Nuovo CdA Sac, pioggia di critiche dal Pd e dal M5S: “Solita spartizione. Aeroporto usato come bancomat politico”

Nuovo CdA Sac, pioggia di critiche dal Pd e dal M5S: “Solita spartizione. Aeroporto usato come bancomat politico”

Il nuovo consiglio di amministrazione della Sac, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, è stato nominato.
La fumata bianca è arrivata dall’assemblea dei soci, ma a guardare i commenti di Pd e M5S la fumata è sembrata più grigiastra, come quando si bruciano documenti invece che incensi.

Barbagallo (Pd): “Spartizione di potere, altro che trasparenza”

Durissimo Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd e capogruppo alla Camera in Commissione Trasporti.
La sua dichiarazione è una lama affilata:

“L’ingordigia di potere e la frenetica occupazione delle poltrone hanno avuto ancora una volta la meglio”.

Il Pd ricorda che la Camera di Commercio del Sud Est è socia di maggioranza assoluta della Sac, ma è commissariata dalla Regione da oltre tre anni.
Ed era proprio il rinnovo di quell’organo che, secondo Barbagallo, avrebbe dovuto precedere qualunque decisione sul nuovo Cda.

Invece no.
Secondo il Pd, il governo regionale ha preferito correre per piazzare le nuove nomine:

“Sarebbe stato un passaggio dovuto per ridare credibilità alla Regione. Ma hanno prevalso le logiche di spartizione che caratterizzano il governo Schifani”.

Insomma: un Cda nato mentre la casa madre è ancora commissariata.
Un po’ come vendere l’auto mentre l’officina sta ancora cercando di rimettere su le ruote.


Campo (M5S): “La Sac ostaggio dei partiti. Manuale Cencelli aggiornato”

Anche il Movimento 5 Stelle affila le unghie.
La deputata Stefania Campo parla di un’aeroporto diventato territorio di spartizione, tutt’altro che un’infrastruttura strategica.

Il quadro descritto è quello di una lunga paralisi:

  • Cda scaduto

  • assemblee rinviate

  • decisioni congelate

  • mesi di trattative sotterranee

  • un clima da “assalto al carrello delle nomine”

E alla fine — dice la Campo — è arrivato un Cda costruito con il Manuale Cencelli versione 2025:
tre poltrone a Fratelli d’Italia, una al Movimento per l’Autonomia, e la conferma dell’ad Nino Torrisi, considerato nell’orbita di Forza Italia o dello stesso presidente Schifani.

Per il M5S, insomma, la nuova governance non è un rilancio ma una spartizione blindata, frutto di equilibri politici più che di progettualità industriale.


Il malumore dell’opinione pubblica: “E la Camera di Commercio? E la privatizzazione?”

Fuori dai palazzi, la musica è identica: stonata.

Si era in attesa — da anni — del rinnovo delle cariche della Camera di Commercio del Sud Est.
Era quella la casa madre, quella da mettere in ordine.
E invece l’ordine è rimasto in sospeso, mentre si è corsi a rinnovare il Cda Sac come se fosse un’urgenza nazionale.

Molti cittadini e operatori parlano apertamente di una manipolazione politica costruita ad arte: un intervento chirurgico fatto prima che qualcuno potesse cambiare le carte in tavola.

E poi c’è la domanda che circola da dieci anni, quella che ormai è diventata un tormentone:

“Ma questa privatizzazione si farà mai?
O è solo uno slogan per coprire altro?”

Perché, dicono in tanti, se si va davvero verso la privatizzazione:

  • perché rinnovare continuamente i cda?

  • perché aumentare gettoni e incarichi?

  • perché moltiplicare consulenze?

  • perché non commissariare e accelerare la cessione?

La risposta, sussurrata nei corridoi, è sempre la stessa:
“privatizzare davvero significherebbe togliere l’osso al cane”.

E nessuno — ma proprio nessuno — sembra intenzionato a mollare quell’osso.


Una conclusione inevitabile

Il nuovo Cda Sac nasce in un clima pesante, tra accuse di spartizione, governance sospese e organi commissariati che avrebbero dovuto essere rinnovati prima.
Non è un buon punto di partenza.

E mentre Palermo fa i conti con indagini e appalti nel mirino, Catania entra nella sua fase più delicata: quella in cui ogni scelta sarà misurata sotto la lente dell’opinione pubblica, dei partiti e di un sistema aeroportuale che — tra annunci di privatizzazioni infinite e poltrone che cambiano sempre gli stessi proprietari — rischia di rimanere sempre fermo sulla pista, mentre gli altri decollano.

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