Emergenza meteo: anche il Tribunale di Catania “fa acqua” Infiltrazioni croniche, udienze rinviate e pioggia… anche nei palazzi della giustizia Piove sul bagnato. E non è solo un modo di dire.

Emergenza meteo: anche il Tribunale di Catania “fa acqua” Infiltrazioni croniche, udienze rinviate e pioggia… anche nei palazzi della giustizia  Piove sul bagnato. E non è solo un modo di dire.

L’emergenza meteo che in questi giorni sta mettendo in ginocchio Catania ha prodotto un effetto ormai tristemente noto: il Tribunale fa acqua, letteralmente. Infiltrazioni diffuse, locali interessati da penetrazioni d’acqua e udienze rinviate, mentre – per fortuna – presidenti e procuratori hanno disposto la sospensione delle attività non urgenti, anche per ragioni di sicurezza.

Una decisione prudente, inevitabile, ma che riporta alla luce un problema vecchio come l’umidità stessa: la fragilità strutturale di edifici pubblici fondamentali, a partire da quelli destinati all’amministrazione della giustizia.

Secondo quanto riferisce un dipendente storico, non è la prima volta. Anzi:

“Ci fu un’annata in cui lavoravamo con gli ombrelli aperti dentro le stanze e perfino nelle aule”.

Un’immagine che oggi strappa un sorriso amaro, ma che ieri – e oggi – racconta una realtà tutt’altro che comica.

Infiltrazioni aggravate e continuate

Altro che evento eccezionale. Qui siamo di fronte a infiltrazioni aggravate e continuate, un fenomeno strutturale che si ripresenta ciclicamente, come le stagioni. Cambiano le allerta meteo, ma le soluzioni restano sempre provvisorie, quando non del tutto assenti.

Eppure le segnalazioni non sono mancate.
L’associazione dei consumatori Consitalia aveva già da tempo formalmente segnalato la situazione al Ministero competente, al Comune (per conoscenza) e alla Prefettura. Comunicazioni, note, richiami istituzionali. Tutto regolarmente protocollato. Risultato? La storia si ripete, puntuale come la pioggia d’autunno.

Giustizia impermeabile? No, solo rinviata

Nel frattempo, la giustizia si adegua: rinvia, sospende, aspetta che smetta di piovere. Perché se l’acqua entra dalle finestre, dai soffitti e dalle pareti, diventa difficile garantire non solo la continuità del servizio, ma anche la dignità delle istituzioni.

Il paradosso è evidente:

  • cittadini chiamati a rispettare regole stringenti,

  • tribunali costretti a fermarsi per mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Un corto circuito che non fa ridere, anche se il sarcasmo viene spontaneo.

Piove, quindi esistiamo

L’emergenza meteo, ancora una volta, diventa l’unico strumento capace di far emergere problemi noti da anni. Senza pioggia, tutto tace. Con la pioggia, crolla il silenzio, insieme a qualche intonaco.

Per questo, come già accaduto in passato, non resta che tornare a parlarne pubblicamente. Non per polemica sterile, ma perché l’acqua che filtra oggi nei corridoi è la stessa che domani rischia di filtrare nella fiducia dei cittadini.

E quella, a differenza dei soffitti, non si ripara con una bacinella.

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