Porti insicuri, l’emergenza diventa tragedia: affonda un peschereccio nel porto di Catania La Federazione Armatori: “Avevamo avvertito tutti. Ora chi risarcirà i danni?”

Porti insicuri, l’emergenza diventa tragedia: affonda un peschereccio nel porto di Catania La Federazione Armatori: “Avevamo avvertito tutti. Ora chi risarcirà i danni?”

L’emergenza dei porti insicuri non è più solo una questione tecnica o amministrativa. È diventata una tragedia concreta, che colpisce famiglie, lavoro e sopravvivenza.

La Federazione Armatori Siciliani, dopo aver effettuato tutte le dovute comunicazioni nei modi e nei tempi previsti alle autorità competenti, riferisce oggi all’opinione pubblica un fatto grave avvenuto già nella giornata di ieri:
un peschereccio è affondato all’interno del porto di Catania.

Foto e video dell’accaduto sono stati immediatamente trasmessi alle autorità competenti e alla stampa nazionale, a testimonianza di una situazione che da tempo viene denunciata come pericolosa e non più sostenibile.

Una barca che era una vita

A parlare è l’armatore del peschereccio, un giovane pescatore, figlio e fratello di una famiglia che da generazioni vive di mare.
La sua voce è bassa, quasi un sussurro, ma le parole pesano come macigni:

“Quella barca non era solo un mezzo di lavoro.
Era il nostro punto di sostegno, la nostra sopravvivenza.”

Un’imbarcazione che garantiva reddito, dignità, continuità. Oggi è sul fondo del porto.

Segnalazioni ignorate, conseguenze reali

Da mesi – anzi, da anni – la Federazione segnala criticità strutturali, condizioni di insicurezza, fondali e banchine non adeguatamente manutenuti, con rischi evidenti per uomini e mezzi.
Segnalazioni protocollate, note formali, richiami istituzionali.

Eppure, si continua ad intervenire solo dopo i disastri.

“Ci riserviamo di scrivere al Prefetto”

La Federazione Armatori Siciliani annuncia che si riserva di scrivere al Prefetto e di avanzare formale richiesta di risarcimento dei danni subiti dall’armatore e dalla sua famiglia.

Perché a questo punto la domanda non è più tecnica, né politica.
È una domanda semplice, diretta, inevitabile:

Chi pagherà ora i danni?

Chi risponderà di una barca affondata dentro un porto, luogo che dovrebbe essere per definizione rifugio sicuro e non teatro di incidenti annunciati?

Non è più tempo di attese

L’affondamento di un peschereccio non è una fatalità.
È il risultato di infiltrazioni di responsabilità, di ritardi, di interventi mancati.

E mentre si continua a parlare di emergenze, c’è chi perde tutto.
In silenzio.

Ma il silenzio, ormai, non galleggia più.

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