Arturo Brachetti a Catania per la prima nazionale di “Tadaa! Storie di Varietà”

Arturo Brachetti a Catania per la prima nazionale di “Tadaa! Storie di Varietà”

Arturo Brachetti, prendendo una pausa dal tour “Solo, the legend of quick change“, nell’ambito della XIII stagione del Teatro dell’Off di Palco Off, direttori artistici Renato Lombardo e Franvcesca Romana Vitale, ha presentato a Catania un’autentica prima nazionale dello spettacolo “Tadaa, Storia del Varieta”, in cui con la complicità musicale di un pianista che gli fa da spalla con compita ironia, da un baule pieno zeppo di abiti ed attrezzi di scena tira fuori gli spunti per raccontare e ricordare la nascita di un genere, il Varietà che si collocava fra il circo, il teatro itinerante, Art Nouveau e Belle Époque (Fine ‘800 – Inizio ‘900) Commedia dell’Arte e Maschere Tradizionali. L’era del Varietà e del Music-Hall, i caffè concert e l’avanspettacolo, – il fratello povero del varietà – con esibizioni che precedevano la proiezione di un film. Si sofferma sulla bella Otero, ballerina improvvisata ma dal fascino magnetico che ipnotizzava il pubblico, soprattutto quello maschile. Parla di Fregoli e Petrolini, di Le Pétomane, Loïe Fuller (pioniera della danza moderna), Macario, Rascel, Totò, Wanda Osiris, Josephine Baker. Con l’ausilio di uno schermo, permette allo spettatore di rivivere le esibizioni di questi artisti lontani e su ciascuno si sofferma con la propria eccentrica interpretazione.

Alle porte del sogno, la fantasia è la chiave“: Arturo Brachetti incarna la voglia di ciascuno di noi di indossare il sogno, la libertà di giocare a cambiarci d’abito, il gioco di essere altro da noi stessi; e lo fa così bene trasformandosi nel corso della propria carriera in oltre trecentocinquanta personaggi ispirato da Fregoli, consigliato da Macario e offrendo tributo a Paolo Poli. Da essi assimila lo stile, le tecniche, la goliardia del doppio senso espresso con elegante malizia.

Brachetti è stato premiato con riconoscimenti internazionali quali  il Molière e il Laurence Olivier Award, nel 2014, insignito del titolo di Commendatore dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nel 2007  scrive e pubblica la sua autobiografia Uno, Arturo, Centomila . Nel 2010 con lo spettacolo One Man Show “Ciak si gira”, dedicato al mondo del cinema, batte i record di incassi alle Folies Bergère di Parigi. Nel 2010 riceve la laurea honoris causa in scenografia all’Accademia Albertina di Torino. A dicembre 2011 è nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura francese Frédéric Mitterrand. Il 29 settembre 2013, il quotidiano francese Le Monde gli tributa un’intervista sulla prima pagina e il 2 dicembre dello stesso anno, la sua statua in cera è inserita nel museo parigino Grévin.

Dal 2002, entra nel Guinness dei primati come il trasformista più veloce del mondo, “essendo stato in grado di interpretare 81 personaggi diversi in uno spettacolo lungo due ore”. 

Scrivere di un personaggio così, si comprende bene quanto sia impegnativo perché malgrado egli sia umile e disponibile (alla fine dello spettacolo, si è offerto spontaneamente alle persone che lo aspettavano), la sua storia nel suo multiforme e variegato mondo dello spettacolo, testimoniata da un cospicuo archivio fotografico, di articoli ed interviste, spazia talmente incrociando i paesi del mondo, dall’America all’Europa, che acciuffarne i confini per realizzarne una sinossi senza dimenticare nulla è piuttosto difficile. Arturo Brachetti possiede la storia di quelli che hanno studiato, fatto la gavetta: nel suo caso, cominciando a frequentare l’oratorio salesiano di Lanzo Torinese da bambino e da adolescente quello dell’Istituto Maria Ausiliatrice di Torino, dilettandosi nel fare teatro. Prende a prestito gli abiti del seminario e li adopera per i suoi primi spettacoli; contemporaneamente, frequenta il circolo della magia e comincia ad arricchire la sua preparazione di artista fisico, capace di attribuire ai personaggi caratteristiche che sono tutte le sue competenze, frutto di studio ed esperienza: il trasformista, il clown, il giocoliere, il mago, il coreografo, il regista, il cantante. l’attore. Tutto in una vita, come un numero che ha un enne esponente…

A spettacoli come quelli di Arturo Brachetti bisogna permettere di conquistarci dall’interno per ispirarci il sentimento della nostalgia,  per ritornare a riconoscere la professionalità e si, avere rispetto di noi stessi come spettatori, per non accontentarci, per ricordare ed apprendere, sviluppare il senso critico e fare esercizio di memoria, quella dei contenuti sensati. “Se ci abituassimo a guardare sempre il cielo, finiremmo per avere le ali”, lo diceva Flaubert; e se riuscissimo a scartare e non subire passivamente ciò che ci viene propinato, continueremmo a garantire a noi stessi il viaggio nella Bellezza che ci aiuta a distinguere il vero dal falso, il bene dal male. Semplicemente, come lo facevano una volta anche coloro che non sapevano nè leggere nè scrivere, ma che non si perdevano nemmeno uno degli spettacoli itineranti, le storie dei cantastorie e conoscevano a memoria i canti più suggestivi dei poemi greci e latini e della Divina Commedia.

L’esibizione a cui abbiamo assistito in anteprima nazionale a Catania, grazie alle illuminate scelte della direzione artistica di Palco Off, contiene in sè non soltanto il talento dell’artista, ma la sua preparazione, la competenza nel raccontare la storia del Varietà. Dal palcoscenico, l’artista, offre al pubblico l’opportunità per riordinarsi secondo la propria appartenenza seppur leggera come quella del Varietà che presuppone però i contesti storici delle epoche che sono state attraversate dall’evoluzione del fenomeno. Arturo Brachetti dalla cassapanca degli strumenti di scena non tira fuori soltanto piume, cappelli, bastoni, abiti scintillanti ma una vera e propria letcio magistralis di vita.

 

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