Non è finita con la mareggiata.
Il ciclone Herry non ha devastato solo strade, piazze, lungomari, porti, ristoranti e attività balneari, ma ha lasciato un segno profondo anche sotto la superficie del mare.
Relitti, parti di imbarcazioni, detriti, strutture portuali danneggiate, materiale trascinato dalle onde: il fondale lungo la costa catanese e nell’area delle Isole Ciclopi di Aci Trezza rischia di trasformarsi in un deposito incontrollato di rifiuti e materiali potenzialmente inquinanti.
Per questo l’Associazione dei Consumatori d’Italia – Consitalia ha inviato una nota ufficiale al:
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Ministero dell’Ambiente – Roma
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Regione Siciliana
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Assessorato Regionale Territorio e Ambiente
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Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta “Isole Ciclopi”
La comunicazione è stata trasmessa anche alle Direzioni Marittime di Catania e Palermo.
Non è solo emergenza, è danno ambientale
Secondo Consitalia, quanto accaduto non può essere gestito solo come evento meteo straordinario.
“Oltre ai danni economici, è in corso un danno ambientale diffuso che riguarda fondali, habitat marini, flora e fauna. Serve una bonifica immediata e un monitoraggio serio”.
Il problema non è soltanto estetico o turistico.
Nei fondali possono finire:
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carburanti e olii fuoriusciti
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vetroresina, plastiche, metalli
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parti di pontili e strutture
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imbarcazioni affondate o semi sommerse
Materiali che, col tempo, possono rilasciare sostanze inquinanti e alterare gli equilibri dell’ecosistema marino.
La richiesta: interventi urgenti e accertamento delle responsabilità
Nella nota, l’associazione chiede due cose precise:
🔴 1. Bonifica urgente del mare
– mappatura dei fondali colpiti
– rimozione dei relitti e dei materiali pericolosi
– interventi prioritari nelle aree più delicate, come l’Area Marina Protetta delle Isole Ciclopi
⚖️ 2. Individuazione di eventuali responsabilità
Consitalia chiede di verificare:
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se le strutture danneggiate fossero adeguate
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se fossero stati previsti piani di prevenzione
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se vi siano state carenze nella gestione e manutenzione delle opere costiere e portuali
Perché quando i danni si sommano negli anni, non sempre è solo la forza del mare a parlare.
Dalla distruzione a una possibile risorsa?
Ma nella parte finale della comunicazione, l’associazione lancia anche una proposta che guarda oltre l’emergenza.
Il materiale recuperato – barche affondate, strutture rimosse, corpi morti, manufatti – se trattato, bonificato e valutato tecnicamente secondo le norme ambientali, potrebbe in parte essere destinato a un utilizzo innovativo:
🌊 creazione di barriere artificiali e scogliere sommerse controllate
Strutture già utilizzate in diverse parti del mondo per:
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attenuare la forza delle mareggiate
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proteggere le coste dall’erosione
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favorire il ripopolamento ittico
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creare nuovi habitat per la fauna marina
Non abbandono di rifiuti in mare, ma progetti autorizzati e scientificamente studiati, che trasformino ciò che oggi è un problema in una risorsa per il futuro.
La vera sfida adesso
Il ciclone è passato.
Ma il mare conserva tutto.
La sfida ora è doppia:
ripulire ciò che è stato distrutto
e capire se tutto quello che è crollato era davvero inevitabile.
Perché la tutela dell’ambiente non inizia dopo la tempesta.
Inizia molto prima.
