RISORSE CERTE E SUBITO DISPONIBILI PER I DANNI DEL CICLONE HARRY: UTILIZZARE DUE MILIARDI DI EURO DEL PONTE SULLO STRETTO

RISORSE CERTE E SUBITO DISPONIBILI PER I DANNI DEL CICLONE HARRY: UTILIZZARE DUE MILIARDI DI EURO DEL PONTE SULLO STRETTO

Il ciclone Harry ha smascherato il grave stato di fragilità del territorio siciliano (ed anche calabrese e sardo). Dopo anni di abbandono e di mancata manutenzione, un ciclone, ovvero uno dei fenomeni che, a causa del riscaldamento globale saranno sempre più frequenti, ha messo in ginocchio la nostra economia turistica ed agricola, distruggendo strade, piazze, mentre interi comuni sono a rischio frane.
Eppure il governo nazionale e quello regionale ancora una volta non capiscono la lezione e ripropongono la vecchia stantia soluzione: un super programma di cementificazione, per di più dal finanziamento incerto ed a lungo termine.
Esemplare la proposta del presidente dell’Autorità Portuale che, di fronte alle eccezionali mareggiate, pensa di edificare altri inutili e dannosi muraglioni di cemento.
Ogni azione dell’essere umano deve e dovrà sempre più misurarsi con il cambiamento climatico. Serve una nuova cultura, combattere ogni spreco e ridurre drasticamente l’aumento della CO2 in atmosfera, che contribuisce a surriscaldare il pianeta.
Ma occorre soprattutto considerare il territorio come un bene comune da tutelare e da
conservare.
La nostra terra è super cementificata. Come da anni argomentano associazioni ambientaliste, da Friday For Future a Legambiente, da WWF alla LIPU, la Sicilia detiene il primato nazionale per
l’aumento di suolo consumato nel 2024 nella fascia entro i 300 metri dal mare.
Catania è tra le aree metropolitane più cementificate in Italia: + 122 ettari di suolo consumato nell’ultimo anno. Sono cementificati quasi 30 ettari, 262 mq per abitante, una dato tra i più alti d’Italia.
Non è più rinviabile predisporre un piano straordinario per il risanamento idrogeologico del nostro territorio, in particolare delle aree più fragili, per prevenire smottamenti e frane, per la difesa delle coste, a partire dalla loro decementificazione e delle aree interne, in cui rischia di scomparire l’agricoltura, unico tradizionale rimedio alla desertificazione dei suoli.
Questo programma di interventi presuppone uno sforzo finanziario senza pari da parte del governo nazionale e del governo regionale ed una grande tempestività.
Appare quantomeno risibile lo stanziamento del governo nazionale di appena 33 milioni di euro, una decisione che evidenzia la carenza di fondi per interventi di questa gravità.
Per queste ragioni Sinistra Italiana propone di utilizzare almeno 2 miliardi di euro, sottraendoli al finanziamento del Ponte sullo Stretto.
Al di là della inutilità dell’opera, sappiamo tutti che nulla verrà fatto nel 2026.
Esiste quindi la reale possibilità di finanziare con risorse certe ed immediatamente utilizzabili, la
ricostruzione e il risanamento del territorio così colpito dal ciclone Harry.
Esercizi commerciali, attività turistiche, approdi, barche dei pescatori, case, strade e terreni: gli
interventi non possono protrarsi nel tempo, perché fondamentali per la nostra economia: turismo ed
agricoltura non possono bloccarsi per anni ed anni, ripetendo le nefaste esperienze del passato.
Una svolta quindi è possibile.
Sinistra Italiana si batterà nel parlamento e nel Paese perché si utilizzino le risorse certe e immediatamente disponibili del Ponte sullo Stretto e perché la lezione del ciclone Harry diventi l’occasione per il risanamento del territorio e per rendere la nostra economia più resiliente in un’epoca di surriscaldamento globale, in cui i fenomeni estremi sono ormai diventati ricorrenti ed ordinari.

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