Porti etnei insicuri ovunque: barche affondate anche a Riposto “Non siamo al sicuro né dentro né fuori dai porti. Ora basta emergenze senza risposte”

Porti etnei insicuri ovunque: barche affondate anche a Riposto “Non siamo al sicuro né dentro né fuori dai porti. Ora basta emergenze senza risposte”

L’emergenza porti insicuri nella provincia di Catania non riguarda più solo Ognina.
Nelle ultime ore si registrano barche affondate anche all’interno del porto di Riposto, oltre a imbarcazioni distrutte all’esterno dello scalo, comprese unità ormeggiate nei cantieri, travolte dalla furia del mare.

Un dato inquietante emerge con chiarezza:
le barche non sono più al sicuro né dentro i porti né nelle aree antistanti, trasformando infrastrutture nate per proteggere in luoghi di pericolo.

Riposto, Ognina e il fallimento della sicurezza portuale

Il mare ha colpito senza distinzioni: pescherecci, barche da diporto, imbarcazioni in manutenzione.
I danni sono ingenti e il senso di abbandono è totale.

“Abbiamo sentito parlare della visita del Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci – sussurra un armatore locale, Arcidiacono Gaetano – ma da ex Presidente della Regione Siciliana perché non è intervenuto prima, quando noi segnalavamo i pericoli attraverso gli uffici regionali?”

Una domanda che pesa come un macigno e che riporta alla solita, amara conclusione: si interviene solo dopo i disastri, quando le barche sono già affondate e il lavoro è già perso.

Emergenze, fondi e filtri: i pescatori restano a mani vuote

“Adesso si parlerà di emergenza, di ristori, di fondi straordinari – prosegue Arcidiacono – ma noi sappiamo già come andrà a finire: attraverso vecchi GAC, FLAG e consorzi di ogni tipo, e noi pescatori e armatori non vedremo quasi nulla”.

Un meccanismo già visto, che secondo gli operatori del settore disperde risorse senza risolvere i problemi strutturali.

Ancora più duro il commento del signor Greco, pescatore storico:

“Qui in Sicilia la pesca non si vuole aiutare. Parlano di ripopolamento ittico solo per intercettare fondi europei, con progetti inutili, mai realizzati o realizzati solo in parte. Il mare è sempre più povero e i porti sempre più pericolosi”.

La mossa della Federazione Armatori Siciliani

La Federazione Armatori Siciliani, che da anni denuncia la condizione di insicurezza dei porti etnei, annuncia ora una linea dura e documentata.

Nell’ambito del progetto “Campagna di educazione ambientale”mai finanziato con fondi pubblici – la Federazione:

  • chiederà accesso agli atti presso gli enti competenti;

  • richiederà il Documento di Valutazione dei Rischi relativo ai porti di competenza regionale;

  • verificherà quali fondi siano stati assegnati per la sicurezza portuale,
    quanti soldi siano stati spesi e quali opere siano state effettivamente realizzate.

“Siamo quasi certi – afferma la Federazione – di trovare poco o nulla, a fronte di milioni di euro annunciati negli anni”.

Pronti gli esposti alle Procure

La Federazione annuncia inoltre che, alla luce dei nuovi eventi:

  • saranno depositati esposti dettagliati presso la Procura della Repubblica di Palermo e di Catania;

  • gli atti riguarderanno sicurezza portuale, gestione delle risorse pubbliche ed europee, responsabilità amministrative e politiche.

“Le Procure – sottolinea la Federazione – sono attente non solo alla sicurezza, ma anche ai traffici politici e alla gestione dei fondi europei. Ed è lì che vogliamo portare i fatti”.

Una certezza amara

Il mare ha parlato ancora una volta.
I porti non proteggono, le barche affondano, i pescatori pagano.

E mentre si annunciano nuove emergenze, chi vive di mare continua a fare sempre la stessa domanda:

👉 chi ha sbagliato e chi pagherà davvero?

Perché senza sicurezza, non c’è pesca, non c’è lavoro e non c’è futuro.

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