“Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”

Di ragioni per andare al centro di Catania ce ne sono tante, tutte arcinote: le boutique, le aree pedonali, le pasticcerie in perenne sfavillio. Sino al 18 febbraio a tutte quelle ragioni se ne aggiunge un’altra, non meno attraente grazie alla mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” che la Fondazione Puglisi Cosentino presenta nella sua sede di Palazzo Valle, in via Vittorio Emanuele 122.
Con una storia alle spalle di mostre dedicate ad artisti di livello – quali Burri, Fontana e Accardi -, nella corrente stagione invernale la Fondazione Puglisi Cosentino ha scelto di puntare l’attenzione su una fotografa enigmatica: Vivian Maier (New York, 1926 – Chicago, 2009), assurta a celebrità planetaria per una serie di fortuite coincidenze. Soltanto per caso una scatola con i suoi negativi è caduta in buone mani (quelle di John Maloof), rivelando foto capolavoro. Da vecchi bauli sono poi emerse foto e migliaia di negativi mai sviluppati. I rullini ci hanno conservato il mondo interiore della fotografa, che fu una dilettante priva di formazione specifica ma con un gran talento che nessuno le riconobbe in vita.
Vivian Maier si guadagnò da vivere facendo la bambinaia e la governante. Passò buona parte della sua esistenza a New York e a Chicago. Viaggiò all’estero con la macchina fotografica sempre al collo. Dappertutto cliccò compulsivamente, alla ricerca dello scatto giusto. La maggior parte della sua produzione è compresa tra l’inizio degli anni Cinquanta e la fine dei Settanta. In quel trentennio scattò foto – per lo più in b/n (con la fotocamera Rolleiflex) e in minima parte a colori (con la Leica) – che la collocano tra i maestri della Street Photography americana contemporanea.
L’ambiente urbano, le ruvide scene di vita cittadina, lo sferragliare dei tram, le trasformazioni edilizie, sono i soggetti preferiti da Vivian Maier: le sue immagini hanno pertanto valore documentario per i mutamenti di una città. Le vere protagoniste sono però le persone che le capitavano sotto gli occhi. Gente comune, ripresa mentre svolge attività quotidiane: automobilisti fermi sul ciglio della strada, pendolari con il quotidiano sottobraccio come compagno, silenti bambini ai giardinetti, passanti che camminano senza sfiorarsi: volti e attimi di vita catturati, mentre la solitudine accomuna tutti – indigenti e benestanti – nel medesimo sentimento.
La solitudine della metropoli è la peggiore. Vivian Maier cammina da sola per strada e usa lo zoom della fotocamera per avvicinarsi agli altri. Chi la conobbe testimonia che ebbe una vita sociale ridotta all’osso. Usava fare autoscatti. Talvolta riprende il viso, altre volte la sua ombra, come in quella foto in cui la sua sagoma sottile, proiettata sulla ghiaia di un viale autunnale, all’altezza del cuore ha foglie secche: una parvenza più reale del vero.
L’aria di mistero che lei stessa coltivò (sono oscuri i contorni del suo lungo viaggio nel vicino ed estremo oriente) ha accresciuto la sua fama. A lei sono stati dedicati libri, servizi giornalistici, documentari e, ovviamente, mostre fotografiche. In quella di Catania sono esposti autoscatti che ci rivelano il suo aspetto: la vediamo segaligna, vestita con severi abiti di taglio maschile, spesso con il cappello, poco sorridente, lo sguardo un po’ perso e i capelli in perenne litigio con il parrucchiere. Non era certamente una donna che seguiva i canoni di bellezza della suo tempo, ma l’attualità la incuriosiva, come dimostra il taglio giornalistico delle riprese in super 8 (proiettate in mostra).
Vivian Maier è divenuta un caso mediatico. Lei, così riservata, ha ottenuto un riconoscimento postumo conclamato, che ha indotto gli analisti a indagare ogni aspetto della sua vita; persino l’albero genealogico della sua famiglia è stato ricostruito, alla ricerca del quid che l’ha resa un’artista speciale. Ma lei forse non si considerava tale, quando scriveva: ”Dobbiamo lasciare spazio a coloro che verranno dopo di noi. E’ una ruota: si sale e si arriva fino alla fine, poi qualcuno prende il tuo posto e qualcun altro ancora il posto di chi lo ha preceduto e così via. Non c’è niente di nuovo sotto il sole”.
La mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”, curata da Anne Morin con Alessandra Mauro – organizzata dal Gruppo Arthemisia, Contrasto e diChroma Photography, con il patrocinio del Comune di Catania – è aperta ogni giorno dalle ore 10 alle 20. La biglietteria chiude un’ora prima. Ingresso 11 euro, con possibilità di riduzioni. Catalogo, con un testo di Geoff Dyar, a cura di John Maloof.

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