C’è un nuovo simbolo del potere cittadino, e non è un politico, un imprenditore o un costruttore: è il monopattino elettrico. O meglio, i monopattini delle due ditte che, con un manipolo di dipendenti e una flotta colorata di mezzi sparsi ovunque, sembrano aver conquistato ogni centimetro di marciapiede, piazza e strada del capoluogo etneo.
Da piazza Stesicoro a via Etnea, passando per la zona del porto e fino alle vie limitrofe all’aeroporto, i mezzi elettrici spuntano come funghi: parcheggiati ovunque, spesso di traverso, davanti alle rampe per disabili, agli ingressi dei negozi, perfino sui marciapiedi più stretti.
Secondo molti cittadini, quello che era nato come un segno di “mobilità sostenibile” si è trasformato in un far west urbano, dove la regola principale sembra essere: “parcheggia dove ti pare e piace”.
E qui nasce la domanda ironica — ma nemmeno tanto — di qualche catanese:
“Se domani mi compro 100 monopattini, posso anche io metterli dove mi pare e dire che sto salvando il pianeta?”
Il confine sottile tra libertà d’impresa e abuso del suolo pubblico
Il tema, in realtà, è tutt’altro che banale.
Sotto il profilo amministrativo, il Codice della Strada e i regolamenti comunali parlano chiaro: l’occupazione di suolo pubblico richiede autorizzazioni specifiche e, nella maggior parte dei casi, pagamento di un canone.
Se un cittadino comune lascia il proprio motorino o la propria auto su un marciapiede, arriva la multa. Se lo fa una ditta di sharing mobility, sembra invece godere di una curiosa immunità urbana.
Ma c’è di più: dal punto di vista civilistico, un uso reiterato e arbitrario del suolo pubblico senza titolo potrebbe configurare un indebito arricchimento o addirittura un uso privatistico di bene collettivo, con possibile danno all’immagine e al decoro della città.
E sul piano penale?
Beh, l’art. 633 del Codice Penale parla chiaro: “Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o trarne profitto, è punito…”.
Ora, non è detto che i monopattini elettrici “invadano” nel senso tecnico del termine, ma certo la loro presenza diffusa e incontrollata solleva dubbi sull’effettivo controllo del territorio da parte dell’amministrazione comunale.
Consitalia: “Vogliamo capire se è tutto regolare”
A prendere posizione è l’Associazione dei Consumatori d’Italia – Consitalia, che annuncia l’intenzione di verificare a fondo la questione.
“Vogliamo capire – spiegano dall’associazione – se le ditte operanti a Catania abbiano effettivamente ottenuto tutte le concessioni necessarie e in che misura sia stato valutato l’impatto urbano di questi parcheggi diffusi. Se tutto è in regola, bene. Ma se si scoprirà che qualcuno ha chiuso un occhio, o due, sarà nostro dovere chiederne conto”.
La città come proprietà condominiale
Perché in fondo, giuridicamente parlando, Catania è come un grande condominio: ognuno ha diritto a usarne le parti comuni — le strade, le piazze, i marciapiedi — ma nessuno può occuparle a piacimento.
E se due ditte possono “posteggiare” centinaia di monopattini ovunque senza limiti, allora il rischio è che il principio di uguaglianza davanti alla legge (art. 3 della Costituzione) resti… travolto da una ruota elettrica.
Chi tutela i pedoni, i disabili e i commercianti?
C’è poi un’altra questione, tutt’altro che marginale: quella della sicurezza e della vivibilità urbana.
Chi tutela il pedone costretto a camminare in mezzo alla strada perché il marciapiede è invaso dai monopattini?
Chi tutela il disabile che trova l’accesso bloccato da un mezzo abbandonato?
E i commercianti che si vedono “occupare” l’ingresso delle proprie attività senza alcun preavviso?
Una città che merita regole, non scivoli elettrici
Catania ha bisogno di mobilità sostenibile, non di anarchia su due ruote.
E finché le regole non saranno chiare e uguali per tutti, il rischio è che i monopattini restino il simbolo perfetto di una città dove il diritto c’è — ma qualcuno, sotto gli occhi di tutti, lo parcheggia dove vuole.
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