Con il sì definitivo del Senato, la riforma della Corte dei Conti è diventata legge. Una riforma che, secondo il Governo, dovrebbe “razionalizzare” il sistema dei controlli e limitare la responsabilità per danno erariale. Ma fuori dai palazzi istituzionali il clima è ben diverso: una parte ampia dell’opinione pubblica è apertamente indignata e percepisce questa riforma come un arretramento grave nella tutela delle risorse pubbliche.
Le proteste del centrosinistra in Aula, che hanno parlato di “demolizione dei sistemi di vigilanza sugli apparati di potere”, fotografano solo in parte il malcontento diffuso nel Paese. Il sentimento prevalente tra i cittadini è quello di una distanza sempre più profonda tra il popolo e le istituzioni, una distanza aggravata dal fatto che questa voce di dissenso fatica a raggiungere il Governo, silenziata da una maggioranza compatta e da un’opposizione giudicata da molti debole, frammentata e priva di leadership capaci di incidere realmente nel dibattito pubblico.
Secondo numerosi osservatori, la riforma rischia di tradire lo spirito stesso della Costituzione, che affida alla Corte dei Conti un ruolo centrale di garanzia nell’uso corretto delle risorse che appartengono al popolo italiano. Ridurre i controlli e attenuare la responsabilità per danno erariale significa, nei fatti, abbassare la soglia di attenzione su sprechi, inefficienze e cattiva amministrazione, proprio in una fase storica in cui la trasparenza dovrebbe essere rafforzata, non indebolita.
Sul punto interviene con fermezza l’Associazione dei Consumatori d’Italia – Consitalia, che da anni raccoglie e documenta segnalazioni di cittadini vittime di mala gestio, sprechi pubblici e distorsioni nei meccanismi di controllo.
“Questa riforma – dichiara Consitalia – non va nella direzione della tutela dell’interesse collettivo. Il problema del Paese non è un eccesso di controlli, ma semmai la loro inefficace applicazione. Indebolire il ruolo della Corte dei Conti significa esporre ulteriormente il patrimonio pubblico a scelte opache, irresponsabili o politicamente orientate, senza adeguati contrappesi.”
Consitalia sottolinea inoltre come il tema della responsabilità non possa essere affrontato in modo ideologico o punitivo, ma neppure svuotato di contenuto. È vero che anche una parte della magistratura contabile, come ogni potere dello Stato, può necessitare di riforme e di una regolazione più equilibrata; tuttavia, intervenire in modo drastico e unilaterale rischia di produrre l’effetto opposto: non maggiore efficienza, ma minore fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
“La responsabilità politica e amministrativa – prosegue l’associazione – deve restare un pilastro dello Stato di diritto. Quando il controllo viene percepito come un ostacolo da rimuovere e non come una garanzia per i cittadini, il rischio è quello di legittimare un sistema in cui chi gestisce risorse pubbliche risponde sempre meno delle proprie decisioni.”
Le conclusioni che emergono dall’opinione pubblica sono nette: il Paese chiede riforme serie, condivise e orientate al bene comune, non interventi che sembrano favorire gli apparati di potere a scapito dei cittadini. Senza un’opposizione autorevole e senza un confronto reale con la società civile, il rischio è che questa riforma segni un ulteriore strappo tra istituzioni e popolo, alimentando sfiducia, rabbia e disaffezione democratica.
Consitalia annuncia che continuerà a vigilare, raccogliere segnalazioni e promuovere iniziative pubbliche affinché il principio di legalità contabile e la tutela dell’interesse collettivo non vengano ridotte a mere formule di facciata, ma restino valori concreti e operanti nella vita del Paese.
