Mafia e politica. La Sicilia che resiste.

Mafia e politica. La Sicilia che resiste.
Si è svolta ieri presso l’ostello degli elefanti, in via Etnea n. 28, la manifestazione indetta dalla federazione catanese
di Sinistra Italiana sul tema: Mafia e politica. La Sicilia che resiste. Ha aperto l’assemblea l’intervento di Noemi
Sciré di UGS Catania che ha denunciato la difficile condizione che vivono i giovani siciliani di fronte al dilagare
del malgoverno e del malaffare nelle istituzioni regionali. “La stanchezza e l’umiliazione che subiscono le
generazioni siciliane più giovani sono ormai quotidiane, “ha detto Noemi Sciré. “Molte e molti di noi avevano
pochissimi anni di età quando Totò Cuffaro venne arrestato per favoreggiamento alle mafie, oggi lo ritroviamo al
centro di un sistema corruttivo senza eguali, dopo la piena riabilitazione alla vita politica. Contemporaneamente i
nostri territori sono oggetto di colonizzazione da parte della mafia in ogni settore produttivo, a partire dai nostri
Comuni di provenienza Randazzo e Palagonia.
Serve sempre di più ribadire che è la mafia a non assicurarci un lavoro dignitoso, a non garantire buoni servizi, a
devastare la nostra terra con la mala gestione dei rifiuti.”
Successivamente Giuseppe Mannino, della segreteria nazionale dell’UGS, ha ricordato le cause della diffusione
della mafia nella nostra regione ed il sempre più evidente intreccio tra mafia, imprenditoria e rappresentanti del
governo della cosa pubblica. “Ci chiediamo come tutto questo sia possibile” ha affermato Giuseppe Mannino” E la
risposta è che ci troviamo davanti ad un tempo che va al contrario, con un governo nazionale che quasi legittima le
mafia parlando a Catania di tasse come pizzo di Stato, mentre il governo regionale di Schifani viene giornalmente
travolto da scandali corruttivi: fatti che ci riportano ai tempi in cui nelle aule di governo si diceva che la mafia non
esisteva. Ecco che torna indispensabile ricordare la storia di Peppino Impastato, il ragazzo che lottando contro il
capitale nell’Italia degli anni ‘70, trovò naturale contrastare Cosa Nostra e lo fece colpendo nel punto più sensibile”
Matteo Iannitti, presidente catanese dell’ARCI ha sottolineato come la lotta alla mafia oggi sembra essersi ridotta
alla commemorazione dei morti e alla persecuzione di disperati nullatenenti. “La mafia”, ha detto Iannitti, “ è un
sistema di potere che tiene insieme riciclaggio del denaro sporco, imprenditoria e politica. Liberarsi dalla mafia
significa liberare i territori dal dominio feudale di chi cancella democrazia e diritti con la forza dei soldi e della
violenza. Centrodestra e centrosinistra alla prova del governo della Regione hanno perpetuato le stesse logiche
clientelari e gli stessi modelli di gestione. Resistere alla mafia e costruire una prospettiva diversa per il nostro
territorio non significa cambiare i cognomi di chi governa: non basta, non serve, sarebbe un imbroglio. Serve
sovvertire le logiche della politica siciliana, restituendo democrazia e potere alle cittadine e ai cittadini.
Il segretario regionale di Sinistra Italiana Pierpaolo Montalto ha ribadito quello che deve essere il ruolo della
Sinistra nella lotta alla mafia, ricordando come spetti alla magistratura reprimere i fenomeni criminali, ma che è
dovere della politica riuscire a prevenirli.
La ricetta che ha tracciato il Segretario di Sinistra Italiana-AVS è quella costruita in anni di lavoro sul territorio e
che individua nelle politiche sociali, nel diritto a un lavoro sicuro e ben pagato, nella presenza della scuola pubblica
e dello stato sociale, gli strumenti di prevenzione più utili per strappare la nostra gente dalla ricattabilità di cui si
nutre il potere politico/mafioso.
Compito della Sinistra, ha infine concluso Montalto, è poi quello di rescindere con assoluto rigore, qualsiasi legame
tra un’alternativa credibile di governo e tutti coloro i quali, attraverso la degenerazione della politica e la complicità
dei potentati economici, hanno alimentato il sistema di corruzione e di connivenza che da troppi anni mortifica la
Sicilia.
Luisa Impastato, dell’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, ha ripercorso la storia di quel grup po di giovani, animatori di Radio Aut, in cui Peppino Impastato si distingueva per il rifiuto della logica omertosa,
tanto prevalente nella società civile di quel periodo. “Peppino ancora oggi ci ricorda quanto sia importante indi gnarsi e rifiutare ogni legame con le organizzazioni mafiose. “Ha detto Luisa Impastato” Le battaglie che ha soste nuto contro i capimafia della zona, e segnatamente contro Gaetano Badalamenti, con il tempo sono diventate un
modello per tutti i giovani siciliani. Mafia significa sottomissione, strapotere di pochi ed è l’esatto opposto della de mocrazia e della costituzione italiana, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e le cittadine di fronte alla legge.
Non dimenticare il suo messaggio è oggi fondamentale per proseguire ed innovare la lotta alla mafia e condurre con
più decisione che mai la battaglia per dare un futuro ai giovani della nostra terra.
 Il segretario cittadin
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