A Catania, dopo il passaggio del ciclone Herry, la città sembra essersi rimessa in moto rapidamente, quasi come se nulla fosse accaduto. Se non fosse, naturalmente, per i danni rimasti sul territorio e per chi quei danni li ha subiti e li subisce ancora oggi.
Il Lungomare è stato riaperto sia al traffico veicolare che a quello pedonale. Una riapertura accolta positivamente dai cittadini, ma che lascia aperti più di un interrogativo sullo stato reale della sicurezza in alcune aree particolarmente esposte.
Lungo il percorso, infatti, molti tratti della ringhiera in ferro affacciata sul mare appaiono visibilmente arrugginiti, segno evidente di una forte sollecitazione dovuta agli eventi atmosferici. In alcuni punti, soprattutto dopo il ciclone, non sembrerebbero sussistere pienamente i requisiti minimi di sicurezza.
Particolarmente delicata è la situazione nella piazzetta recentemente inaugurata e dedicata a Franco Battiato. Qui il colpo d’occhio è eloquente:
-
un chiosco completamente disintegrato,
-
un muro di blocchi di cemento che dovrebbe delimitare un’area formalmente interdetta ai pedoni,
-
e, in un tratto specifico, la sostituzione dei classici new jersey (o barriere analoghe) con semplici transenne.
Transenne che, secondo quanto segnalato da numerosi cittadini, risultano spostate, probabilmente dal vento o per altre cause non chiarite. Il risultato è che l’area che avrebbe dovuto rimanere interdetta è oggi di fatto accessibile e frequentatissima: pedoni, famiglie con bambini piccoli, ragazzi che giocano, persone che sostano come se nulla fosse.
Una situazione che solleva una domanda inevitabile e tutt’altro che polemica: è tutto nella norma?
Oppure esistono profili di negligenza, sottovalutazione del rischio o responsabilità oggettive nella gestione della sicurezza post-evento?
Dopo un ciclone di tale intensità, la riapertura degli spazi pubblici dovrebbe essere accompagnata da verifiche tecniche puntuali, misure di interdizione efficaci e segnalazioni chiare, soprattutto in aree costiere notoriamente esposte. Le transenne mobili, per loro natura, non sembrano garantire un livello di protezione adeguato in contesti di questo tipo.
La città ha giustamente voglia di riprendere la normalità. Ma la normalità non può significare rimozione rapida dei problemi visibili né affidarsi al buon senso dei cittadini, soprattutto quando sono in gioco bambini e famiglie.
Catania ha dimostrato più volte di sapersi rialzare. Ora, però, la vera prova è un’altra: ripartire sì, ma in sicurezza, con responsabilità chiare e interventi concreti.
Perché i danni del ciclone non si misurano solo nell’immediato, ma anche in ciò che si sceglie – o si dimentica – di mettere in sicurezza dopo.
