Barca affondata nel porto di Catania: il vero problema non è “di chi era”, ma di chi doveva vigilare La Federazione Armatori Siciliani, per dovere di correttezza verso l’opinione pubblica, interviene per precisare alcuni elementi relativi alla notizia dell’affondamento di un peschereccio all’interno del Porto di Catania.

Barca affondata nel porto di Catania: il vero problema non è “di chi era”, ma di chi doveva vigilare  La Federazione Armatori Siciliani, per dovere di correttezza verso l’opinione pubblica, interviene per precisare alcuni elementi relativi alla notizia dell’affondamento di un peschereccio all’interno del Porto di Catania.

Quando abbiamo diffuso il primo comunicato, eravamo stati informati che l’imbarcazione appartenesse a una famiglia storica di pescatori locali. Successivamente è emerso che la barca apparteneva alla marineria di Siracusa ed era sottoposta a custodia giudiziaria, quindi non nella disponibilità dei proprietari e non movimentabile dal molo in cui si trovava.

Questa precisazione, però, non ridimensiona la vicenda.
Semmai la rende ancora più grave sotto il profilo istituzionale.


Una barca sotto custodia dello Stato che affonda in porto

Un’imbarcazione in custodia giudiziaria:

  • è sotto la responsabilità dell’autorità che ne dispone la custodia

  • non può essere spostata liberamente

  • dovrebbe essere vigilata, controllata e mantenuta in condizioni tali da non costituire pericolo

Il fatto che un’unità in questo stato affondi dentro un porto come quello di Catania pone interrogativi che vanno ben oltre il singolo episodio.

Non si tratta solo di un danno economico.
Si tratta di:

  • sicurezza portuale

  • rischio ambientale

  • responsabilità nella gestione dei beni sequestrati


Un problema che non nasce oggi

Operatori del settore marittimo ricordano che non si tratta di un caso isolato.
Negli anni, diverse imbarcazioni finite sotto sequestro o custodia pubblica sono andate incontro ad affondamenti o gravi deterioramenti, con conseguenze per:

  • la sicurezza della navigazione

  • il decoro portuale

  • l’ambiente marino

La Federazione aveva già segnalato in passato situazioni analoghe, tra cui l’affondamento di un grosso peschereccio nell’area di Ognina, indicato come potenziale pericolo.

Catania è arrivata ad avere, in alcune fasi, vere e proprie aree portuali descritte dagli operatori come “cimiteri di barche”, molte delle quali provenienti da sequestri o procedure giudiziarie.


La domanda che nessuno vuole fare

Qui non è in discussione il proprietario.
Non è nemmeno in discussione il reato che può aver portato al sequestro.

La domanda è un’altra:

Che sistema di gestione esiste per le imbarcazioni poste sotto custodia dello Stato?
Chi verifica nel tempo le condizioni di galleggiabilità e sicurezza?
Chi interviene prima che diventino relitti sommersi?

Perché quando una barca affonda:

  • qualcuno ha perso un bene

  • il mare ha ricevuto un potenziale inquinante

  • il porto ha un problema in più

  • e lo Stato, di fatto, ha perso il controllo di ciò che stava custodendo


Non è cronaca nera. È gestione pubblica

Questo episodio non è una notizia da relegare alla cronaca locale.
È un tema di:

  • efficienza della gestione pubblica

  • tutela ambientale

  • sicurezza collettiva

La Federazione Armatori Siciliani non entra nel merito giudiziario del singolo caso, ma chiede che si apra una riflessione seria e trasparente sulla gestione delle unità sequestrate nei porti italiani.

Perché una barca che affonda sotto custodia non è solo un incidente.

È un segnale.

E i segnali, quando si ripetono negli anni, smettono di essere coincidenze e diventano problemi strutturali.


Federazione Armatori Siciliani
Per la sicurezza del mare, non solo quando fa notizia.

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