Quando Boccaccio impallidisce e Ugo Betti arrossisce: sesso e giudici, ma per fortuna altrove

Quando Boccaccio impallidisce e Ugo Betti arrossisce: sesso e giudici, ma per fortuna altrove

Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza numero 280/2025, ha acceso i riflettori su un episodio che sembra uscito da un romanzo: un avvocato e un magistrato intrattenevano rapporti personali… diciamo “molto ravvicinati” negli uffici della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro, mentre lo stesso avvocato patrocinava cause davanti al magistrato.

Secondo la sentenza, il magistrato avrebbe omesso di astenersi dalle procedure in cui il collega era parte, mentre l’avvocato, in cambio, forniva utilità consistenti in prestazioni sessuali documentate almeno sedici volte tra febbraio e giugno 2019, tutte presso l’ufficio del giudice. Una condotta ritenuta dal CNF “incompatibile con i doveri di probità, dignità e decoro della professione”.

Insomma, un caso clamoroso, e il CNF ha chiarito che comportamenti di questo tipo costituiscono illecito disciplinare, anche se, a quanto ci risulta, queste pratiche non fanno parte del “menu” quotidiano dei tribunali italiani.

Per fortuna, a Catania – e, siamo certi, in gran parte d’Italia – non si sono mai sentiti simili episodi. I nostri magistrati e avvocati continuano a mantenere la professionalità e la serietà che ci si aspetta, senza dover trasformare le aule di giustizia in set di un romanzo d’appendice.

Quindi, lettori, non facciamo di tutta l’erba un fascio: casi come questo sono eccezionali, curiosi e, se vogliamo, anche un po’ “boccacceschi”, ma fortunatamente isolati. Restiamo fiduciosi nella nostra giustizia, quella con la toga al posto giusto e con il decoro dove serve.

E, per chi volesse, Boccaccio e Ugo Betti ringraziano per non averli coinvolti direttamente.

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