Roma – Ha nominato amici e conoscenti come consulenti tecnici d’ufficio in processi civili, liquidando loro parcelle esorbitanti – fino a 230mila euro – nonostante fossero privi delle competenze richieste. Per questo il giudice Corrado D’Ambrosio, 54 anni, in servizio al Tribunale civile di Salerno, è stato radiato dalla magistratura. Lo ha deciso la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che ha inflitto la sanzione più severa, con una pronuncia destinata a fare scuola.
I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2010 e gli anni successivi, ma la decisione è arrivata solo oggi, al termine di un lungo iter processuale. Il procedimento disciplinare era stato infatti sospeso per oltre un decennio in attesa dell’esito del parallelo processo penale, dove D’Ambrosio è stato assolto per corruzione ma condannato in primo grado per abuso d’ufficio – reato poi abrogato dalla legge Nordio – salvandosi in appello grazie alla prescrizione.
Secondo la Procura generale della Cassazione, D’Ambrosio ha agito “con grave inosservanza dei doveri di correttezza e diligenza”, nominando consulenti “privi di competenze compatibili con i quesiti posti”, spesso amici o legati da rapporti personali – tra cui un parente della moglie. Tra gli incarichi più discussi, spiccano quelli affidati al commercialista Vittorio Marone: in una causa per materia ingegneristica e architettonica, ha ricevuto 130mila euro, mentre l’ingegnere ausiliario da lui indicato, Luigi Iaquinta, ne ha incassati 65mila. In un altro procedimento, Marone ha percepito 230mila euro per una consulenza sulla manutenzione di impianti, mentre l’ingegnere ausiliario Luigi Panico ha ricevuto 73mila euro.
“Ha aggravato illegittimamente le spese del processo, procurando alle parti un ingiusto danno”, si legge nei capi d’incolpazione. Un sistema che, per anni, ha permesso al magistrato di pilotare le nomine tecniche in favore della propria cerchia, creando un evidente conflitto d’interessi e violando i principi di imparzialità e trasparenza.
Durante questo lungo periodo, D’Ambrosio ha continuato a esercitare regolarmente la professione di giudice e non ha mancato di esprimersi pubblicamente su temi di giustizia. In un’intervista del 2022 al Foglio, si era detto favorevole alla separazione delle carriere tra pm e giudici, criticando il ruolo “sproporzionato” del pubblico ministero, definito “un potere irresponsabile, pericoloso per la democrazia”.
La sua espulsione rientra in una linea severa adottata dalla Sezione disciplinare del Csm, presieduta dal vicepresidente Fabio Pinelli. In poco più di due anni, numerosi magistrati sono stati radiati per gravi illeciti, tra cui un pm siciliano condannato per maltrattamenti e un giudice di Alessandria accusato di nomine pilotate. A ottobre 2023 era toccato anche ad Alfonso Papa, ex parlamentare coinvolto nello scandalo P4.
La radiazione di Corrado D’Ambrosio chiude uno dei casi più gravi di mala gestione giudiziaria degli ultimi anni, riaccendendo il dibattito sulla trasparenza e sull’effettiva capacità del sistema disciplinare di intervenire in tempi utili.
