pappagallo che ha commosso tutti, Flavio Insinna corrisponde continue prove d’artista a tutto tondo.

Possiede anche un lato filantropico di cui parla solo per coinvolgere chi ascolta nelle attività umanitarie a cui partecipa in prima persona, ma non per esaltare il proprio altruismo: “La beneficienza va detta oltre che fatta perché il nostro a volte è un mondo chiuso e chi ha la fortuna di avere qualcosa, come il sottoscritto, ha il dovere di aiutare.

Giulia Fiume recita nel suo, nel nostro catanese affrontando il personaggio con sicurezza e padroneggiandolo per tutto il tempo con tempi comici vibranti  e studio particolareggiato dei movimenti spesso scomposti perché Anna è così, matta ma saggia. “Parlare nella mia lingua, a Catania come a Milano, mi ha dato la possibilità di fortificare il mio personaggio con quel folklore che io conosco bene e di marcarlo con quella poetica etica che racchiude il meglio della sicilianità”. L’attrice è una delle poche italiane che svolge questo mestiere perchè brava: ogni sua interpretazione  (Carmela LoBosco, la sorella di Lolita, poliziotta in Sotto Copertura 2, la prof di ginnastica dell’edizione n° 11 di Don Matteo; al cinema con Confusi e Felici di Massimiliano Bruno e sul Web con una sit comedy, Via La Spezia 127 che la vede autrice ed interprete) o partecipazione, come ad esempio la tribuna talk, a cui ho avuto il piacere di prendere parte, si fa notare non per esibizionismo, non perchè sgomiti o si metta in prima fila, ma piuttosto per il carisma, per l’indiscutibile talento e per la semplicità.

Mille piani di lettura” – affermano i due protagonisti – “ogni sera, ci accorgiamo di nuovi aspetti della commedia che si svelano a noi, malgrado da oltre un anno e mezzo siamo in tour con Gente di facili costumi, ci arrivano nuovi spunti, nuove idee.  Sin dal primo momento, anche grazie alla libertà che ci ha dato Luca Manfredi nell’assimilare ed esprimere i personaggi, non abbiamo pensato di emulare Nino Manfredi quanto di rispettarlo come autore. Per noi è importantissimo il riscontro del pubblico che se si diverte, ci gasa, ci stimola a dare il massimo durante quella serata, quel momento di interpretazione”

Protagonista di altro livello è l’appartamento, scena importante, estremamente particolareggiata nei dettagli e suddivisa in spazi diversi, sia in lunghezza che in profondità; colpiscono parecchio il contrappeso e le funi di trazione dell’ascensore, messe addirittura in movimento. Ogni strumento di scena è idoneo e pertinente, l’atmosfera generale aiutata da un attento studio delle luci sembra essere la proiezione ambientale delle condizioni dei due abitanti, nella misura in cui come la casa è adattata, loro alla vita si sono dovuti adattare, ma osservando sempre lo sforzo di corrispondere bellezza e gentilezza, dentro e fuori.

Emergency e la Comunità di Sant’Egidio con le proprie campagne seguono il tour e al termine della serata, donando qualsiasi cifra ai volontari presenti all’ingresso dei teatri con teche sigillate e trasparenti, lo spettatore, oltre al bello di cui ha goduto, può avere un’ennesima occasione di crescita “perché il pronome IO è il pidocchio del discorso”.

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