No ai dissalatori. Investimenti produttivi contro la siccità.

No ai dissalatori. Investimenti produttivi contro la siccità.

Sinistra Italiana è fortemente contraria alla proposta della Regione Sicilia di tentare di risolvere
l’approvvigionamento idrico con l’uso diffuso di dissalatori.
Tali tecnologie vengono usate solo dove è del tutto impossibile trovare alternative, e non è questo il
caso della Sicilia, che è una terra ricca d’acqua.
Sinistra Italiana si oppone per i pesanti costi che inevitabilmente, si abbatterebbero sulle famiglie
siciliane, qualora il governo regionale continui a perseguire questa (non) soluzione.
Con le tecnologie più moderne, infatti , i dissalatori producono un metro cubo di acqua al costo di un
due euro, ma tenendo conto delle copiose ed annose perdite della rete idrica isolana, i costi che dovrebbero
sopportare le famiglie sarebbero di molto superiori.
Un recente studio della Cgia di Mestre ha calcolato che la rete idrica siciliana perde oltre il 60%
dell’acqua che trasporta.
Ciò significa che le famiglie che verranno rifornite dai dissalatori, per ogni metro cubo di acqua
consumata, dovranno pagare oltre € 5, con un aggravio assurdo per le finanze dei siciliani; un costo
insostenibile : oltre 6 volte quanto la Sidra, ad esempio, fa pagare agli utenti..
Inoltre l’attività dei dissalatori comporta notevoli costi di smaltimento: per ogni litro d’acqua
potabile, viene prodotto 1,5 litri di salamoia ricca di cloro e di rame, estremamente inquinante per il mare,
scarti che dovranno essere smaltiti come rifiuti industriali.
La scelta che sembra intraprendere la regione siciliana va quindi contestata duramene: altre sono le
priorità per garantire la fornitura d’acqua per usi civili ai cittadini e per usi agricoli agli agricoltori.
In primo luogo va programmata l’opera più grande per il futuro della nostra terra: il rifacimento
dell’intera rete idrica, utilizzando tecnologie che potranno segnalare eventuali perdite, che così potranno
essere tempestivamente riparate. L’obiettivo è perdite zero, ciò determinerebbe da sé, un aumento del 150%
delle forniture d’acqua.
In secondo luogo si devono potenziare i pozzi esistenti, che periodicamente vanno coltivati. Si
devono ricercare nuove fonti d’acqua e realizzare una fitta rete fitta di pozzi per usi civili.
In terzo luogo va programmato il riuso per fini agricoli delle acque reflue che dai depuratori delle
aree urbane finiscono (tragicamente) in mare. In ogni depuratore va garantita la fitodepurazione dei reflui ed
il convogliamento dell’acqua negli invasi, per la distribuzione delle acque nelle nostre campagne. Su questi
interventi è calato un velo pietoso: che fine hanno fatto gli 8 milioni di euro stanziati nel 2012 per il
convogliamento dell’acqua dal depuratore di Pantano d’Arci alla vasca di località Carmito, che dovrebbe
fornire acqua a 1.550 ettari della piana di Catania?
Occorre infine completare e rendere agibili tutte quelle dighe che nella nostra terra aspettano di poter
funzionare regolarmente ed aumentare la fornitura di acqua per usi agricoli e/o civili.
I ritardi della Regione Sicilia sono già costati lo scorso anno, oltre 300 milioni agli imprenditori
agricoli isolani..
Sinistra Italiana continuerà la battaglia per risolvere alla radice la carenza idrica della nostra isola,
avanzando proposte per investimenti produttivi che rispondano ai cambiamenti climatici in corso.

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