A Fabbricateatro una Marianna De Leyva che grida la sua libertà

A Fabbricateatro una Marianna De Leyva che grida la sua libertà

di Anthea D’arrigo

CATANIA. Volti commossi al suggestivo Fabbricateatro di via Caronda, dove è andata in scena la rappresentazione di una Monaca di Monza tutt’altro che convenzionale.

La penna di Antonella Sturiale e la regia di Sabrina Tellico, hanno regalato al pubblico: “La Signora del Nulla”, un interessante ritratto del personaggio Manzoniano ricco di contrasti, vicino ai giorni nostri più di quanto si possa pensare, interpretato da una strabiliante Barbara Cracchiolo.

Se già la pittoresca sala del Fabbricateatro sembra quasi voler sfidare di suo le regole della quarta parete, a rendere ancor più intimo lo spettacolo è l’intensa «fisicità»

del monologo dalla Cracchiolo.

Un recitato autentico, viscerale, in perfetta simbiosi con una scenografia ridotta all’osso, che più che a stupire, punta a far da spalla all’attrice, attraverso tessuti e oggetti impregnati di metafore profonde.

Sono metafore e simbolismi, che la Sturiale affida al suo testo, e che accompagnano il percorso di una donna, in primis, di una madre, e poi, solo poi, di una monaca.

Marianna attraversa, tra luci e ombre, le contraddizioni interiori di un’indole segretamente ribelle, eppure assuefatta a un destino meschino, che non le risparmia niente, tantomeno il dolore, dolore che segna l’animo, ma che alimenta anche il riscatto; una redenzione supplicata a Dio, certo, ma soprattutto a sé stessa.

La consapevolezza di aver più volte oscillato tra il bene e il male, tra scelte oppugnabili e moralmente discutibili, sono il fulcro del suo malessere: un seme che lascia germogliare pentimento per non aver vissuto la vita sognata, goduto della libertà di amare, e di aver dovuto indossare – quell’abito nero – imposto sì dal padre, ma anche da una società che tende a voler sopprimere chi si rivela una voce fastidiosamente fuori dal coro.

Non basta una ciocca di capelli in mostra, è chiaro, ma è pur sempre un barlume di speranza per non perdersi, per non dimenticare cosa si cela dietro a ciò che fa comodo mettere in luce e invece a lasciare tristemente in ombra.

E’ quella speranza di rivalsa, il vero messaggio che “La Signora del Nulla” grida a squarciagola persino ad una Lucia tradita. Un messaggio interpretato e reso quanto mai chiaro, da chi ha scritto un testo vicino alle donne di ieri, di oggi e di domani; un invito alla lotta per il diritto d’esser donna, prima di ogni altro ruolo imposto.

Antonella Sturiale: «La Monaca di Monza non è morta. Siamo tutte monache di Monza». Una frase che fa riflettere su una società odierna non poi così diversa – in termini di soprusi inflitti al genere femminile – dalla seicentesca Milano del testo di Manzoni; ed è all’attualità, che punta anche la regia di Sabrina Tellico, persino con una scelta, vincente, di musiche moderne, in netto contrasto se si pensa all’epoca effettiva dei “Promessi Sposi”. Sempre in riferimento alla colonna sonora, Antonella Sturiale: «Bellissima la scelta registica di Sabrina Tellico, una chicca geniale, intelligente».

Insomma, un invito alla riflessione, più che un ordinario spettacolo teatrale. Se poi ci soffermiamo, inevitabilmente, al mastodontico lavoro interpretativo di Barbara Cracchiolo, non possiamo che restarne profondamente toccati, forse persino ispirati dalla sua Marianna e dal suo inneggiare alla libertà, al voler essere sé stessi pur commettendo errori. Anche qui, la drammaturga, non si risparmia nel sottolineare l’apprezzabile performance della Cracchiolo: «Lei è la cornice che impreziosisce il quadro. Ha saputo scardinare parola per parola un testo forte, attraverso un lavoro encomiabile.

Questa è una grande prova d’attrice. Magistrale».

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