Una cittadina residente nel comprensorio etneo ha recentemente denunciato un caso emblematico di pignoramento ritenuto illegittimo, avvenuto sul proprio conto corrente bancario, senza preavviso e in apparente violazione di diverse garanzie previste dalla legge. La vicenda, che coinvolge la società SO.GE.R.T. S.p.A. – incaricata della riscossione coattiva per conto del Comune di Mascali – solleva interrogativi sulle modalità operative adottate nei confronti dei contribuenti e sulla trasparenza degli enti locali.
Il pignoramento in questione riguarda una somma pari a 1.126 euro, prelevata dalla banca a seguito di un presunto verbale del 2019 relativo a una violazione del Codice della Strada. La cittadina, tuttavia, sostiene di non aver mai ricevuto notifica dell’atto esecutivo, e dichiara di aver appreso dell’intervento solo dopo aver rilevato il saldo negativo del conto, inizialmente ritenuto imputabile ad altre rate in scadenza.
A complicare il quadro, il fatto che la somma pignorata fosse costituita da un bonifico di rimborso spese anticipate per conto di un’associazione, ricevuto oltre dieci giorni dopo la data indicata come riferimento dell’atto esecutivo. Il conto, tra l’altro, era in negativo al momento del pignoramento, non contenendo fondi liquidi effettivamente disponibili.
La vicenda ha portato alla formale diffida inviata alla SO.GE.R.T., al Comune di Mascali e al Prefetto di Catania, con una richiesta dettagliata di accesso agli atti, copia delle notifiche e chiarimenti sulla legittimità della procedura. Vengono citate in particolare le norme sull’impignorabilità, tra cui l’art. 545 c.p.c., che tutela le somme fino al triplo dell’assegno sociale (circa 1.603 euro) e le nuove disposizioni della Riforma Cartabia, tra cui l’art. 164-bis disp. att. c.p.c., che impone trasparenza e tracciabilità nei procedimenti esecutivi.
L’interessata contesta inoltre che, a causa del pignoramento, non siano state pagate due rate di finanziamento regolarmente gestite fino a quel momento, causando un danno aggiuntivo alla propria affidabilità creditizia.
Oltre a ciò, viene chiesta chiarezza sulla convenzione tra Comune e SO.GE.R.T., e sul trattamento dei dati personali da parte della società, alla luce del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR). La diffida, inviata anche all’Associazione dei Consumatori Consitalia, paventa la possibilità di azioni legali civili e penali in caso di mancato riscontro.
Una vicenda che riapre il dibattito sul delicato equilibrio tra riscossione coattiva e tutela dei diritti fondamentali del cittadino, soprattutto nei casi in cui i pignoramenti si innestano su conti correnti con somme modeste o derivanti da rimborsi e non da redditi ordinari. La cittadina si è riservata di adire le vie legali per fare piena luce sulla vicenda.
