Il “Figliol Prodigo” di Shanley in Prima Nazionale al Nelson Mandela visto da Sergio Campisi e Anthony Foti

Il “Figliol Prodigo” di Shanley in Prima Nazionale al Nelson Mandela visto da Sergio Campisi e Anthony Foti

Abbiamo assistito presso Auditorium Nelson Mandela di Misterbianco in Prima Nazionale alla cover ispirata alla pièce “Figliol Prodigo” di J. Patrick Shanley, protagonista Anthony Foti con Laura Giordani, Gianmarco Arcadipane, Amedeo Amoroso e Sergio Campisi, per la regia dello stesso Campisi.

Detto in soldoni, è la storia di Jim Quinn  un diciassettenne intellettualmente dotato e con un carattere difficile che continua ad essere espulso da ogni scuola che frequenta. La sua ultima chance è lo sperduto collegio del New Hampshire dove il ragazzo si sente ulteriormente in trappola, nonostante la benevolenza del Preside Carl Schmitt e della di lui consorte Louise. Il professor Alan Hoffman prende a cuore la causa del ragazzo e lo esorta a perseverare fino al diploma, ma anche l’insegnante ha un secondo fine e le lezioni private impartite a Jim nascondono un’intenzione inquietante.

Ma il dramma di Jim Quinn non può essere espresso “in soldoni”, niente nella sua storia è chiaro, semplice concreto e sintetico, niente va diritto al punto; tutto e sfuggevole e di opposta interpretazione.

Vale per la sua storia quella celebre terzina del maestro Dante Alighieri nella quale esorta il lettore a cercare il significato allegorico nascosto – latu sensu esoterico – dietro la narrazione per superarne il livello letterale: “O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, / mirate la dottrina che s’asconde / sotto ‘l velame de li versi strani” (Inferno, Canto IX v. 61-63). E ciò per due ordini di motivi: uno legato alla tradizione drammaturgica di gran parte del teatro americano moderno e l’altro legato alla poetica dell’autore J. Patrick Shanley.

Il Teatro drammatico americano dalla seconda metà del Novecento ( Tennessee Williams, Arthur Miller,  solo per citarne due tra i più conosciuti) è caratterizzato da un sottofondo criptico e complesso costante che mantiene lo spettatore in bilico tra diversi scenari e conclusioni possibili; non si sottrae a questo vezzo John Patrick Shanley, vincitore nel 2005 del premio Pulitzer per la drammaturgia con “Il dubbio” (Una storia di omosessualità in ambito ecclesiastico) che rinnova in questo “Figliol Prodigo” e a cui aggiunge un altro suo vezzo che è quello di fare delle scorribande sulle riscritture americane del messaggio cristico reinterpretato dalle varie confessioni e sette che ad esso si ispirano negli States. L’opera è infatti infarcita di decine di citazioni palesi e nascoste di queste interpretazioni,  più o meno come avvenne nel musical “Jesus Christ Superstar” nei primi anni Settanta dello scorso secolo dove i “profani” godevano del senso letterale e musicale del racconto e gli “iniziati” si godevano “li versi stani” nascosti sotto “il velame”.

E’ quello che s’è visto ampiamente in questa edizione del “Figliol Prodigo”, nel quale Campisi ha sottolineato il processo di individuazione (per dirla alla Jung) di ciascuno dei personaggi ed in particolar modo del protagonista Jim Quinn cui ha dato vita un esuberante e tecnicamente accurato Anthony Foti, la cui “maestria” interpretativa turba e colpisce soprattutto in considerazione della sua giovane età.

Tutti i personaggi si sforzano di “diventare” se stessi in una lotta incessante condotta quasi sempre al buio dove il risultato non è mai scontato ed è quasi sempre doloroso, se non dolorosissimo: tutti in scena sono alla ricerca di una propria identità, non solo Jim, sovrastati – come sempre accade nella vita di tutti – dalla propria “ombra” conscia e inconscia.

A questa lotta hanno dato un pregevole contributo interpretativo due attori di robusta e rassicurante esperienza: Laura Giordani (la dolce Louise) e Gianmarco Arcadipane (il Prof. Alan Offman), un promettente Amedeo Amoroso (l’amico Austin) e last but not least Sergio Campisi nel ruolo del preside.

Le scene e le animazioni sono state di Amedeo Amoroso, i Costumi di  Maria Chiara Paternò e Maria Rosa Iudica, le foto di Sofia Motta, il movimento scenico di Ismaele Buonvenga, la Comunicazione di Salvatore Gabriel Intorre. Assistente Serena Giuffrida, Aiuto regia, Giuseppe Oriti, Rec, Mix e master audio Giuseppe Bonasera. Riprese video Eros Brancaleon. Direttrice di scena Cecilia Intorre.

Lo spettacolo è stato prodotto da Quarta Parete, Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza in collaborazione con Ocram Dance Movement e Associazione Culturale Mev.

 

 

 

 

 

 

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