In tempi in cui il mondo sembra attraversare tensioni ben più grandi, c’è una vicenda tutta locale che merita attenzione. Non fosse altro perché racconta, con una certa ironia involontaria, il complesso rapporto tra regole, procedure e creatività amministrativa.
Al centro della storia c’è la Città Metropolitana di Catania e una figura apparentemente semplice: un giornalista da assumere a tempo pieno e indeterminato. Nulla di straordinario, almeno sulla carta. Il fabbisogno è previsto dal PIAO e trova fondamento anche nella Legge 150/2000, che disciplina la comunicazione istituzionale degli enti pubblici.
Fin qui, tutto lineare.
Il primo tentativo, a dicembre 2025, segue una strada piuttosto selettiva: un avviso pubblico riservato a chi è già inserito in graduatorie di altri enti. Una porta socchiusa, ma non spalancata. Risultato: nessuna candidatura.
A questo punto, la sceneggiatura sembrerebbe già scritta: nuovo bando, concorso pubblico, selezione per titoli ed esami. Insomma, il classico percorso meritocratico. E invece no.
Qui entra in scena una variazione sul tema.
Secondo quanto emerge, l’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Trantino avrebbe optato per una soluzione alternativa: trasformare la procedura in una selezione comparativa a tempo determinato, con scelta finale rimessa alla valutazione diretta del vertice politico.
Una scelta che, dal punto di vista tecnico, richiama l’articolo 90 del Testo Unico degli Enti Locali, norma che consente di costituire uno staff fiduciario a supporto del sindaco. Tuttavia, la distinzione tra ufficio stampa “al servizio dell’ente” e staff “al servizio del sindaco” resta il vero nodo interpretativo.
Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni quasi narrativi: da un lato l’esigenza di garantire una comunicazione istituzionale strutturata, stabile e indipendente; dall’altro, la possibilità di ricorrere a strumenti più flessibili, certamente legittimi in alcuni contesti, ma che aprono inevitabilmente a interrogativi.
Il tutto mentre il bando – con scadenza fissata al 10 aprile – invita i giornalisti a candidarsi.
E allora la domanda, più che polemica, diventa quasi filosofica: è meglio un concorso lungo ma lineare, o una procedura più rapida ma discrezionale?
Nel dubbio, qualcuno suggerisce una soluzione semplice quanto efficace: partecipare in massa. Perché, al di là delle norme e delle interpretazioni, resta sempre un principio difficilmente aggirabile – quello del merito, che prima o poi trova il modo di farsi notare.
In attesa dei prossimi sviluppi, la vicenda catanese dimostra ancora una volta che anche un “semplice” posto da giornalista può trasformarsi in una storia degna di essere raccontata. Con un pizzico di ironia, certo, ma anche con l’attenzione che meritano le regole del gioco pubblico.
