Diciassette anni di esecuzione immobiliare, aste deserte e credito ceduto a perdita: il caso che scuote il Tribunale

Diciassette anni di esecuzione immobiliare, aste deserte e credito ceduto a perdita: il caso che scuote il Tribunale

Una procedura esecutiva immobiliare durata oltre diciassette anni.
Dodici aste andate deserte.
Un lungo periodo di inattività.
Un credito oggetto di plurime cessioni tra società di cartolarizzazione.
Una tredicesima asta conclusa con aggiudicazione dopo anni di stallo.

È la vicenda che un cittadino ha formalmente segnalato al Presidente del Tribunale di Catania, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministero della Giustizia, chiedendo che vengano verificati tutti i passaggi della procedura.


Dal 2007 al 2024: una procedura a singhiozzo

L’atto esecutivo originario risale al dicembre 2007.
La prima richiesta di vendita arriva solo nel 2012.

Cinque anni di inattività iniziale.

Poi una sequenza di tentativi di vendita fino al dicembre 2017, con dodici aste deserte.

Dal 2017 al 2024, un ulteriore lungo periodo di sostanziale stallo.

La tredicesima asta si conclude nel maggio 2024 con l’aggiudicazione.

In totale: oltre diciassette anni di procedura.

Una durata che solleva interrogativi rispetto ai principi di ragionevole durata del processo sanciti dall’art. 111 della Costituzione e dall’art. 6 della CEDU.


Nessuna perizia autonoma nella procedura

Secondo quanto segnalato, nella procedura non sarebbe mai stata redatta una perizia di stima autonoma.

Per i vari tentativi di vendita sarebbero state utilizzate perizie provenienti da altre procedure esecutive, peraltro tra loro contrastanti.

Un elemento che, se confermato, potrebbe incidere sulla correttezza della determinazione del prezzo base e dei ribassi progressivi.


Il credito ceduto tra società collegate

Il credito originario, nato in ambito bancario, è stato oggetto nel tempo di plurime cessioni tra società di cartolarizzazione collegate tra loro.

Dalla documentazione esaminata dall’esecutato risulterebbe che il credito sia stato ceduto “a perdita”.

Resta ora da verificare in modo analitico se e in che misura sia stata prodotta in giudizio la prova puntuale della titolarità del singolo credito, come richiesto dalla normativa civilistica e bancaria.


Il ruolo dell’avvocato delle società cessionarie

Un ulteriore punto sollevato riguarda l’operato del difensore che, dal 2010, avrebbe rappresentato:

  • il creditore originario;

  • le successive società cessionarie;

  • le ulteriori società subentrate negli anni.

Secondo quanto dichiarato dall’esecutato, sarebbero state richieste più volte, tramite PEC, le copie delle procure alle liti rilasciate dalle varie società di cartolarizzazione.

La verifica della regolarità delle procure, della continuità della legittimazione e dei poteri rappresentativi assume rilievo centrale, soprattutto in presenza di plurime cessioni del credito.

Se emergessero irregolarità, potrebbero configurarsi profili di responsabilità professionale, civile o disciplinare.

Al momento, si tratta di circostanze oggetto di verifica.


Procedimenti penali e futura azione risarcitoria

Sulla vicenda risultano pendenti procedimenti penali che, per legge, non sospendono la procedura esecutiva.

Parallelamente, l’esecutato ha annunciato la predisposizione di un’azione risarcitoria per i danni subiti, che potrebbe coinvolgere tutti i soggetti ritenuti responsabili di eventuali condotte dolose o gravemente negligenti.


Una vicenda che pone domande

  • È fisiologica una procedura esecutiva immobiliare che dura diciassette anni?

  • È conforme ai principi di correttezza utilizzare perizie di altre procedure?

  • È stata provata in modo puntuale la titolarità del credito a ogni passaggio di cessione?

  • Sono state verificate le procure alle liti dei soggetti subentrati?

Saranno le autorità competenti a valutare.

Di certo, il caso riaccende il dibattito sulla gestione delle esecuzioni immobiliari e sulla trasparenza nelle operazioni di cartolarizzazione dei crediti deteriorati.

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