L’on. Piccolotti di Sinistra Italiana ha presentato la seguente interrogazione al Ministro per
gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro dell’Economia e delle finanze, al
Ministro dell’Interno. Premesso che: l’indagine della Procura di Palermo che coinvolge, tra gli altri,
l’ex Presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, avrebbe individuato un ambito economico
imprenditoriale che lega Cuffaro ad alcuni imprenditori edili e a figure istituzionali di rilievo e tra
questi Giuseppe Capizzi imprenditore e Sindaco di Maletto (Catania); secondo gli investigatori,
Cuffaro avrebbe intrecciato rapporti con Giuseppe Capizzi, la cui impresa di famiglia nel 2021 si è
aggiudicato un appalto da 9 milioni di euro per il consolidamento e la riqualificazione del centro
abitato di Raffadali; che nel maggio di questo anno la Procura di Agrigento, dopo segnalazioni
dell’Autorità anti corruzione, ha avviato una inchiesta sull’appalto per la nuova rete idrica di
Agrigento al Consorzio di imprese Della, riconducibile sempre al Capizzi;
la storia delle imprese della famiglia Capizzi, tra cui il Consorzio Stabile Progettisti Costruttori, è
costellata di indagini, inchieste e processi; già nel 2019 Giuseppe Capizzi, allora amministratore
unico del Consorzio stabile costruttori, è coinvolto nell’inchiesta Rinascita Scott della Procura di
Catanzaro, con l’accusa di traffico di influenze ed è destinatario di un’interdittiva di 12 mesi;
sempre nel novembre 2021 la Prefettura di Catania adottava nei confronti della Società l’interdittiva
antimafia, a seguito della quale alcuni enti tra cui Anas rescindono i contratti in corso con la società;
sul finire del 2022 la Procura di Messina inquisiva per corruzione il Capizzi in relazione all’appalto
per interventi nell’alveo del torrente Cataratti-Bisconte , Capizzi ammette i fatti e nel 2024
patteggia una pena di 2 anni;
nonostante le indagini, le inchieste, i processi, le interdittive antimafia e le condanne, nonché i
legami politici, istituzionali e amministrativi permettono alle imprese facenti capo a Giuseppe
Capizzi e alla sua famiglia di proseguire l’attività e aggiudicarsi appalti;
infatti da ultimo sono stati affidati al Raggruppamento Temporaneo d’Impresa, che ha come
mandataria la Consorzio Stabile Progettisti Costruttori, con la partecipazione, tra le altre imprese,
della S.C.S. Costruzioni Edili S.r.l. facenti capo alla Famiglia Capizzi, i lavori per 3,9 milioni di
euro di riqualificazione delle piazze Pietro Lupo e Angelo Majorana di Catania;
dopo una pubblica denuncia di Sinistra Italiana e Alleanza Verdi e Sinistra il Comune di Catania,
dopo alcuni giorni di silenzio, ha rilasciato un comunicato tramite La Direzione lavori pubblici in
cui si precisava che l’intera procedura di gara si era svolta sotto la gestione di Invitalia e quindi
gestita da questa e che ’intervento è finanziato con fondi del PNRR nell’ambito della misura “Piani
Urbani Integrati;
prescindendo dallo sconcerto dell’interrogane rispetto alla circostanza che il Comune di Catania
affidi su una vicenda come quella in oggetto ad una struttura tecnico-amministrativa un comunicato,
mentre sarebbe stato necessario conoscere la posizione dell’Amministrazione sull’affidamento di un
intervento comunque proposto e richiesto dalla stessa nell’ambito del PNRR, appare sempre all’
interrogante grave l’ennesimo affidamento della realizzazione di un intervento pubblico a soggetti
imprenditoriali che negli ultimi anni sono stati costantemente indagati, processati e condannati,
nonché coinvolti anche nelle ultime inchieste su appalti e affidamenti; se i Ministri interrogati
sono a conoscenza dei fatti esposti in premessa e del loro complessivo contesto e quali urgenti
iniziative, ciascuno per le sue competenze, intendono porre in essere al fine di acquisire ogni
elemento utile diretto ad accertare le condizioni e le ragioni che hanno portato ad aggiudicare
la riqualificazione delle piazze Pietro Lupo e Angelo Majorana di Catania ad Imprese facenti
capo a soggetti imprenditoriali che negli ultimi anni sono stati costantemente indagati,
processati e condannati, nonché coinvolti anche nelle ultime inchieste su pubblici appalti e
affidamenti, nonché se intendono verificare le condizioni per procedere ad una revoca
dell’appalto in questione.
