PALERMO – A Ferragosto c’è chi griglia le salsicce e chi griglia il bilancio della Regione Siciliana. E non con il carbone, ma con milioni di euro, spalmati tra sagre, manifestazioni, pro loco e “regali di quartiere” da assegnare con cura scientifica, e forse pure astrologica.
Le cimici della Procura di Palermo intanto lavorano a pieno regime, registrando dialoghi da cui non si evince se siamo in un’aula istituzionale o nel backstage di una tombola parrocchiale.
Il presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno, secondo gli inquirenti, non lesina sulla precisione aritmetica: “7 alla maggioranza, 4 alla minoranza”. Non milioni di voti, ma di euro.
La chiamano “manovrina”, ma dalle intercettazioni sembra piuttosto una maratona di elargizioni, con nomi in codice (“Uomo 56”, “Uomo 72”, “Donna 36”), colori da usare per confondere le carte (“mettilo rosso, poi giallo, poi sospeso”), e un bilancino più sofisticato di quello di certi laboratori farmaceutici non autorizzati.
Il maxiemendamento: quello che non si vede… si diluisce
Ma la parte più istruttiva la offre il collaboratore modello:
“Non li scriviamo tutti di fila quelli di Uomo 56, così non sono facilmente individuabili”.
Geniale. Altro che intelligenza artificiale: qui siamo al genio siciliano del camuffamento istituzionale, roba che il bilancio regionale diventa una festa patronale permanente.
E mentre la magistratura indaga su quanto queste “mance” siano legittime o solo clientelismo impacchettato in carta da parere favorevole, il presidente Galvagno si gode il momento:
“Questa manovra è tutta nostra, 100% trazione nostra!”.
Almeno è sincero. Come quei bambini che rubano la marmellata e poi si puliscono la bocca col grembiule della recita.
Sud chiama Nord… e risponde col bancomat
A rendere ancora più esplosiva la questione, l’arrivo degli emendamenti targati “Sud chiama Nord”: 140 richieste, tutte “spezzettate”, per un totale da capogiro. Il timore? Che si notino. La soluzione? “Caricaglieli, ma mischiali bene”. Tipo playlist su Spotify, ma a base di soldi pubblici.
Intanto, la Banca degli Occhi riceve 300.000 euro. La vista, in effetti, serve: soprattutto a chi legge questi atti e cerca di capire se stiamo parlando di una Regione o di una variante teatrale dell’opera dei pupi.
E a Catania?
Eh… a Catania, tutto tace. Nessuna notizia di intercettazioni, registrazioni, somme sospette, bilanci aromatici. No, no.
Qui tutto è perfetto: nessuna spartizione, nessuna procedura opaca, nessun sindaco col cellulare bollente.
Il CSO Catania (Centro Simulazione Ottimistica) è ormai un modello virtuale nazionale: esempio di come le cose andrebbero fatte… se fossimo in una dimensione alternativa, tipo Star Trek o Black Mirror.
Perciò state tranquilli:
Mentre a Palermo fioccano milioni, intercettazioni e dimissioni, a Catania non succede mai niente.
Ma proprio niente niente.
E quando niente succede per troppo tempo, succede che nessuno si scandalizza più nemmeno del niente.
E questo, forse, è il più grande scandalo di tutti.
