Aeroporto di Palermo, tempesta sulla maxi gara: tra diffide, intercettazioni e sospensioni. E a Catania? “Tutto perfetto, grazie”

Aeroporto di Palermo, tempesta sulla maxi gara: tra diffide, intercettazioni e sospensioni. E a Catania? “Tutto perfetto, grazie”

C’è un nuovo fronte dell’inchiesta che coinvolge Totò Cuffaro e la sua galassia politica, e questa volta la traiettoria punta dritta all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.
Una vicenda che rischia di trasformare la semplice aggiudicazione di una gara di pulizie da 9 milioni di euro in un caso nazionale, con diffide, sospensioni e intercettazioni che sembrano uscite da un congresso di appalti creativi.

Il nodo: quella gara da 9 milioni che ora fa tremare Gesap

La gara quadriennale per il servizio di pulizia — 8,7 milioni di base d’asta — è finita nel vortice delle indagini su presunti appalti pilotati.
Nella graduatoria provvisoria? Prima la Dussmann.
E proprio questo dato ha fatto scattare due lettere, una diffida e una “quasi diffida”, da parte di concorrenti rimasti indietro. Motivo: nelle intercettazioni dell’inchiesta Siracusa, due indagati avrebbero mostrato interesse anche per il bando di Palermo.

La CM Service ha chiesto l’annullamento in autotutela dell’intera procedura; la Consoli Spa ha ricordato — con una precisione da notaio svizzero — tutti gli articoli che impediscono alle stazioni appaltanti di premiare soggetti lambiti da procedimenti per corruzione.

Risultato: Gesap è stata costretta a fermare tutto e convocare un cda con un punto all’ordine del giorno dal titolo rassicurante come un temporale di agosto:
“Aggiornamenti e provvedimenti consequenziali sulla gara.”
Che tradotto significa: si decide se sospendere tutto.

Le intercettazioni: nomi, allusioni, ammiccamenti

Due telefonate fanno scattare la connessione Palermo–Siracusa.
In una Marchese parla con Cuffaro della gara palermitana: «Quando sarà il momento, se c’è ancora Vito Riggio, ne parliamo con lui…».
Nell’altra Marchese e Dammone discutono della gara prossima all’uscita: “è grosso come appalto… quattro-cinque milioni l’anno”.
Marchese consiglia di “fare un passaggio con il nostro amico”.
Gli inquirenti sostengono che l’amico sia Cuffaro; Dammone frena: “Non so se ha ancora quel peso… prima fammi vedere com’è l’ambiente là”.

Insomma, tra un “forse”, un “vediamo”, un “parliamone”, la gara dell’aeroporto più importante della Sicilia Occidentale è diventata un caso da manuale di come NON si gestisce un appalto pubblico.


E poi c’è Catania: l’altra Sicilia, dove i miracoli esistono

Mentre Palermo arranca tra carte bollate, intercettazioni, arresti chiesti e cda infuocati, a Catania lo scenario è… miracoloso.

Lì, all’aeroporto di Fontanarossa, non ci sono indagini,
non ci sono filoni giudiziari paralleli,
non ci sono sistemi da battezzare (né cuffariani, né nicolisti, né altro),
non ci sono diffide,
non ci sono appalti “attenzionati”,
non c’è un clima da verminaio,
non c’è nulla.

Tutto scorre.
Una sorta di Svizzera sotto l’Etna.

Secondo qualcuno — rigorosamente in modo ironico — Catania sarebbe ormai l’invidia d’Italia per la sua cristallina assenza di interferenze:

  • niente ombre,

  • niente sospetti,

  • niente retroscena,

  • niente allungamento dei tempi sulle gare,

  • niente tentazioni di trasformare lo scalo in un “bancomat politico” (figuriamoci).

È un aeroporto dove tutto procede “a gonfie vele”, senza una vol pezzata fuori posto, senza un ricorso che disturbi, senza un eco di malumori.
Insomma, un’oasi perfetta.
Un modello virtuoso.
Un paradiso amministrativo.

E se qualcuno insinua il contrario?
Ma no.
Fantasia, solo fantasia.


Conclusione: due aeroporti, due mondi

Da un lato Palermo, dove una gara di pulizia può diventare l’anticamera di un terremoto istituzionale e giudiziario.
Dall’altro Catania, dove tutto sembra così lineare da meritare l’attenzione di chiunque cerchi un corso accelerato di amministrazione impeccabile.

Forse, per capire cosa non funziona a Palermo, bisognerebbe fare un sopralluogo… a Fontanarossa.
Magari lì, tra un decollo e un arrivo, si può imparare come si gestisce uno scalo senza diffide, senza intercettazioni e senza tempeste giudiziarie.

O forse — ed è qui che l’ironia lascia spazio alla realtà — basterebbe pretendere ovunque regole chiare, controlli veri e trasparenza autentica.

Perché se la Sicilia vola con due aeroporti, sarebbe bello che lo facesse con lo stesso livello di pulizia — dentro e fuori gli appalti.

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