Fondi Ue, Sicilia nella prima ondata di riprogrammazione: l’opinione pubblica si divide. “Rischio sprechi e privatizzazioni mascherate”

Fondi Ue, Sicilia nella prima ondata di riprogrammazione: l’opinione pubblica si divide. “Rischio sprechi e privatizzazioni mascherate”

La Sicilia rientra nella prima ondata di regioni italiane che beneficeranno della riprogrammazione dei fondi di coesione europea. Con Campania e Abruzzo, l’isola è pronta a ridistribuire circa 350 milioni di euro del FESR 2021-2027, destinandoli – secondo la nuova strategia comunitaria – a settori chiave come resilienza idrica, edilizia, competitività, energia e infrastrutture dual use, ossia opere civili che, in caso di emergenze o esigenze di difesa, potranno essere utilizzate anche per scopi militari o di protezione civile.

A Bruxelles i contatti sono già avviati: la Regione Siciliana ha approvato la proposta predisposta dal Dipartimento della Programmazione e invierà a breve la richiesta formale alla Commissione Europea.
Tra i progetti più discussi c’è l’allungamento della pista dell’aeroporto di Catania Fontanarossa con sottopasso ferroviario – un intervento definito “strategico”, ma che secondo molti osservatori rischia di diventare l’ennesima grande opera senza ritorno economico reale per i cittadini.

Le rassicurazioni di Palazzo d’Orleans

La Regione ha voluto chiarire che “nessuna risorsa sarà destinata al riarmo o all’acquisto di armamenti”.
«Si tratta di opere civili – si legge nella nota ufficiale – che migliorano mobilità e servizi e che, solo in caso di necessità, potranno essere impiegate anche per finalità di protezione civile o logistica militare».
Tra le altre priorità indicate nella delibera figurano anche social housing, resilienza idrica e autonomia energetica, settori considerati fondamentali per la tenuta economica e sociale dell’isola.

Le critiche: “Fondi europei sempre più lontani dai cittadini”

Ma l’annuncio non convince l’opinione pubblica né molte associazioni civiche, che parlano di un ennesimo tentativo di dirottare risorse pubbliche verso opere infrastrutturali di interesse privato o para-statale.
Nei commenti raccolti in rete e sui social, in molti si chiedono:

«Ma davvero la priorità in Sicilia è allungare le piste e scavare sottopassi, quando interi territori non hanno acqua potabile, ospedali efficienti o servizi sociali di base?»

Cresce la preoccupazione che la riprogrammazione possa aprire la strada a processi di privatizzazione mascherata, con fondi pubblici impiegati per creare infrastrutture poi gestite o utilizzate da soggetti privati o multinazionali del settore logistico ed energetico.

L’effetto “annuncio” e il rischio prescrizione amministrativa

Molti cittadini leggono la mossa della Regione come un’operazione d’immagine: “grandi cifre, grandi titoli, ma poca trasparenza”.
«Si parla di coesione – commenta un rappresentante civico – ma la realtà è che ogni riprogrammazione sembra un modo per far ripartire la macchina dei progetti, degli incarichi e delle consulenze. Alla fine, i benefici veri per il territorio sono pochi e temporanei».

Anche sul piano politico non mancano le ombre: la riprogrammazione cade in un momento di profonda sfiducia verso la gestione della spesa pubblica in Sicilia, dove spesso i fondi Ue diventano un terreno fertile per proroghe, varianti e appalti infiniti.
L’opinione più diffusa, riassunta da un commento emblematico sui social, è amara:

«Ogni volta che sentiamo parlare di fondi europei, sappiamo già come va a finire: grandi proclami, pochi risultati e un lento avvicinarsi alla privatizzazione di ciò che resta pubblico».

L’attesa dei prossimi mesi

A Bruxelles l’iter di approvazione richiederà alcune settimane, ma il dibattito è già aperto.
Mentre la Regione punta a mostrare la propria “modernità” e capacità di attrarre risorse, cresce la richiesta di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità reali: dall’acqua ai servizi sanitari, dalle scuole alle politiche sociali.

Solo così – osservano in molti – la politica di coesione potrà tornare a significare davvero sviluppo per tutti, e non l’ennesimo slogan di facciata.

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