Sicilia, autotrasporti in sciopero: porti fermi e rischio scaffali vuoti. Si fermano anche pesca e armatori

Sicilia, autotrasporti in sciopero: porti fermi e rischio scaffali vuoti. Si fermano anche pesca e armatori

Cresce la tensione in Sicilia dopo l’avvio del fermo degli autotrasportatori, che da giorni sta paralizzando le attività nei porti commerciali dell’Isola. La protesta, che durerà almeno cinque giorni, sta già producendo effetti significativi sulla catena di approvvigionamento, con il concreto rischio di scaffali vuoti nei supermercati entro pochi giorni.

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha convocato le parti e annunciato un intervento straordinario: un emendamento da 25 milioni di euro per sostenere le imprese colpite dal caro carburante, misura che interesserà non solo il comparto dell’autotrasporto ma anche agricoltura e pesca.

Nel frattempo, il fronte della protesta si amplia. Dopo l’adesione massiccia degli autotrasportatori – con circa il 90% delle aziende del trasporto intermodale ferme – anche il comparto della pesca e gli armatori hanno deciso di affiancare la mobilitazione.

La Federazione Armatori Siciliani ha infatti comunicato che gli operatori del settore pesca aderiranno alla protesta senza attuare blocchi, ma lasciando le imbarcazioni ferme nei porti. Una scelta che punta a mantenere il carattere civile e responsabile della mobilitazione, pur evidenziando con forza la gravità della situazione economica.

Secondo quanto riferito dagli operatori del settore, si registra già una discreta adesione, anche se non mancano casi isolati di imbarcazioni che continuano l’attività, spesso in condizioni di forte difficoltà economica. Si tratta, viene sottolineato, di operatori che proseguono il lavoro esclusivamente per non lasciare inattivi i propri dipendenti, arrivando talvolta a operare in perdita.

Una situazione che solleva interrogativi sulla sostenibilità nel medio periodo. “Fino a quanto potrà durare questa condizione?”, si chiedono gli addetti ai lavori, evidenziando un quadro ormai al limite.

A rafforzare il fronte della protesta interviene anche l’Associazione Pescatori Marittimi Professionali (A.P.M.P.), che segnala come i pescatori italiani stiano aderendo in percentuali significative allo sciopero, in piena sintonia con gli armatori.

Intanto, anche le marinerie impegnate nella campagna del pesce spada stanno adeguando le proprie attività: i pescherecci già in mare rientreranno nei porti più vicini, contribuendo di fatto al rallentamento complessivo del comparto.

La protesta nasce dall’aumento insostenibile dei costi dei carburanti, aggravato dalle tensioni internazionali degli ultimi mesi, che ha colpito duramente l’intero sistema produttivo legato alla logistica e al mare.

Se da un lato la Regione prova a intervenire con misure economiche urgenti, dall’altro gli operatori chiedono impegni concreti e strutturali. Senza risposte immediate, avvertono, il rischio è quello di un blocco prolungato con ripercussioni pesanti non solo sull’economia isolana, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini.

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