Pesca, il MASAF ridisegna regole e quote: tra apertura alla piccola pesca e malumori crescenti nel comparto

Pesca, il MASAF ridisegna regole e quote: tra apertura alla piccola pesca e malumori crescenti nel comparto

Con due decreti direttoriali firmati il 1° aprile 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) traccia una nuova architettura della pesca italiana, intervenendo su uno dei dossier più sensibili per l’economia marittima nazionale: la gestione del tonno rosso e dei piccoli pelagici.

A firmare i provvedimenti è la Direttrice generale Graziella Romito, che introduce un sistema che punta a rafforzare la sostenibilità biologica delle risorse e, al contempo, a garantire maggiore programmazione alle imprese.


Tonno rosso: quote stabili e apertura (limitata) alla piccola pesca

Il decreto sul tonno rosso assegna all’Italia una quota annua di 6.182,610 tonnellate per il triennio 2026-2028, in linea con il quadro internazionale definito da ICCAT e recepito nell’ambito della Politica Comune della Pesca dell’Unione Europea.

La distribuzione delle quote conferma l’impianto tradizionale:

  • centralità della circuizione,
  • quote rilevanti a palangaro e tonnare fisse,
  • una riserva per la filiera e la pesca sportiva,
  • una quota flessibile non assegnata.

La vera novità, tuttavia, è l’ingresso – in via sperimentale – della piccola pesca costiera nel sistema del tonno rosso.

Per la prima volta:

  • unità sotto i 12 metri potranno accedere alla cattura bersaglio,
  • con quote individuali di 1,5 tonnellate (SSCF-A) e 1 tonnellata (SSCF-B).

Un’apertura definita “storica” ma fortemente regolata: criteri stringenti, limiti nei trasferimenti di quota e obbligo di operare all’interno di organizzazioni riconosciute.


Tracciabilità e controlli: filiera sotto vigilanza

Il decreto rafforza inoltre i controlli:

  • obbligo di sigillo di Stato su ogni esemplare sbarcato,
  • tracciabilità digitale completa,
  • porti designati per sbarco e trasbordo.

Misure coerenti con i regolamenti UE, in particolare il sistema di controllo previsto dal Regolamento (CE) n. 1224/2009 e successive modifiche.


Piccoli pelagici: stretta operativa sull’Adriatico

Il secondo decreto riguarda acciughe e sardine, con particolare attenzione al Mare Adriatico.

Tra le principali misure:

  • limite di 180 giornate di pesca annue,
  • fermo settimanale obbligatorio di 48 ore,
  • recupero giornate solo con comunicazione preventiva,
  • divieto entro 4 miglia dalla costa per unità sopra i 12 metri.

Vengono inoltre introdotte chiusure spazio-temporali differenziate per proteggere gli stock nelle fasi riproduttive, in linea con gli obiettivi di sostenibilità della Politica Comune della Pesca (Reg. UE n. 1380/2013).


Un sistema sempre più regolato

Nel complesso, emerge un modello di pesca:

  • segmentato per flotte e aree,
  • vincolato da limiti operativi precisi,
  • fortemente orientato alla tutela biologica.

Un equilibrio complesso tra sostenibilità, mercato e sopravvivenza delle imprese.


La reazione del comparto: “delusi e traditi”

Nonostante l’impianto tecnico articolato, cresce il malcontento tra i pescatori marittimi professionali italiani.

Secondo diverse marinerie:

“Le quote continuano a restare concentrate nelle mani di pochi operatori storici, mentre la maggior parte delle imprese resta esclusa.”

La richiesta che emerge con forza è netta:

  • superare l’attuale sistema di assegnazione delle quote,
  • redistribuirle in modo più equo tra tutte le imprese di pesca italiane,
  • garantire una reale “boccata d’ossigeno” al comparto.

L’intervento della Federazione Armatori Siciliani

Sull’argomento interviene anche la Federazione Armatori Siciliani, che torna a sollevare criticità già denunciate in passato.

Secondo la Federazione:

  • il sistema di assegnazione delle quote tonno sarebbe stato, nel tempo, caratterizzato da anomalie e concentrazioni eccessive;
  • in alcune fasi iniziali si sarebbero registrate dinamiche definite da alcuni operatori come “assimilabili a distorsioni del mercato”, con riferimento alla circolazione delle quote tra soggetti collegati.

Vengono inoltre segnalate:

  • possibili influenze di gruppi organizzati (lobby) nel settore,
  • una concentrazione significativa delle quote in specifiche aree territoriali,
  • la necessità di maggiore trasparenza nei criteri di assegnazione.

La Federazione chiede:

  • una verifica complessiva del sistema,
  • maggiore equità nell’accesso alla risorsa,
  • piena applicazione dei principi europei di concorrenza, trasparenza e tutela delle PMI della pesca.

Verso nuovi contenziosi?

Nel comparto si registra anche la volontà, da parte di alcuni armatori, di:

  • riaprire il confronto sulle assegnazioni passate,
  • valutare iniziative formali nei confronti di chi ha gestito il sistema e dei soggetti che oggi detengono le quote.

Uno scenario che potrebbe aprire a nuovi contenziosi amministrativi e, eventualmente, anche a verifiche più ampie sul piano nazionale ed europeo.


Il nodo centrale: sostenibilità o equità?

I decreti MASAF segnano un passaggio importante:

  • rafforzano la sostenibilità,
  • introducono elementi di apertura,
  • ma non risolvono il tema più sensibile: la distribuzione della risorsa.

Ed è proprio qui che si gioca il futuro del comparto.

Perché oggi, più che mai, la pesca italiana si trova davanti a un bivio:

  • mantenere un sistema stabile ma concentrato,
  • oppure aprire davvero a una redistribuzione che coinvolga l’intero tessuto produttivo.

Una scelta che non è solo tecnica, ma profondamente economica e sociale.

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