Secondo quanto emerge da atti e ricostruzioni documentali, la procedura – iscritta nel 2008 – avrebbe utilizzato, per tutte le aste svolte fino all’aggiudicazione del 29 maggio 2024, due perizie di stima risalenti all’anno 2006, redatte per altre e diverse procedure esecutive. Perizie mai aggiornate, nonostante il lungo decorso del tempo, i mutamenti del mercato immobiliare e lo stato effettivo dell’immobile.
Un elemento che appare particolarmente rilevante è che tali perizie, oltre a essere vecchie di quasi vent’anni, risulterebbero tra loro contrastanti, pur essendo state entrambe utilizzate come base per determinare il valore dell’immobile messo all’asta.
Nel corso della procedura, un Giudice dell’Esecuzione – successivamente sostituito – aveva annullato integralmente tutti gli atti compiuti dalla gestione precedente, riconoscendo di fatto l’irregolarità delle attività svolte fino a quel momento. Tuttavia, dopo tale intervento correttivo, la procedura è proseguita e si è nuovamente fondata sugli stessi presupposti già ritenuti viziati.
Ulteriori criticità emergerebbero in relazione all’ultima fase della procedura: l’ultimo Giudice dell’Esecuzione non avrebbe rilevato l’assenza del titolo esecutivo, mancante sia in originale sia in copia, né avrebbe contestato l’utilizzo, per la tredicesima asta, delle medesime perizie del 2006.
La vicenda è stata segnalata al Consiglio Superiore della Magistratura, con produzione di documentazione a supporto, ma allo stato non risultano provvedimenti adottati. Ciò alimenta un dibattito più ampio sul funzionamento dei meccanismi di controllo e sulle tutele effettive per i cittadini coinvolti nelle procedure esecutive.
A rendere il quadro ancora più delicato sono voci e segnalazioni – che richiederanno eventuali verifiche nelle sedi competenti – su possibili collegamenti indiretti tra ambienti giudiziari e una nota e storica realtà del settore immobiliare, in passato operante anche in forma societaria. Un elemento che, se confermato, porrebbe seri interrogativi in termini di opportunità e imparzialità.
La vicenda riaccende i riflettori su un tema spesso trascurato: la necessità di perizie aggiornate, titoli esecutivi certi e controlli rigorosi, affinché le aste giudiziarie non diventino terreno di opacità ma rimangano uno strumento di giustizia e di equilibrio tra le parti.
In attesa che le autorità competenti facciano piena luce sui fatti, il caso rappresenta un banco di prova per la credibilità del sistema delle esecuzioni immobiliari e per la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto.
