Sant’Agata, tra fede, folla e tre giorni di festa: devozione senza precedenti, ma la sicurezza regge?

Sant’Agata, tra fede, folla e tre giorni di festa: devozione senza precedenti, ma la sicurezza regge?

La festa di Sant’Agata a Catania ha preso il via, come da tradizione, con i fuochi della sera del 3 febbraio. Un tempo solo spettacoli pirotecnici, oggi un calendario sempre più fitto di iniziative collaterali, concerti ed eventi che, secondo alcuni osservatori, affiancano alla devozione religiosa anche dinamiche di promozione, business e visibilità.

Il giro esterno ha avuto inizio alle prime luci dell’alba del 4 febbraio 2026, intorno alle ore 7, per concludersi solo la mattina successiva, dopo circa 24 ore ininterrotte. Nel pomeriggio del 5 febbraio, intorno alle 17, è partito il giro interno del fercolo con le candelore, e già dalle prime ore si è iniziato a ipotizzare un’ulteriore estensione dei tempi, con una processione destinata a superare abbondantemente le 48 ore complessive.

Una tendenza che, secondo molti cittadini, non sorprende: quando anche la comunicazione televisiva parla apertamente di “tre giorni ininterrotti di festa e processioni”, è inevitabile che – soprattutto in presenza di bel tempo – si creino le condizioni per prolungare ulteriormente gli eventi. Una scelta che certamente favorisce il commercio e l’indotto, ma che pone interrogativi sulla capacità della città di tornare rapidamente alla normalità.

Questa mattina, 6 febbraio, alle ore 9, per dovere di cronaca, il giro del fercolo risultava ancora incompleto. I ritardi vengono attribuiti da molti alla straordinaria confusione e all’enorme afflusso di persone. In queste ore si parla di oltre un milione di presenze, cifra suggestiva che, come spesso accade a Catania, cresce nel passaggio di bocca in bocca. Un dato che, per essere attendibile, potrebbe essere certificato solo dalle autorità competenti.

Non c’è dubbio, però, che la festa di Sant’Agata sia profondamente sentita e amata dai catanesi e che, finché tutto procede senza incidenti, la sua forza attrattiva sia destinata a crescere. Proprio per questo, però, inizia a circolare una domanda legittima e tutt’altro che polemica: esiste un documento aggiornato di valutazione dei rischi?
Gestire masse così imponenti per tempi così prolungati richiede pianificazione, prevenzione e responsabilità, soprattutto in una città con criticità infrastrutturali note.

Il racconto che resta, comunque, è quello di una città che trattiene il respiro e ringrazia: meno male che non ha piovuto, come in quelle occasioni in cui l’acqua scende a fiume lungo via Etnea. Questa volta, il “fiume” è stato solo bianco, fatto di cittadini con il sacco sulle spalle, stretti attorno alla loro Santa.

Tra fede, tradizione e nuove dimensioni dell’evento, Sant’Agata continua a unire Catania. Ma proprio perché è patrimonio di tutti, merita anche domande serie e risposte all’altezza.

W Sant’Agata.

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