La Compagnia Baccalà in scena al Teatro Ambasciatori. Oh…Oh… quanto è difficile oggi giorno fare silenzio.

La Compagnia Baccalà in scena al Teatro Ambasciatori. Oh…Oh… quanto è difficile oggi giorno fare silenzio.

OH OH Teatro Ambasciatori, 15 e 16 novembre

Di e Con: Camilla Pessi e Simone Fassari
Regia: Valerio Fassari e Louis Spagna
Musiche originali: Antonio Catalfamo e foto di scena, Gabriele De Pasquale.

Disegno di copertina: Fausta Di Bella.

La Compagnia Baccalà è riconosciuta come una delle formazioni di teatro fisico di maggior talento in ambito internazionale: ha calcato i palcoscenici dei Fringe e dei Festival più prestigiosi, Avignone, Adelaide, Edimburgo. Camilla Pessi e Simone Fassari ce li invidia tutto il mondo. E non è un modo di dire: con Pss..Pss e adesso Oh..Oh hanno letteralmente girato in lungo e in largo il globo terrestre: prima di arrivare a Catania la scorsa settimana sono stati a Cipro e prima ancora in Cina. Ospiti a Festival di Clolwnerie e Teatro fisico, fanno razzia di premi e riconoscomenti.

Si conoscono oltre venti anni fa alla Scuola di Teatro Dimitri in Svizzera e poi separtamente lavorano presso teatri e circhi, accumulando esperienze preziose. Nel 2004 cominciano a lavorare insieme e la loro collaborazione artistica, plasmata da un’intesa assai rara fra colleghi, dà l’avvio ad una stupefacente simbiosi artistica.

Camilla Pessi e Simone Fassari, acrobati, giocolieri, musicisti, attori dalla mimica sfaccettata, un repertorio somatico così ampio che è tutto scritto sui loro muti movimenti. Si presentano al pubblico dialogando con esso, giocando con le emozioni di ciascuno, offrono la semplicità, senza resistenze conquistano sorrisi ed applausi. E come in un’opera lirica, nei loro spettacoli risuonano le corde di tutti le emozioni e dei valori principali: la sorpresa, l’amicizia, l’amore, il dispetto, il rispetto. Le vicende solo apparentemente accennate dal gioco di una sedia che si deve conquistare, il centro dei secchielli con le palline di alluminio, la furberia del cappotto scivolato prendono forma davanti agli occhi e alla fine dei giochi lo spettatore ha guardato e visto, ha giocato e vissuto, goduto la gioia di liberarsi dai nodi. Si è assolutamente divertito, ed è è sazio di risate quelle di cuore e non quelle scaturite da un’ebbrezza passeggera.

Il regista, Louis Spagna è stato musicista, costruttore ed insegnante di organetto diatonico, attore-clown, laureato in Filologia romana; aveva partecipato alla prima tournè del Cirque du Soleil nel 1984. Louis aveva iniziato la sua carriera di autore e regista nel 1995. L’arte della semplicità e del buon gusto sono stati gli elementi primari del suo lavoro.” E si vede!

Una delle intuizioni geniali degli spettacoli della compagnia (era già accaduto per Pss..Pss) è quell’unico sussurro in cui il titolo è palesato all’improvviso. Lo spettatore memore della locandina, lo cerca, lo aspetta e quando non ci pensa più in un momento lontano dall’inizio ma non troppo distante dalla fine, ecco che uno dei due emette un suono, l’unica frequenza umana: “Oh..Oh”.

Il palcoscenico è vuoto arredato soltanto da una sedia e da una scala attaccata su nel cielo. Lui sonnecchia sulla sedia e lei arriva dall’alto con un rapido svolgimento sulla scala che pare la catena di una bicicletta. Tenta di svegliare lui e insieme si mettono a giocare, a farsi i dispetti, scambiandosi furbate e gentilezze. Ciò che accade non si può davvero raccontare, certamente esiste una struttura, una guida, ma il dipanarsi è chiaramente spontaneo. Nasce dal trastullo sincero di due adulti bambini che si conoscono, fanno rapidamente amicizia e si divertono inventando strada facendo. Si potrebbe aprire un capitolo dedicato alla Pedagogia per illustrare la valenza portante di ciò che accade… la parola giusta è “accade”: lo spettacolo è un meraviglioso fare accadere le cose con mezzi semplici e pochi strumenti. Nel mentre, Simone e Camilla mettono in atto tutti i loro talenti, come reggere col mento una scala a forbice, suonare due fisarmoniche di due dimensioni diverse sulla scala di corda, tenersi sulla testa mentre danzano.

E lo spettatore all’improvviso non ha bisogno più di niente, soltanto di lasciarsi andare e ridere, e rimanere col sorriso stampato in  faccia in una rassicurante beatitudine…

Nel caos, nel frastuono mettiamo in pausa la possibilità di creare. Le grandi scoperte, ricerche del passato, creazioni musicali, artistiche, gli studi, le sperimentazioni venivano compiute e sono state possibili anche grazie ai suggerimenti del silenzio. Oggi ciascun ambito è una vetrina dell’opinione, un’eterna pausa caffè in ufficio, un prolungato gossip da salone di parrucchiere. In ogni voce  non riecheggia la verità, ma l’atteggiamento correndo fra una simulazione ed un’altra. Gli elementi essenziali e di ritorno alle origini rimangono spinti indietro schiacciati dalla nostra distrazione. L’uomo non rivolge più in alto lo sguardo, non cerca più le stelle; lo tiene chino su un display dentro il quale concentra tutto il suo mondo in cui si muove a 2x andando a infrangersi qua e là. E quando qualcosa di bello accade non si ferma a guardarlo; quando qualcosa di brutto accade si trova sprovvisto di quelle energie vitali che trascura per adorare falsi dei. Non si sa spiegare le cose, ha perduto l’occasione di studiare i paradigmi naturali, ha scartato disprezzandole tutte le pietre che potevano fare da pietra d’angolo alla sua vita.

Simone Fassari e Camilla Pessi sono i clowns che albergano in noi, “il francescano” mandato a fare apostolato con la raccomandazione di ridere sempre e stare in cortese ascolto; il disperato bisogno di tornare alle origini, ma anche di sentirsi liberi di ridere e piangere sotto e sopra ad una maschera. Con gentilezza, garbo e semplicità.

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